SINGAPORE. IL GOVERNO NEGA AD ATTIVISTA DI AMNESTY LA POSSIBILITA’ DI PARLARE CONTRO LA PENA CAPITALE
Singapore ha negato a un funzionario di Amnesty International l’autorizzazione a parlare in occasione di un forum sulla pena di morte.
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Singapore ha negato a un funzionario di Amnesty International l’autorizzazione a parlare in occasione di un forum sulla pena di morte. A Tim Parritt, esperto di Amnesty International sul sud-est asiatico, è stato negato il permesso di tenere un discorso durante una conferenza organizzata da leader dell’opposizione e da attivisti per i diritti umani. Amnesty, che cerca di ottenere l’abolizione globale della pena di morte, aveva aspramente criticato Singapore. In un rapporto di gennaio 2004 sosteneva che le esecuzioni a Singapore avvenivano in numero “spaventosamente alto” e “avvolte nel mistero”, ed esortava il Paese ad abolire la pena capitale approvando la moratoria di tutte le esecuzioni e commutando tutte le sentenze di morte all’ergastolo.
Rivelava che a Singapore dal 1991 erano state impiccate circa 400 persone, soprattutto per traffico di droga; probabilmente il tasso di esecuzioni più alto del mondo relativamente al numero di abitanti, considerando la popolazione di soli 4,2 milioni di persone della ricca isola asiatica.
Il rapporto aveva generato una risposta astiosa dal Governo, che negava che la maggior parte degli impiccati fosse composta da stranieri indigenti, come invece sosteneva Amnesty, fornendo dati secondo cui il 64% dei prigionieri giustiziati dal 1993 al 2003 erano cittadini di Singapore.
Secondo le leggi di Singapore uno straniero deve ottenere l’autorizzazione per poter parlare in pubblico, indicazione che la libertà di parola è una questione delicata nel Paese. La polizia approva raramente richieste di manifestazioni. Riunioni non autorizzate di più di 4 persone sono illegali.
"La richiesta per Timothy Brian Parritt è stata ricevuta il 7 aprile 2005. Dopo accurata considerazione, le Autorità dell’immigrazione e dei checkpoint hanno deciso di respingerla,” ha detto la portavoce dell’Autorità Lim Jing Jing.
"Nell’estremo tentativo di mantenere la questione nell’ombra, il Governo di Singapore ora ha negato a Parritt, cittadino britannico, l’opportunità di parlare e di coinvolgere gli abitanti di Singapore in un dibattito aperto su questo problema di vita o di morte,” ha affermato in una dichiarazione il Presidente di Open Singapore Centre, Chee Soon Juan.
Rivelava che a Singapore dal 1991 erano state impiccate circa 400 persone, soprattutto per traffico di droga; probabilmente il tasso di esecuzioni più alto del mondo relativamente al numero di abitanti, considerando la popolazione di soli 4,2 milioni di persone della ricca isola asiatica.
Il rapporto aveva generato una risposta astiosa dal Governo, che negava che la maggior parte degli impiccati fosse composta da stranieri indigenti, come invece sosteneva Amnesty, fornendo dati secondo cui il 64% dei prigionieri giustiziati dal 1993 al 2003 erano cittadini di Singapore.
Secondo le leggi di Singapore uno straniero deve ottenere l’autorizzazione per poter parlare in pubblico, indicazione che la libertà di parola è una questione delicata nel Paese. La polizia approva raramente richieste di manifestazioni. Riunioni non autorizzate di più di 4 persone sono illegali.
"La richiesta per Timothy Brian Parritt è stata ricevuta il 7 aprile 2005. Dopo accurata considerazione, le Autorità dell’immigrazione e dei checkpoint hanno deciso di respingerla,” ha detto la portavoce dell’Autorità Lim Jing Jing.
"Nell’estremo tentativo di mantenere la questione nell’ombra, il Governo di Singapore ora ha negato a Parritt, cittadino britannico, l’opportunità di parlare e di coinvolgere gli abitanti di Singapore in un dibattito aperto su questo problema di vita o di morte,” ha affermato in una dichiarazione il Presidente di Open Singapore Centre, Chee Soon Juan.
— FONTI
- (Fonti: Reuters News, 15/04/2005)
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