NESSUNO TOCCHI CAINO CHIEDE INTERVENTO DEL GOVERNO ITALIANO SU CASO DJALALI
In una lettera aperta rivolta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro degli Esteri Angelino Alfano, i dirigenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti (Segretario e Tesoriere) chiedono al Governo
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In una lettera aperta rivolta al Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni e al Ministro degli Esteri Angelino Alfano, i dirigenti dell’associazione Nessuno tocchi Caino Sergio D’Elia ed Elisabetta Zamparutti (Segretario e Tesoriere) chiedono al Governo italiano di intervenire sul caso del ricercatore iraniano Ahmad Reza Djalai.
Nella lettera, i dirigenti radicali ricordano di avere, in questi anni di rafforzamento delle relazioni tra il nostro Paese e quel regime, sempre portato a conoscenza del Governo i dati sul numero delle esecuzioni e richiamano il terrificante ritmo a cui ha ripreso a lavorare, dopo il rallentamento del 2016, il boia in Iran con almeno 87 persone giustiziate, minorenni al momento del fatto compresi, in questo primo mese di gennaio del 2017.
Nel chiedere l’intervento del Governo italiano sul caso di Ahmad Reza Djalali, un medico ricercatore 45enne iraniano che è a rischio di imminente esecuzione in Iran, con l’accusa di collaborazione con Paesi nemici e che ha lavorato anche nel nostro Paese, D’Elia e Zamparutti scrivono: “Noi pensiamo, con il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, impegnato oggi per una comune transizione verso la piena affermazione dello Stato di Diritto, che casi come quello di Ahmad Reza Djalali, che non è un caso isolato, sia di grande attualità politica perché riguarda i diritti umani fondamentali, riguarda il diritto alla libertà della e nella cultura, riguarda insomma gli antidoti ai totalitarismi nelle loro forme contemporanee ed i loro continui e sempre più oppressivi tentativi egemonici.”
Nella lettera, i dirigenti radicali ricordano di avere, in questi anni di rafforzamento delle relazioni tra il nostro Paese e quel regime, sempre portato a conoscenza del Governo i dati sul numero delle esecuzioni e richiamano il terrificante ritmo a cui ha ripreso a lavorare, dopo il rallentamento del 2016, il boia in Iran con almeno 87 persone giustiziate, minorenni al momento del fatto compresi, in questo primo mese di gennaio del 2017.
Nel chiedere l’intervento del Governo italiano sul caso di Ahmad Reza Djalali, un medico ricercatore 45enne iraniano che è a rischio di imminente esecuzione in Iran, con l’accusa di collaborazione con Paesi nemici e che ha lavorato anche nel nostro Paese, D’Elia e Zamparutti scrivono: “Noi pensiamo, con il Partito Radicale Nonviolento, Transnazionale e Transpartito, impegnato oggi per una comune transizione verso la piena affermazione dello Stato di Diritto, che casi come quello di Ahmad Reza Djalali, che non è un caso isolato, sia di grande attualità politica perché riguarda i diritti umani fondamentali, riguarda il diritto alla libertà della e nella cultura, riguarda insomma gli antidoti ai totalitarismi nelle loro forme contemporanee ed i loro continui e sempre più oppressivi tentativi egemonici.”
— FONTI
- (Fonti: NtC, 06/02/2017)
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