Sakae Menda, un uomo liberato dal braccio della morte più di 24 anni fa in Giappone...
Sakae Menda, un uomo liberato dal braccio della morte più di 24 anni fa in Giappone...
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Sakae Menda, un uomo liberato dal braccio della morte più di 24 anni fa in Giappone, ha invitato gli stati membri delle Nazioni Unite a porre fine alla pena di morte. “Credo fermamente nell’abolizione della pena capitale a causa del pericolo di poter accusare degli innocenti”. Ora 82enne, Menda ha ricordato l’orrore di quando è stato accusato di omicidio e del ferimento di una famiglia di 4 persone nel 1948. Non solo è stato costretto a confessare ma in tribunale, la prova chiave che sosteneva il suo alibi è stata ignorata e fu ascoltata invece una falsa testimonianza. Inoltre non ha avuto una adeguata assistenza legale.
Menda ha spiegato la tortura quotidiana di vivere nel terrore che “ tu possa essere giustiziato ogni giorno, in qualunque momento” poiché il Giappone non informa i detenuti su quando saranno giustiziati se non la mattina stessa dell’esecuzione.
Finalmente, dopo aver presentato sei petizioni per un nuovo processo e dopo aver passato 30 anni in carcere, Menda è stato liberato il 15 luglio 1983, ma ha visto almeno 56 compagni detenuti andare al patibolo ed è convinto che alcuni di loro siano stati condannati ingiustamente.
“Essere nel braccio della morte disumanizza e ha un impatto psicologico enorme su una persona”, ha concluso Menda. “E’ una pena terribile da infliggere a chiunque, ed è ancora più devastante per un innocente”.
Menda ha spiegato la tortura quotidiana di vivere nel terrore che “ tu possa essere giustiziato ogni giorno, in qualunque momento” poiché il Giappone non informa i detenuti su quando saranno giustiziati se non la mattina stessa dell’esecuzione.
Finalmente, dopo aver presentato sei petizioni per un nuovo processo e dopo aver passato 30 anni in carcere, Menda è stato liberato il 15 luglio 1983, ma ha visto almeno 56 compagni detenuti andare al patibolo ed è convinto che alcuni di loro siano stati condannati ingiustamente.
“Essere nel braccio della morte disumanizza e ha un impatto psicologico enorme su una persona”, ha concluso Menda. “E’ una pena terribile da infliggere a chiunque, ed è ancora più devastante per un innocente”.
— FONTI
- (Fonti: Kyodo News, 17/10/2007)
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