MORATORIA. FULCI, GRINTA E DETERMINAZIONE PER VINCERE BATTAGLIA
L'Italia puo' vincere la battaglia alle Nazioni Unite per far approvare una risoluzione sulla moratoria per la
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L'Italia puo' vincere la battaglia alle Nazioni Unite per far approvare una risoluzione sulla moratoria per la pena di morte, ma a condizione che ci metta "grinta e determinazione, perche' se si ha paura di perdere non si vince mai".
Forte della sua esperienza di protagonista di tante battaglie al Palazzo di Vetro, l'ex ambasciatore italiano all'Onu Paolo Fulci sollecita il governo a dimostrare tutta "la sua passione e volonta' di vincere", dicendosi fiducioso sulla possibilita' che l'iniziativa "abbia successo, per quanto il cammino sia irto di ostacoli".
In un'intervista all'ADNKRONOS alla vigilia dell'apertura dell'Assemblea generale dell'Onu nella quale dovrebbe essere presentata la risoluzione sulla moratoria, l'ambasciatore Fulci chiede che vengano chiarite due cose: "Anzitutto quale sara' con precisione il ruolo dell'Italia nella promozione dell'iniziativa.
Finora si era sempre pensato che sarebbe stato il nostro Paese a presentarla, ma adesso bisogna accertare se sono tutti d'accordo con questa linea, in particolare la presidenza portoghese dell'Unione Europea", che potrebbe assumerne il 'lead'.
In secondo luogo, "bisogna mettersi bene d'accordo su quale debba essere il testo preciso della risoluzione", osserva l'ex rappresentante all'Onu, ricordando che nel 1994 (quando la risoluzione fu battuta per soli otto voti e fra i contrari ci furono 20 Paesi dell'attuale Ue, ndr) la moratoria parlava dei malati di mente, delle donne incinta e dei minori di 14 anni. "Dobbiamo decidere adesso se estenderla a tutti i casi di pena di morte", chiarisce Fulci. Ma al di la' delle questioni procedurali, per l'ambasciatore e' molto importante "cercare alleanze all'interno del Palazzo di Vetro, perche' senza alleati le battaglie diplomatiche non si vincono, piu' alleati si trovano meglio e'". In proposito, Fulci dice di "confidare nei prossimi colloqui che il ministro degli Esteri Massimo D'Alema avra' a margine dell'Assemblea generale" che si apre il 24. E poi, "bisogna cercare di raggiungere il maggior numero possibile di cosponsor, con due o tre paesi per ciascuno dei cinque gruppi regionali all'Onu", sottolinea l'ambasciatore, secondo cui "non ci sono dubbi che il partito del boia dara' ancora del filo da torcere".
Infine, e' il suggerimento del diplomatico, che fu rappresentante al Palazzo di Vetro per sei anni - e a quel periodo e' dedicato il volume "L'Italia all'Onu 1993-1999, gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra" che sara' presentato martedi' a Roma dallo stesso D'Alema - "bisogna fare attenzione a coniugare insieme il problema della difesa della sovranita' con il dettato della Carta delle Nazioni Unite, secondo cui l'Onu si deve battere per la difesa dei diritti dell'uomo: bisogna che nella parte preambolare della risoluzione vi sia un riferimento a entrambi questi concetti, per spuntare in anticipo le argomentazioni di chi si batte a oltranza per la difesa della pena di morte, denunciando le pesanti interferenze negli ordinamenti interni". Quanto ai tempi, l'ambasciatore prevede che il testo della risoluzione non verra' depositato prima della meta' di ottobre: a quel punto adra' in terza commissione, dove il presidente di turno e' l'ambasciatore iracheno Hamid al Bayati. E secondo il regolamento interno del Palazzo di Vetro, "il presidente ha ampi poteri nel condurre la discussione, speriamo sia il piu' obiettivo ed equilibrato possibile".
Resta il fatto, e' la conclusione di Fulci, che "bisogna ricordarsi che queste battaglie si vincono o si perdono a New York , non nelle capitali, quindi dipende dalla grinta e dalla determinazione che vengono messe in campo a New York: e la battaglia si vince se c'e' grinta, determinazione, passione, volonta' di vincere, se si ha paura di perdere non si vince mai".
Forte della sua esperienza di protagonista di tante battaglie al Palazzo di Vetro, l'ex ambasciatore italiano all'Onu Paolo Fulci sollecita il governo a dimostrare tutta "la sua passione e volonta' di vincere", dicendosi fiducioso sulla possibilita' che l'iniziativa "abbia successo, per quanto il cammino sia irto di ostacoli".
In un'intervista all'ADNKRONOS alla vigilia dell'apertura dell'Assemblea generale dell'Onu nella quale dovrebbe essere presentata la risoluzione sulla moratoria, l'ambasciatore Fulci chiede che vengano chiarite due cose: "Anzitutto quale sara' con precisione il ruolo dell'Italia nella promozione dell'iniziativa.
Finora si era sempre pensato che sarebbe stato il nostro Paese a presentarla, ma adesso bisogna accertare se sono tutti d'accordo con questa linea, in particolare la presidenza portoghese dell'Unione Europea", che potrebbe assumerne il 'lead'.
In secondo luogo, "bisogna mettersi bene d'accordo su quale debba essere il testo preciso della risoluzione", osserva l'ex rappresentante all'Onu, ricordando che nel 1994 (quando la risoluzione fu battuta per soli otto voti e fra i contrari ci furono 20 Paesi dell'attuale Ue, ndr) la moratoria parlava dei malati di mente, delle donne incinta e dei minori di 14 anni. "Dobbiamo decidere adesso se estenderla a tutti i casi di pena di morte", chiarisce Fulci. Ma al di la' delle questioni procedurali, per l'ambasciatore e' molto importante "cercare alleanze all'interno del Palazzo di Vetro, perche' senza alleati le battaglie diplomatiche non si vincono, piu' alleati si trovano meglio e'". In proposito, Fulci dice di "confidare nei prossimi colloqui che il ministro degli Esteri Massimo D'Alema avra' a margine dell'Assemblea generale" che si apre il 24. E poi, "bisogna cercare di raggiungere il maggior numero possibile di cosponsor, con due o tre paesi per ciascuno dei cinque gruppi regionali all'Onu", sottolinea l'ambasciatore, secondo cui "non ci sono dubbi che il partito del boia dara' ancora del filo da torcere".
Infine, e' il suggerimento del diplomatico, che fu rappresentante al Palazzo di Vetro per sei anni - e a quel periodo e' dedicato il volume "L'Italia all'Onu 1993-1999, gli anni con Paolo Fulci: quando la diplomazia fa gioco di squadra" che sara' presentato martedi' a Roma dallo stesso D'Alema - "bisogna fare attenzione a coniugare insieme il problema della difesa della sovranita' con il dettato della Carta delle Nazioni Unite, secondo cui l'Onu si deve battere per la difesa dei diritti dell'uomo: bisogna che nella parte preambolare della risoluzione vi sia un riferimento a entrambi questi concetti, per spuntare in anticipo le argomentazioni di chi si batte a oltranza per la difesa della pena di morte, denunciando le pesanti interferenze negli ordinamenti interni". Quanto ai tempi, l'ambasciatore prevede che il testo della risoluzione non verra' depositato prima della meta' di ottobre: a quel punto adra' in terza commissione, dove il presidente di turno e' l'ambasciatore iracheno Hamid al Bayati. E secondo il regolamento interno del Palazzo di Vetro, "il presidente ha ampi poteri nel condurre la discussione, speriamo sia il piu' obiettivo ed equilibrato possibile".
Resta il fatto, e' la conclusione di Fulci, che "bisogna ricordarsi che queste battaglie si vincono o si perdono a New York , non nelle capitali, quindi dipende dalla grinta e dalla determinazione che vengono messe in campo a New York: e la battaglia si vince se c'e' grinta, determinazione, passione, volonta' di vincere, se si ha paura di perdere non si vince mai".
— FONTI
- (Fonti: Adn, 15/09/2007)
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