ONU. RAPPORTO DI BAN KI-MOON SULLA PENA DI MORTE
è stato reso pubblico il Rapporto sulla pena di morte del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Uno dei punti della risoluzione sulla moratoria della pena di morte, votata a dicembre 2007 in Assemblea Generale, chiedeva infatti a Ban Ki-Moon di
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è stato reso pubblico il Rapporto sulla pena di morte del Segretario Generale delle Nazioni Unite. Uno dei punti della risoluzione sulla moratoria della pena di morte, votata a dicembre 2007 in Assemblea Generale, chiedeva infatti a Ban Ki-Moon di riferire sulla questione.
Il Rapporto monitora il rispetto dei diritti dei condannati a morte a partire dai trattati internazionali sui diritti umani e dalle linee-guida stabilite dal Consiglio Economico e Sociale del 1984.
Basandosi sui contributi di Stati Membri, il Rapporto esamina sia le motivazioni per stabilire una moratoria o abolire la pena di morte, sia le ragioni per mantenere la pena capitale.
Il Rapporto include dati statistici aggiornati sull’uso della pena capitale nel mondo e sviluppi importanti, tra cui le moratorie stabilite, a partire dalla 62a sessione dell’Assemblea Generale.
Il Rapporto conferma il trend globale verso l’abolizione della pena di morte, il ruolo importante svolto dalle moratorie negli Stati che cercano di abolire la pena capitale e la possibilità di ulteriore impegno sulla questione.
Nelle sue conclusioni il Rapporto conferma il proseguire del solido e radicato trend globale relativo all’abolizione della pena di morte, come già rilevato in precedenti rapporti del Segretario Generale al Consiglio Economico e Sociale e al Consiglio sui Diritti Umani.
Il contributo di Stati al Rapporto suggerisce che l’introduzione di una moratoria sull’uso della pena di morte sia un passaggio chiave verso la definitiva abolizione legale di questa pratica.
Per quanto riguarda gli Stati che mantengono la pena capitale, il Rapporto sostiene che gli standard a tutela dei diritti dei condannati a morte siano di cruciale importanza per assicurare che la pena sia attuata nel rispetto degli obblighi internazioni degli Stati.
Pur persistendo una differenza tra gli Stati Membri circa l’appropriatezza della pena di morte, le informazioni presenti nel Rapporto suggeriscono che ulteriore lavoro possa essere utilmente svolto su specifiche restrizioni all’uso della pena di morte, come il divieto di esecuzione per specifici gruppi di individui o la proibizione di tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, disumane e degradanti, nell’applicazione della pena capitale, incluse le condizioni di detenzione nei bracci della morte.
Il Rapporto monitora il rispetto dei diritti dei condannati a morte a partire dai trattati internazionali sui diritti umani e dalle linee-guida stabilite dal Consiglio Economico e Sociale del 1984.
Basandosi sui contributi di Stati Membri, il Rapporto esamina sia le motivazioni per stabilire una moratoria o abolire la pena di morte, sia le ragioni per mantenere la pena capitale.
Il Rapporto include dati statistici aggiornati sull’uso della pena capitale nel mondo e sviluppi importanti, tra cui le moratorie stabilite, a partire dalla 62a sessione dell’Assemblea Generale.
Il Rapporto conferma il trend globale verso l’abolizione della pena di morte, il ruolo importante svolto dalle moratorie negli Stati che cercano di abolire la pena capitale e la possibilità di ulteriore impegno sulla questione.
Nelle sue conclusioni il Rapporto conferma il proseguire del solido e radicato trend globale relativo all’abolizione della pena di morte, come già rilevato in precedenti rapporti del Segretario Generale al Consiglio Economico e Sociale e al Consiglio sui Diritti Umani.
Il contributo di Stati al Rapporto suggerisce che l’introduzione di una moratoria sull’uso della pena di morte sia un passaggio chiave verso la definitiva abolizione legale di questa pratica.
Per quanto riguarda gli Stati che mantengono la pena capitale, il Rapporto sostiene che gli standard a tutela dei diritti dei condannati a morte siano di cruciale importanza per assicurare che la pena sia attuata nel rispetto degli obblighi internazioni degli Stati.
Pur persistendo una differenza tra gli Stati Membri circa l’appropriatezza della pena di morte, le informazioni presenti nel Rapporto suggeriscono che ulteriore lavoro possa essere utilmente svolto su specifiche restrizioni all’uso della pena di morte, come il divieto di esecuzione per specifici gruppi di individui o la proibizione di tortura ed altri trattamenti o punizioni crudeli, disumane e degradanti, nell’applicazione della pena capitale, incluse le condizioni di detenzione nei bracci della morte.
— FONTI
- (Fonti: Nazioni Unite, 15/09/2008)
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