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SAN KITTS E NEVIS

quattro persone hanno avuto la commutazione delle loro condanne a morte

quattro persone hanno avuto la commutazione delle loro condanne a morte

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quattro persone hanno avuto la commutazione delle loro condanne a morte grazie ad una sentenza della Corte d’Appello caraibica orientale. La condanna di Sheldon Isaacos è stata annullata poiché la Corte ha concluso che egli era incapace di sostenere un processo a causa di gravi danni cerebrali. Le condanne a morte sono state commutate in ergastolo per Romeo Cannonier, Reudeney Williams e Louis Gardeneros. Questa sentenza è stata il risultato di un ricorso d’urgenza presentato dall’ONG “The death penalty project” a nome dei quattro condannati che erano a rischio imminente di esecuzione. La Corte ha disposto una sospensione delle esecuzioni e a causa delle preoccupazioni circa la loro salute mentale, uno psicologo e uno psichiatra forense sono stati incaricati di recarsi a St. Kitts per esaminare i ricorrenti al fine di ottenere nuove prove mediche. La Corte di giustizia caraibica orientale ha ammesso le nuove prove mediche e ha rinviato la causa alla Corte d'appello di St Kitts per una nuova udienza.
Criticamente, la Corte d'appello ha rilevato che la disposizione che imponeva un limite di tempo di 14 giorni per proporre ricorso in casi di pena capitale era incostituzionale in quanto stabiliva una limitazione arbitraria al diritto dei ricorrenti a presentare ricorso e violava il loro diritto di accesso alla Corte d'Appello affinchè fossero riviste le condanne a morte. La Corte ha stabilito che la disposizione deve essere interpretata in modo tale da prevedere un limite di tempo discrezionale, con il potere di estendere tale termine in tutti i casi. Come diretta conseguenza di questa sentenza i detenuti condannati alla pena di morte a St Kitts e Nevis in futuro saranno in grado di perseguire tutti i ricorsi interni senza essere sottoposti a questa limitazione. Questa sentenza avrà un impatto di altri paesi, in cui simili termini ingiusti continuano ad esistere in casi capitali. La sentenza ribadisce inoltre il principio che lo Stato non può condannare a morte o giustiziare una persona che abbia una significativa compromissione mentale.
FONTI
  • (Fonti: “The death penalty project”)