Nel 1987 una nuova Costituzione aveva abolito la pena...
Nel 1987 una nuova Costituzione aveva abolito la pena di morte, ma conferiva al Parlamento l'opzione di reintrodurla per reati particolarmente gravi
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Nel 1987 una nuova Costituzione aveva abolito la pena di morte, ma conferiva al Parlamento l'opzione di reintrodurla per reati particolarmente gravi.
Preoccupato da un aumento della criminalità, il Parlamento ha reintrodotto la pena di morte nel 1994, prevedendola per 64 fattispecie di reato, per 21 delle quali è stata resa obbligatoria. Tra i reati capitali vi è l'appropriazione indebita di 50 milioni di pesos o più di fondi statali.
Il 7 giugno 2002, il Presidente Gloria Macapagal Arroyo ha firmato la Legge 9165 che impone la morte come pena massima per la fabbricazione, il possesso e la vendita di droghe proibite. La nuova legge riduce i quantitativi di droga per il cui possesso si rischia la pena di morte previsti dalla Legge sulle Droghe Pericolose del 1972. In base alla legge del 2002, il possesso di almeno di 10 grammi di oppio, morfina, eroina, cocaina, resina o olio di resina di marijuana come pure il possesso di 50 grammi di 'ice’ o di marijuana, comportano la pena di morte. La nuova legge ha introdotto come reato capitale il possesso di 10 grammi di 'ecstasy' o droghe similari.
La pena di morte è esclusa per le persone di età superiore ai 70 anni e per i minori di 18 anni. Ma il 6 maggio 2005, il Senatore Ralph Recto ha reso noto che c’erano ancora 20 minorenni nel braccio della morte delle Filippine.
Tutte le condanne a morte vanno riviste dalla Corte Suprema e l'esecuzione di un condannato deve essere effettuata non prima di un anno e non oltre 18 mesi dopo che la sentenza è stata definitivamente confermata dalla Corte Suprema. I casi definiti dalla Corte Suprema devono essere poi rivisti dal Comitato di Coscienza Presidenziale creato dall'ex Presidente Joseph Estrada.
Le Filippine sono il paese che ha il più affollato braccio della morte al mondo (in rapporto alla popolazione) e dove vi sono seri dubbi sull'equità dei processi. Studi hanno dimostrato che molte condanne in casi capitali sono state emesse sulla base di confessioni ottenute con la forza e molti detenuti nel braccio della morte - spesso i più poveri e svantaggiati membri della società - non hanno ricevuto un processo giusto.
Nel 1996, il Congresso ha approvato l'iniezione letale come modalità di esecuzione, ma fino al febbraio del 1999 i condannati non sono stati mandati nella camera della morte. Da allora hanno avuto luogo 7 esecuzioni (quattro per stupro e tre per rapina), l'ultima delle quali nel gennaio 2000.
Nonostante le esecuzioni, le statistiche della polizia filippina hanno mostrato un aumento del numero di reati dagli 82.538 del 1999 agli 85.778 del 2003. I casi di rapina, per cui tre condannati erano stati giustiziati nel luglio del 1999, sono passati dai 5.740 nel 1999 ai 5.884 l’anno successivo. I numeri sono aumentati ancora nel 2001 e nel 2002 con, rispettivamente, 6.164 e 7.708 rapine. Dopo che Leo Echegaray, condannato per stupro, è stato messo a morte il 5 febbraio 1999, gli stupri alla fine dell’anno sono saliti a 3.177 dai 3.031 registrati nel 1998.
Nel settembre 2002, in attesa di una decisione del Parlamento su una proposta di legge per l'abolizione della pena di morte, il Presidente Gloria Macapagal Arroyo, fervente cattolica, ha deciso di confermare la moratoria sulle esecuzioni capitali introdotta nel paese nel marzo del 2000 dall'ex Presidente Joseph Estrada.
Nel dicembre 2003, dopo una serie di dichiarazioni contrastanti rese nel corso dell'anno, alcune di professata fede abolizionista, altre di annuncio di una sempre imminente ripresa delle esecuzioni, il Presidente Arroyo ha deciso di sospendere la moratoria, limitatamente ai casi di condannati per sequestro di persona e su pressione della potente comunità cinese-filippina i cui membri costituiscono la maggior parte delle vittime di rapimenti.
Nel novembre 2004, dopo aver sospeso di volta in volta tutte le esecuzioni fissate nel corso dell’anno, la Presidente filippina Arroyo si è impegnata a sospendere quelle successive in attesa che il Parlamento esamini i progetti di legge finalizzati all'abolizione della pena capitale, realizzando quella che il suo portavoce Ignacio Bunye ha definito una “moratoria caso per caso”.
Preoccupato da un aumento della criminalità, il Parlamento ha reintrodotto la pena di morte nel 1994, prevedendola per 64 fattispecie di reato, per 21 delle quali è stata resa obbligatoria. Tra i reati capitali vi è l'appropriazione indebita di 50 milioni di pesos o più di fondi statali.
Il 7 giugno 2002, il Presidente Gloria Macapagal Arroyo ha firmato la Legge 9165 che impone la morte come pena massima per la fabbricazione, il possesso e la vendita di droghe proibite. La nuova legge riduce i quantitativi di droga per il cui possesso si rischia la pena di morte previsti dalla Legge sulle Droghe Pericolose del 1972. In base alla legge del 2002, il possesso di almeno di 10 grammi di oppio, morfina, eroina, cocaina, resina o olio di resina di marijuana come pure il possesso di 50 grammi di 'ice’ o di marijuana, comportano la pena di morte. La nuova legge ha introdotto come reato capitale il possesso di 10 grammi di 'ecstasy' o droghe similari.
La pena di morte è esclusa per le persone di età superiore ai 70 anni e per i minori di 18 anni. Ma il 6 maggio 2005, il Senatore Ralph Recto ha reso noto che c’erano ancora 20 minorenni nel braccio della morte delle Filippine.
Tutte le condanne a morte vanno riviste dalla Corte Suprema e l'esecuzione di un condannato deve essere effettuata non prima di un anno e non oltre 18 mesi dopo che la sentenza è stata definitivamente confermata dalla Corte Suprema. I casi definiti dalla Corte Suprema devono essere poi rivisti dal Comitato di Coscienza Presidenziale creato dall'ex Presidente Joseph Estrada.
Le Filippine sono il paese che ha il più affollato braccio della morte al mondo (in rapporto alla popolazione) e dove vi sono seri dubbi sull'equità dei processi. Studi hanno dimostrato che molte condanne in casi capitali sono state emesse sulla base di confessioni ottenute con la forza e molti detenuti nel braccio della morte - spesso i più poveri e svantaggiati membri della società - non hanno ricevuto un processo giusto.
Nel 1996, il Congresso ha approvato l'iniezione letale come modalità di esecuzione, ma fino al febbraio del 1999 i condannati non sono stati mandati nella camera della morte. Da allora hanno avuto luogo 7 esecuzioni (quattro per stupro e tre per rapina), l'ultima delle quali nel gennaio 2000.
Nonostante le esecuzioni, le statistiche della polizia filippina hanno mostrato un aumento del numero di reati dagli 82.538 del 1999 agli 85.778 del 2003. I casi di rapina, per cui tre condannati erano stati giustiziati nel luglio del 1999, sono passati dai 5.740 nel 1999 ai 5.884 l’anno successivo. I numeri sono aumentati ancora nel 2001 e nel 2002 con, rispettivamente, 6.164 e 7.708 rapine. Dopo che Leo Echegaray, condannato per stupro, è stato messo a morte il 5 febbraio 1999, gli stupri alla fine dell’anno sono saliti a 3.177 dai 3.031 registrati nel 1998.
Nel settembre 2002, in attesa di una decisione del Parlamento su una proposta di legge per l'abolizione della pena di morte, il Presidente Gloria Macapagal Arroyo, fervente cattolica, ha deciso di confermare la moratoria sulle esecuzioni capitali introdotta nel paese nel marzo del 2000 dall'ex Presidente Joseph Estrada.
Nel dicembre 2003, dopo una serie di dichiarazioni contrastanti rese nel corso dell'anno, alcune di professata fede abolizionista, altre di annuncio di una sempre imminente ripresa delle esecuzioni, il Presidente Arroyo ha deciso di sospendere la moratoria, limitatamente ai casi di condannati per sequestro di persona e su pressione della potente comunità cinese-filippina i cui membri costituiscono la maggior parte delle vittime di rapimenti.
Nel novembre 2004, dopo aver sospeso di volta in volta tutte le esecuzioni fissate nel corso dell’anno, la Presidente filippina Arroyo si è impegnata a sospendere quelle successive in attesa che il Parlamento esamini i progetti di legge finalizzati all'abolizione della pena capitale, realizzando quella che il suo portavoce Ignacio Bunye ha definito una “moratoria caso per caso”.
Il 22 febbraio 2005, la Arroyo ha dichiarato che la moratoria sulla pena di morte sarebbe rimasta in vigore a tempo indeterminato, eccetto che per i sequestratori e i trafficanti di droga.
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