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CINA·PENA DI MORTE·1 GENNAIO 1999·1 MIN DI LETTURA

Nell'estate del 1998 Pechino ha lanciato una campagna...

Nell'estate del 1998 Pechino ha lanciato una campagna nazionale contro il contrabbando

Nell'estate del 1998 Pechino ha lanciato una campagna nazionale contro il contrabbando. Come prima cosa ha ordinato all'esercito, alle polizie e alle preposte strutture burocratiche di sottoporsi a più attenti controlli da parte del governo centrale. All'inizio del 1999 è stata creata una task-force di 6000 uomini specializzata nella repressione del contrabbando. Particolare attenzione ha sollevato la situazione dello stato del Xinjiang. Nel Xinjiang, una regione che confina con l'Afganistan, il Pakistan e 3 delle ex repubbliche sovietiche, la popolazione complessiva è di circa 17 milioni di persone, ed è composta al 48% da un gruppo etnico di lingua turca, gli Uighur. Questa percentuale sta calando sotto la spinta dell'immigrazione di cinesi provenienti dalla regione di Han, che ormai costituiscono il 38% della popolazione. Il contrasto tra i due gruppi etnici, e il formarsi, dalla metà degli anni '90, di gruppi indipendentisti Uighur che propugnano la creazione di un Turkestan Orientale, ha dato il via a disordini, scontri di piazza, attentati e assassini politici. Nel gennaio 1999 la Cina ha inviato 1000 uomini di rinforzo nella regione, e ha avviato una campagna contro la violenza a sfondo religioso. Tra il 1990 e il 1998 si calcola che in Cina siano state emesse circa 25.400 condanne a morte, e ne siano state eseguite 16.600. Secondo Amnesty International in Cina vengono giustiziate più persone che in tutto il resto del mondo messo insieme. I dati semiufficiali per il 1999 parlano di 1.077 esecuzioni, ma vi è motivo di ritenere che questi dati siano molto inferiori alla realtà. Molte condanne a morte in Cina giungono al termine di processi manifestamente iniqui.