Sono reati capitali: omicidio, rapina, stregoneria,...
Sono reati capitali: omicidio, rapina, stregoneria, crimini contro lo stato, crimini contro l'umanità
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Sono reati capitali: omicidio, rapina, stregoneria, crimini contro lo stato, crimini contro l’umanità.
Dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1962, il paese è stato a più teatro di scontri tra il gruppo etnico maggioritario degli Hutu e la minoranza dei Tutsi tradizionalmente al potere. Una guerra civile scoppiata nel 1990, è culminata nell’aprile del 1994 con il genocidio di circa 800.000 tutsi e hutu moderati. Il massacro, lanciato da estremisti Hutu dopo la morte sospetta in un incidente aereo del loro Presidente, il Generale Juvenal Habyarimana, è terminato solo dopo l’intervento dei ribelli del Fronte Patriottico Ruandese che nel luglio dello stesso anno ha rovesciato il regime degli Hutu, i quali hanno abbandonato in massa il paese per paura della vendetta Tutsi.
Il 25 agosto 2003, con le prime elezioni a cui abbiano partecipato più candidati, Paul Kagame è stato eletto Presidente per un mandato di sette anni. A settembre dello stesso anno, il Fronte Patriottico Ruandese, il partito di Kagame, ha conquistato la maggioranza dei seggi alle elezioni legislative.
Dal 1996 la legge ruandese ha diviso le persone implicate nel genocidio del 1994 in quattro categorie diverse secondo la gravità del crimine. Dal 1997 al giugno 2002, le corti hanno processato 7.211 persone, rilasciandone 1.386 e condannandone a morte 689, di cui 22 sono state giustiziate nel 1998. Nel corso della prima metà del 2002, le corti ordinarie hanno processato solo 757 persone per genocidio.
Secondo AI, 18 persone sono state condannate a morte nel 2003 per la loro partecipazione al genocidio del 1994.
Per sveltire i processi giudiziari, nel marzo 2001, è stato introdotto un sistema giuridico tradizionale, denominato Gacaca, ovvero corti locali diffuse in tutto il paese che si ispirano a principi di riconciliazione. I 250.000 giudici che operano in queste corti sono stati eletti nell’ottobre 2001 e il sistema è diventato operativo dal giugno 2002.
La pena più alta che le corti locali possono comminare è l’ergastolo. Gli imputati che avevano dai 14 ai 18 anni al tempo del reato sono condannati a una pena che è la metà di quella nei confronti delle persone adulte, mentre i minori di 14 anni sono di solito lasciati liberi.
Secondo una stima del Comitato Internazionale della Croce Rossa stima, all’inizio del 2005 erano ancora ammucchiate nelle prigioni circa 89.000 persone. Nel 2004 ne erano state rilasciate 23.000.
Secondo l’ufficio del procuratore di stato, per i fatti relativi al genocidio del 1994, ad oggi, sono state eseguite 23 condanne a morte, le ultime avvenute nel 1998.
In alternativa alla giurisdizione nazionale, le persone sospette di genocidio e di crimini contro l’umanità possono essere giudicate anche dal Tribunale Penale Internazionale appositamente istituito dall’ONU ad Arusha in Tanzania. Questo tribunale esclude il ricorso alla pena di morte.
Dopo l’indipendenza dal Belgio nel 1962, il paese è stato a più teatro di scontri tra il gruppo etnico maggioritario degli Hutu e la minoranza dei Tutsi tradizionalmente al potere. Una guerra civile scoppiata nel 1990, è culminata nell’aprile del 1994 con il genocidio di circa 800.000 tutsi e hutu moderati. Il massacro, lanciato da estremisti Hutu dopo la morte sospetta in un incidente aereo del loro Presidente, il Generale Juvenal Habyarimana, è terminato solo dopo l’intervento dei ribelli del Fronte Patriottico Ruandese che nel luglio dello stesso anno ha rovesciato il regime degli Hutu, i quali hanno abbandonato in massa il paese per paura della vendetta Tutsi.
Il 25 agosto 2003, con le prime elezioni a cui abbiano partecipato più candidati, Paul Kagame è stato eletto Presidente per un mandato di sette anni. A settembre dello stesso anno, il Fronte Patriottico Ruandese, il partito di Kagame, ha conquistato la maggioranza dei seggi alle elezioni legislative.
Dal 1996 la legge ruandese ha diviso le persone implicate nel genocidio del 1994 in quattro categorie diverse secondo la gravità del crimine. Dal 1997 al giugno 2002, le corti hanno processato 7.211 persone, rilasciandone 1.386 e condannandone a morte 689, di cui 22 sono state giustiziate nel 1998. Nel corso della prima metà del 2002, le corti ordinarie hanno processato solo 757 persone per genocidio.
Secondo AI, 18 persone sono state condannate a morte nel 2003 per la loro partecipazione al genocidio del 1994.
Per sveltire i processi giudiziari, nel marzo 2001, è stato introdotto un sistema giuridico tradizionale, denominato Gacaca, ovvero corti locali diffuse in tutto il paese che si ispirano a principi di riconciliazione. I 250.000 giudici che operano in queste corti sono stati eletti nell’ottobre 2001 e il sistema è diventato operativo dal giugno 2002.
La pena più alta che le corti locali possono comminare è l’ergastolo. Gli imputati che avevano dai 14 ai 18 anni al tempo del reato sono condannati a una pena che è la metà di quella nei confronti delle persone adulte, mentre i minori di 14 anni sono di solito lasciati liberi.
Secondo una stima del Comitato Internazionale della Croce Rossa stima, all’inizio del 2005 erano ancora ammucchiate nelle prigioni circa 89.000 persone. Nel 2004 ne erano state rilasciate 23.000.
Secondo l’ufficio del procuratore di stato, per i fatti relativi al genocidio del 1994, ad oggi, sono state eseguite 23 condanne a morte, le ultime avvenute nel 1998.
In alternativa alla giurisdizione nazionale, le persone sospette di genocidio e di crimini contro l’umanità possono essere giudicate anche dal Tribunale Penale Internazionale appositamente istituito dall’ONU ad Arusha in Tanzania. Questo tribunale esclude il ricorso alla pena di morte.
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