Sono reati capitali l'omicidio, l'aver causato l'esecuzione...
Sono reati capitali l'omicidio, l'aver causato l'esecuzione di un innocente mediante falsa testimonianza, reati contro lo stato, traffico di armi, reati economici e di droga
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Sono reati capitali l’omicidio, l’aver causato l’esecuzione di un innocente mediante falsa testimonianza, reati contro lo stato, traffico di armi, reati economici e di droga.
La prima impiccagione nell’isola è avvenuta nella prigione di Welikada l’11 febbraio 1884, quando lo Sri Lanka era una colonia britannica conosciuta come Ceylon. Da allora sono state giustiziate 1.868 persone.
L’ultima esecuzione è avvenuta circa vent’anni dopo l’indipendenza, il 23 giugno 1976, quando fu giustiziato Jayasinghe Chandradasa, 27 anni, per omicidio. Da allora sono state emesse altre condanne a morte, che però sono state automaticamente commutate in ergastolo dal Presidente.
L’attuale leadership del paese è divisa sull'uso della pena capitale. La Presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, ritiene che la Costituzione del paese garantisca il diritto alla vita e che perciò lo stato non abbia alcun diritto di giustiziare. Il governo guidato dal suo avversario politico, il Primo Ministro Ranil Wickremesinghe, vorrebbe invece riapplicare la pena di morte nel tentativo di frenare la criminalità in aumento.
L’Ufficio della Presidente dello Sri lanka, Chandrika Kumaratunga, aveva annunciato il 20 novembre 2004, la riattivazione nel Paese della pena capitale per i reati di omicidio, stupro e traffico di droga, ma nessuna esecuzione ha poi avuto luogo. Il Ministro della Giustizia K.C. Kamalasabeysan ha chiesto alla Presidente di autorizzare la ripresa delle esecuzioni dei condannati a morte. Il Ministro si riferiva in particolare al caso della cittadina indiana Rita John e al massacro di Hokandara nel quale sei membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi.
Nel luglio 2005, il Commissario generale delle prigioni ha detto che sono circa 100 i condannati a morte nel paese.
Il 18 dicembre 2007 Sri Lanka ha votato in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La prima impiccagione nell’isola è avvenuta nella prigione di Welikada l’11 febbraio 1884, quando lo Sri Lanka era una colonia britannica conosciuta come Ceylon. Da allora sono state giustiziate 1.868 persone.
L’ultima esecuzione è avvenuta circa vent’anni dopo l’indipendenza, il 23 giugno 1976, quando fu giustiziato Jayasinghe Chandradasa, 27 anni, per omicidio. Da allora sono state emesse altre condanne a morte, che però sono state automaticamente commutate in ergastolo dal Presidente.
L’attuale leadership del paese è divisa sull'uso della pena capitale. La Presidente dello Sri Lanka, Chandrika Kumaratunga, ritiene che la Costituzione del paese garantisca il diritto alla vita e che perciò lo stato non abbia alcun diritto di giustiziare. Il governo guidato dal suo avversario politico, il Primo Ministro Ranil Wickremesinghe, vorrebbe invece riapplicare la pena di morte nel tentativo di frenare la criminalità in aumento.
L’Ufficio della Presidente dello Sri lanka, Chandrika Kumaratunga, aveva annunciato il 20 novembre 2004, la riattivazione nel Paese della pena capitale per i reati di omicidio, stupro e traffico di droga, ma nessuna esecuzione ha poi avuto luogo. Il Ministro della Giustizia K.C. Kamalasabeysan ha chiesto alla Presidente di autorizzare la ripresa delle esecuzioni dei condannati a morte. Il Ministro si riferiva in particolare al caso della cittadina indiana Rita John e al massacro di Hokandara nel quale sei membri di una stessa famiglia sono rimasti uccisi.
Nel luglio 2005, il Commissario generale delle prigioni ha detto che sono circa 100 i condannati a morte nel paese.
Il 18 dicembre 2007 Sri Lanka ha votato in favore della risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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