Nel giugno 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni...
Nel giugno 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni, lo Zimbabwe è divenuto un Paese abolizionista di fatto.
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Nel giugno 2013, dopo dieci anni consecutivi senza esecuzioni, lo Zimbabwe è divenuto un Paese abolizionista di fatto.
Nel 1980, quando è stata proclamata l’indipendenza dalla Gran Bretagna, i reati che prevedevano la pena di morte erano nove, ma nel corso degli anni sono stati ridotti a tre: omicidio, tradimento e ammutinamento.
Dal 1980 a oggi, secondo i dati ufficiali, 78 persone sono state giustiziate in Zimbabwe.
Tutte le persone condannate a morte hanno il diritto automatico di proporre appello alla Corte Suprema, così come quello di chiedere al Presidente la grazia o la commutazione della condanna a morte in una condanna minore.
Gli ordini di esecuzione devono essere firmati dai Co-Ministri della Giustizia della coalizione e approvati dal Presidente Robert Mugabe e dal Primo Ministro Morgan Tsvangirai. Il Movimento per il Cambiamento Democratico, il partito di Tsvangirai, si è sempre espresso contro le impiccagioni.
Nel 2012, sono state comminate almeno 11 nuove condanne a morte, tutte per omicidio volontario.
Al 2 febbraio 2013, c’erano 76 detenuti, comprese due donne, nel braccio della morte, ha comunicato il Commissario del Servizio Prigioni dello Zimbabwe, Paradzai Zimondi.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate il 13 giugno 2003, quando Stephen Chidhumo, Elias Chauke, William Mukurugunye e John Nyamazana sono stati impiccati nello stesso complesso carcerario in cui Morgan Tsvangirai, leader dell’opposizione del Paese, stava aspettando il processo per tradimento. I quattro erano stati condannati per omicidio e l’esecuzione è avvenuta senza che i familiari ne fossero informati.
Nel dicembre 2002, lo Zimbabwe era stato sospeso dal Commonwealth per 12 mesi perché il Presidente Robert Mugabe, al potere sin dai giorni dell’indipendenza, non aveva consentito libere e giuste elezioni nel Paese. Alle presidenziali del marzo 2002, Mugabe era uscito vincitore contro Morgan Tsvangirai, leader dell’opposizione, il quale alcune settimane prima delle elezioni era stato accusato di tradimento e arrestato. Il 15 ottobre del 2004, l’Alta Corte dello Zimbabwe ha prosciolto Tsvangirai dall’accusa di aver tentato di assassinare il Presidente Mugabe.
Nel settembre 2008, è stato raggiunto un accordo di condivisione del potere tra Mugabe e Tsvangirai, in base al quale Mugabe sarebbe rimasto Presidente e Tsvangirai diventava Primo Ministro.
Il 19 luglio 2012, il Comitato Ristretto del Parlamento sulla Nuova Costituzione (COPAC), istituito nell’aprile 2009 per guidare il processo costituente del Paese, ha annunciato che la nuova bozza di costituzione è stata completata e firmata da tutte le parti che nel 2007 hanno sottoscritto l’Accordo Politico Globale (cioè lo Zimbabwe African National Union-Patriotic Front e i due partiti della coalizione Movement for Democratic Change) e i membri del comitato di gestione del COPAC. Il nuovo progetto di Costituzione dello Zimbabwe abolisce la pena di morte per le donne, i minori di 21 anni e gli ultrasettantenni. “Ogni persona ha diritto alla vita”, è scritto nell’articolo 4.5 della nuova Carta. Tuttavia, “la legge consente che la pena di morte sia imposta unicamente a chi è condannato per omicidio commesso in circostanze aggravanti”, specifica l’articolo 4.5. In base allo stesso articolo, “La legge deve consentire al giudice un margine di discrezionalità nel decidere se comminare o meno la pena capitale”.
Il progetto di Costituzione dello Zimbabwe è stato adottato dall’Assemblea Nazionale e dal Senato, rispettivamente, il 6 e il 7 febbraio 2013. La nuova Carta deve essere approvata attraverso un referendum popolare prima che diventi legge ufficiale, e una data deve ancora essere fissata per la votazione.
Tra il 20 e il 22 agosto 2012, una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento ha visitato lo Zimbabwe in una missione volta a ottenere una moratoria legale o l’abolizione della pena di morte sul piano interno e il sostegno alla Risoluzione ONU sulla Moratoria Universale della Pena di Morte, sulla quale lo Zimbabwe ha in passato sempre votato contro. La delegazione ha incontrato il Primo Ministro e alcuni membri del Governo, i Presidenti di Camera e Senato, esponenti politici e componenti di comitati parlamentari dei tre partiti politici al potere condiviso in Zimbabwe. Il Primo Ministro Morgan Tsvangirai, leader del Movimento per il Cambiamento Democratico, ha confermato la sua disapprovazione nei confronti delle impiccagioni, che considera un “retaggio dell’era coloniale”. Il Ministro dell’Industria, Welshman Ncube, che è anche il Presidente dell’MDC-N, terza forza politica del Paese, ha detto che il suo partito è impegnato per cancellare la pena di morte. La Presidente del Senato Edna Madzongwe dello Zanu PF di Robert Mugabe, si è dichiarata personalmente contraria alla pena di morte.
Il 13 febbraio 2013, la Commissione per i diritti umani del Senato ha approvato una mozione che invita il governo a muoversi verso l’abolizione della pena di morte. Il senatore Misheck Marava (MDC-T), primo firmatario della mozione, ha detto che il Paese dovrebbe allinearsi agli standard internazionali seguendo l’esempio degli Stati membri delle Nazioni Unite che hanno abolito la pratica. Tutti i partecipanti al dibattito si sono detti contrari e molti hanno sottolineato che la pena capitale è stata introdotta dai coloni e non aveva posto nella cultura tradizionale del Paese. I senatori Charumbira e Mohadi, pur non parlando a favore della pena di morte, hanno fatto notare la contraddizione dei senatori che solo pochi giorni prima avevano approvato con entusiasmo il progetto di Costituzione, che la prevede espressamente. Al termine del dibattito la mozione è stata approvata con 16 voti contro 15.
A metà del 2012, le autorità hanno annunciato di aver assegnato il posto di boia a un uomo originario del Malawi, dopo una ricerca durata sette anni e i ripetuti annunci sulla stampa locale. L’ultimo boia era andato in pensione nel 2005 dopo aver effettuato la sua ultima esecuzione nel 2003, dicendo che era alle prese coi rimorsi di coscienza a fronte di superstizioni locali e vendette di spiriti ancestrali.
Il 13 febbraio 2013, il Ministro della Giustizia ha dichiarato che la nomina di un nuovo boia non significava che i detenuti rinchiusi nel braccio della morte sarebbero stati presto giustiziati, al contrario il governo si sarebbe attivato affinché le condanne fossero commutate in ergastolo. “Per quanto riguarda i 76 detenuti rinchiusi nel braccio della morte, in nessun modo posso, come Ministro della Giustizia, raccomandare la loro esecuzione”, ha detto il Ministro della Giustizia Patrick Chinamasa al quotidiano statale Herald. Il governo avrebbe discusso il caso di ciascun prigioniero e formulato raccomandazioni per modificare la condanna a morte in ergastolo.
Nell’ottobre 2011, nell’ambito del Riesame Periodico Universale (UPR) del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il governo dello Zimbabwe ha respinto le raccomandazioni a stabilire una moratoria legale delle esecuzioni o a commutare le condanne a morte. Tuttavia, sono state accettate le raccomandazioni a “considerare la ratifica” del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e ad “adottare misure” volte ad abolire la pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, lo Zimbabwe ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Nel 1980, quando è stata proclamata l’indipendenza dalla Gran Bretagna, i reati che prevedevano la pena di morte erano nove, ma nel corso degli anni sono stati ridotti a tre: omicidio, tradimento e ammutinamento.
Dal 1980 a oggi, secondo i dati ufficiali, 78 persone sono state giustiziate in Zimbabwe.
Tutte le persone condannate a morte hanno il diritto automatico di proporre appello alla Corte Suprema, così come quello di chiedere al Presidente la grazia o la commutazione della condanna a morte in una condanna minore.
Gli ordini di esecuzione devono essere firmati dai Co-Ministri della Giustizia della coalizione e approvati dal Presidente Robert Mugabe e dal Primo Ministro Morgan Tsvangirai. Il Movimento per il Cambiamento Democratico, il partito di Tsvangirai, si è sempre espresso contro le impiccagioni.
Nel 2012, sono state comminate almeno 11 nuove condanne a morte, tutte per omicidio volontario.
Al 2 febbraio 2013, c’erano 76 detenuti, comprese due donne, nel braccio della morte, ha comunicato il Commissario del Servizio Prigioni dello Zimbabwe, Paradzai Zimondi.
Le ultime esecuzioni sono state effettuate il 13 giugno 2003, quando Stephen Chidhumo, Elias Chauke, William Mukurugunye e John Nyamazana sono stati impiccati nello stesso complesso carcerario in cui Morgan Tsvangirai, leader dell’opposizione del Paese, stava aspettando il processo per tradimento. I quattro erano stati condannati per omicidio e l’esecuzione è avvenuta senza che i familiari ne fossero informati.
Nel dicembre 2002, lo Zimbabwe era stato sospeso dal Commonwealth per 12 mesi perché il Presidente Robert Mugabe, al potere sin dai giorni dell’indipendenza, non aveva consentito libere e giuste elezioni nel Paese. Alle presidenziali del marzo 2002, Mugabe era uscito vincitore contro Morgan Tsvangirai, leader dell’opposizione, il quale alcune settimane prima delle elezioni era stato accusato di tradimento e arrestato. Il 15 ottobre del 2004, l’Alta Corte dello Zimbabwe ha prosciolto Tsvangirai dall’accusa di aver tentato di assassinare il Presidente Mugabe.
Nel settembre 2008, è stato raggiunto un accordo di condivisione del potere tra Mugabe e Tsvangirai, in base al quale Mugabe sarebbe rimasto Presidente e Tsvangirai diventava Primo Ministro.
Il 19 luglio 2012, il Comitato Ristretto del Parlamento sulla Nuova Costituzione (COPAC), istituito nell’aprile 2009 per guidare il processo costituente del Paese, ha annunciato che la nuova bozza di costituzione è stata completata e firmata da tutte le parti che nel 2007 hanno sottoscritto l’Accordo Politico Globale (cioè lo Zimbabwe African National Union-Patriotic Front e i due partiti della coalizione Movement for Democratic Change) e i membri del comitato di gestione del COPAC. Il nuovo progetto di Costituzione dello Zimbabwe abolisce la pena di morte per le donne, i minori di 21 anni e gli ultrasettantenni. “Ogni persona ha diritto alla vita”, è scritto nell’articolo 4.5 della nuova Carta. Tuttavia, “la legge consente che la pena di morte sia imposta unicamente a chi è condannato per omicidio commesso in circostanze aggravanti”, specifica l’articolo 4.5. In base allo stesso articolo, “La legge deve consentire al giudice un margine di discrezionalità nel decidere se comminare o meno la pena capitale”.
Il progetto di Costituzione dello Zimbabwe è stato adottato dall’Assemblea Nazionale e dal Senato, rispettivamente, il 6 e il 7 febbraio 2013. La nuova Carta deve essere approvata attraverso un referendum popolare prima che diventi legge ufficiale, e una data deve ancora essere fissata per la votazione.
Tra il 20 e il 22 agosto 2012, una delegazione di Nessuno tocchi Caino e del Partito Radicale Nonviolento ha visitato lo Zimbabwe in una missione volta a ottenere una moratoria legale o l’abolizione della pena di morte sul piano interno e il sostegno alla Risoluzione ONU sulla Moratoria Universale della Pena di Morte, sulla quale lo Zimbabwe ha in passato sempre votato contro. La delegazione ha incontrato il Primo Ministro e alcuni membri del Governo, i Presidenti di Camera e Senato, esponenti politici e componenti di comitati parlamentari dei tre partiti politici al potere condiviso in Zimbabwe. Il Primo Ministro Morgan Tsvangirai, leader del Movimento per il Cambiamento Democratico, ha confermato la sua disapprovazione nei confronti delle impiccagioni, che considera un “retaggio dell’era coloniale”. Il Ministro dell’Industria, Welshman Ncube, che è anche il Presidente dell’MDC-N, terza forza politica del Paese, ha detto che il suo partito è impegnato per cancellare la pena di morte. La Presidente del Senato Edna Madzongwe dello Zanu PF di Robert Mugabe, si è dichiarata personalmente contraria alla pena di morte.
Il 13 febbraio 2013, la Commissione per i diritti umani del Senato ha approvato una mozione che invita il governo a muoversi verso l’abolizione della pena di morte. Il senatore Misheck Marava (MDC-T), primo firmatario della mozione, ha detto che il Paese dovrebbe allinearsi agli standard internazionali seguendo l’esempio degli Stati membri delle Nazioni Unite che hanno abolito la pratica. Tutti i partecipanti al dibattito si sono detti contrari e molti hanno sottolineato che la pena capitale è stata introdotta dai coloni e non aveva posto nella cultura tradizionale del Paese. I senatori Charumbira e Mohadi, pur non parlando a favore della pena di morte, hanno fatto notare la contraddizione dei senatori che solo pochi giorni prima avevano approvato con entusiasmo il progetto di Costituzione, che la prevede espressamente. Al termine del dibattito la mozione è stata approvata con 16 voti contro 15.
A metà del 2012, le autorità hanno annunciato di aver assegnato il posto di boia a un uomo originario del Malawi, dopo una ricerca durata sette anni e i ripetuti annunci sulla stampa locale. L’ultimo boia era andato in pensione nel 2005 dopo aver effettuato la sua ultima esecuzione nel 2003, dicendo che era alle prese coi rimorsi di coscienza a fronte di superstizioni locali e vendette di spiriti ancestrali.
Il 13 febbraio 2013, il Ministro della Giustizia ha dichiarato che la nomina di un nuovo boia non significava che i detenuti rinchiusi nel braccio della morte sarebbero stati presto giustiziati, al contrario il governo si sarebbe attivato affinché le condanne fossero commutate in ergastolo. “Per quanto riguarda i 76 detenuti rinchiusi nel braccio della morte, in nessun modo posso, come Ministro della Giustizia, raccomandare la loro esecuzione”, ha detto il Ministro della Giustizia Patrick Chinamasa al quotidiano statale Herald. Il governo avrebbe discusso il caso di ciascun prigioniero e formulato raccomandazioni per modificare la condanna a morte in ergastolo.
Nell’ottobre 2011, nell’ambito del Riesame Periodico Universale (UPR) del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU, il governo dello Zimbabwe ha respinto le raccomandazioni a stabilire una moratoria legale delle esecuzioni o a commutare le condanne a morte. Tuttavia, sono state accettate le raccomandazioni a “considerare la ratifica” del Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici e ad “adottare misure” volte ad abolire la pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, lo Zimbabwe ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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