Reza Khan è stato condannato a morte
Reza Khan, un afghano accusato di aver ucciso quattro giornalisti nel 2001, è stato giudicato colpevole e condannato a morte
3 MIN DI LETTURA
Reza Khan, un afghano accusato di aver ucciso quattro giornalisti nel 2001, è stato giudicato colpevole e condannato a morte dopo che ha dichiarato che la sua banda agiva agli ordini di un importante comandante talebano.
Khan, 29 anni, è stato inoltre giudicato colpevole dal Tribunale di Sicurezza Nazionale di aver stuprato una donna italiana che faceva parte del gruppo di giornalisti, ed è stato condannato a 15 anni di carcere per questo crimine.
Khan è stato giudicato colpevole anche dell'accusa di aver ucciso sua moglie e di aver preso in ostaggio un autobus e di aver tagliato le orecchie e il naso a quattro passeggeri.
"I crimini sono provati e non vi è alcun dubbio a riguardo", ha detto il giudice Abudl Baset Bakhtari alla corte.
Khan è rimasto impassibile alla lettura del verdetto.
I quattro giornalisti, tra cui vi erano il cameraman Harry Burton e il fotografo afghano Azizullah Haidari della Reuters, entrambi 33enni, sono stati uccisi il 19 novembre 2001 a Tangi Abrishum, a circa 90 km a est di Kabul.
Lo spagnolo Julio Fuentes del quotidiano El Mundo e l'italiana Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera sono le altre due vittime.
I giornalisti sono stati fermati sulla strada che proviene dal Pakistan da un commando composto da circa 12 uomini armati mentre cercavano di raggiungere Kabul qualche giorno dopo che i talebani sconfitti avevano lasciato la città.
Prima dell'udienza, Khan ha detto che aveva sparato all'afghano che era insieme ai giornalisti su ordine del comandante talebano locale Mohammad Agha, dicendo che sarebbe stato ucciso se non avesse obbedito. "Ho sparato due colpi dal mio fucile e ho ucciso l'afghano", ha detto.
Prima della condanna, davanti alla corte egli aveva ammesso l'omicidio della moglie e l'assalto all'autobus, ma aveva negato di aver sparato ai giornalisti e di aver stuprato la donna.
"Sono stato costretto ad andare là e mi dispiace molto per quello che è successo agli stranieri e ai locali", ha detto. "Chiedo la grazia perché sono stato costretto ad andare da Mohammad Agha".
Khan ha detto alla corte che dopo che i giornalisti sono stati catturati, Mohammad Agha ha parlato al telefono satellitare con un alto comandante talebano, il Fratello Mullah, che gli ha ordinato di ucciderli.
Il Fratello Mullah è uno dei due assistenti del leader talebano Mullah Mohammed Omar.
Khan ha detto che i giornalisti sono stati messi in fila con le mani legate e che Mohammad Agha ha sparato prima alla donna, circa un'ora o un'ora e mezza dopo che i 4 erano stati fermati, e poi agli altri."Lui (Agha) ha detto: 'stiamo combattendo una jihad (guerra santa)' e ha aperto il fuoco", ha detto Khan, aggiungendo che Haidari aveva chiesto ad Agha di non ucciderlo, perché lui era solo un giornalista, e oltretutto afghano.
Riguardo alla mutilazione dei passeggeri dell'autobus, Khan ha detto che Agha aveva ordinato che gli uomini che non portavano la barba subissero questa punizione, per far vedere che "c'erano ancora dei talebani in giro".
Khan, 29 anni, è stato inoltre giudicato colpevole dal Tribunale di Sicurezza Nazionale di aver stuprato una donna italiana che faceva parte del gruppo di giornalisti, ed è stato condannato a 15 anni di carcere per questo crimine.
Khan è stato giudicato colpevole anche dell'accusa di aver ucciso sua moglie e di aver preso in ostaggio un autobus e di aver tagliato le orecchie e il naso a quattro passeggeri.
"I crimini sono provati e non vi è alcun dubbio a riguardo", ha detto il giudice Abudl Baset Bakhtari alla corte.
Khan è rimasto impassibile alla lettura del verdetto.
I quattro giornalisti, tra cui vi erano il cameraman Harry Burton e il fotografo afghano Azizullah Haidari della Reuters, entrambi 33enni, sono stati uccisi il 19 novembre 2001 a Tangi Abrishum, a circa 90 km a est di Kabul.
Lo spagnolo Julio Fuentes del quotidiano El Mundo e l'italiana Maria Grazia Cutuli del Corriere della Sera sono le altre due vittime.
I giornalisti sono stati fermati sulla strada che proviene dal Pakistan da un commando composto da circa 12 uomini armati mentre cercavano di raggiungere Kabul qualche giorno dopo che i talebani sconfitti avevano lasciato la città.
Prima dell'udienza, Khan ha detto che aveva sparato all'afghano che era insieme ai giornalisti su ordine del comandante talebano locale Mohammad Agha, dicendo che sarebbe stato ucciso se non avesse obbedito. "Ho sparato due colpi dal mio fucile e ho ucciso l'afghano", ha detto.
Prima della condanna, davanti alla corte egli aveva ammesso l'omicidio della moglie e l'assalto all'autobus, ma aveva negato di aver sparato ai giornalisti e di aver stuprato la donna.
"Sono stato costretto ad andare là e mi dispiace molto per quello che è successo agli stranieri e ai locali", ha detto. "Chiedo la grazia perché sono stato costretto ad andare da Mohammad Agha".
Khan ha detto alla corte che dopo che i giornalisti sono stati catturati, Mohammad Agha ha parlato al telefono satellitare con un alto comandante talebano, il Fratello Mullah, che gli ha ordinato di ucciderli.
Il Fratello Mullah è uno dei due assistenti del leader talebano Mullah Mohammed Omar.
Khan ha detto che i giornalisti sono stati messi in fila con le mani legate e che Mohammad Agha ha sparato prima alla donna, circa un'ora o un'ora e mezza dopo che i 4 erano stati fermati, e poi agli altri."Lui (Agha) ha detto: 'stiamo combattendo una jihad (guerra santa)' e ha aperto il fuoco", ha detto Khan, aggiungendo che Haidari aveva chiesto ad Agha di non ucciderlo, perché lui era solo un giornalista, e oltretutto afghano.
Riguardo alla mutilazione dei passeggeri dell'autobus, Khan ha detto che Agha aveva ordinato che gli uomini che non portavano la barba subissero questa punizione, per far vedere che "c'erano ancora dei talebani in giro".
— FONTI
- (Fonti: Reuters, 20/11/2004)
CONTINUA A LEGGERE
TUTTE LE NOTIZIE · PENA DI MORTE Sullo stesso fronte

PENA DI MORTE29 GIUGNO 2026
USA - Premiati i migliori studi legali che hanno difeso “pro bono”

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
INDIA: DUE CONDANNE A MORTE COMMUTATE IN 30 ANNI DI CARCERE

PENA DI MORTE28 GIUGNO 2026
USA - Florida. Ex direttore di prigione esorta il personale penitenziario a non partecipare alle esecuzioni

PENA DI MORTE27 GIUGNO 2026
LETTERE DALL’INFERNO A SUOR GERVASIA, LA RINASCITA DI DOMENICO PAPALIA

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
IRAN - Issa Rahmani impiccato a Zahedan il 21 giugno

PENA DI MORTE26 GIUGNO 2026
