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TAIWAN

Nel novembre del 1997 il Parlamento ha deciso di comminare...

Nel novembre del 1997 il Parlamento ha deciso di comminare la pena di morte per i criminali trovati in possesso di un'arma, indurendo la già rigida legislazione sulle armi in seguito al clamore pubblico suscitato dalla violenza dei crimini

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Nel novembre del 1997 il Parlamento ha deciso di comminare la pena di morte per i criminali trovati in possesso di un'arma, indurendo la già rigida legislazione sulle armi in seguito al clamore pubblico suscitato dalla violenza dei crimini. La pena di morte a Taiwan è prevista per una vasta gamma di reati ed è automatica per 65 di essi. La Legge per il Controllo e la Punizione del Banditismo - comunemente detta la "Legge sui banditi" - prevede la pena di morte automatica per un singolare insieme di reati, che includono "l'organizzazione di gruppi, sulle montagne o nelle paludi, al fine di resistere all'autorità dei funzionari governativi" e "l'occupazione con la forza di palazzi governativi, città, villaggi, ferrovie o basi militari" al pari dell'assassinio, il furto e lo stupro. In tutto, la "Legge sui banditi" elenca 10 reati differenti per cui è prevista obbligatoriamente la pena capitale. Questa legge, emanata nel 1944, è dovuta essere rinnovata ogni anno dal Parlamento finché è stata resa permanente nel 1957. Lo scopo originario era di prevedere una sorta di norma "acchiappa-tutti" che permettesse ai nazionalisti di "giustiziare" il maggior numero di "criminali" con una parvenza di legalità. In sostanza, la "Legge sui banditi" è stato uno strumento di repressione e una scusa legale per "giustiziare" prigionieri dando l'impressione di voler mantenere la legge e l'ordine; tuttavia, ancora oggi è largamente utilizzata. Essa è stata denunciata come più adatta al rigido passato autoritario di Taiwan che alla democrazia liberale promossa dall'abolizione della legge marziale nel 1987. Negli ultimi anni si è ricorso sempre più spesso alle esecuzioni.