MAURITANIA. RICHIAMO ALLA SHARIA PER EVITARE CONDANNE CAPITALI
la difesa legale nel processo a carico di 195 persone accusate di aver partecipato al colpo di stato in Mauritania ha chiesto alla corte di applicare la legge della sharia per evitare che siano a condannati a morte 17 degli imputati.
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la difesa legale nel processo a carico di 195 persone accusate di aver partecipato al colpo di stato in Mauritania ha chiesto alla corte di applicare la legge della sharia per evitare che siano a condannati a morte 17 degli imputati.
Mohamed Ould Ahmed Miska, parlando a nome del team della difesa, ha detto alla corte che le condanne a morte chieste dal procuratore non sarebbero contemplate dalla sharia applicata nei principali paesi musulmani del nord Africa. Il presunto partecipante al colpo di stato Saleh Ould Henenna e gli altri 194 erano accusati di aver cercato di rovesciare il governo con un colpo di stato nel giugno 2003 e con due altri presunti tentativi nell’agosto e settembre 2004. Miska ha fatto una distinzione nella richiesta differenziando tra un movimento ribelle come disciplinato dalla legge della Mauritania e uno sedizioso previsto dalla sunna teologica quale codice predominante negli stati africani del nord. Sul caso di Ould Henenna, ha detto, "dipende esclusivamente dalla Sharia perchè non è previsto dal codice penale ", aggiungendo che i movimenti armati conosciuti come Cavalieri del Cambiamento a cui molti degli imputati appartengono era un movimento sedizioso.
"La legge islamica stabilisce che un prigioniero per appartenenza ad un movimento sedizioso non deve essere ucciso e per questa ragione la pubblica accusa viola la Sharia," ha detto l’avvocato. La Sharia non è stata applicata strettamente in Mauritania dal 1985 ma è rimasta la base di molte legislazioni nazionali.
Il 6 dicembre il procuratore aveva chiesto la pena di morte per Ould Henenna, il sospetto istigatore del tentato colpo di stato del 2003, per il Capitano Abderrahmane Ould Mini, Mohamed Ould Cheikhna, il capo dei Cavalieri del Cambiamento, un gruppo insurrezionale armato creato all’estero da traditori dell’esercito e otto persone processate in contumacia.
Mohamed Ould Ahmed Miska, parlando a nome del team della difesa, ha detto alla corte che le condanne a morte chieste dal procuratore non sarebbero contemplate dalla sharia applicata nei principali paesi musulmani del nord Africa. Il presunto partecipante al colpo di stato Saleh Ould Henenna e gli altri 194 erano accusati di aver cercato di rovesciare il governo con un colpo di stato nel giugno 2003 e con due altri presunti tentativi nell’agosto e settembre 2004. Miska ha fatto una distinzione nella richiesta differenziando tra un movimento ribelle come disciplinato dalla legge della Mauritania e uno sedizioso previsto dalla sunna teologica quale codice predominante negli stati africani del nord. Sul caso di Ould Henenna, ha detto, "dipende esclusivamente dalla Sharia perchè non è previsto dal codice penale ", aggiungendo che i movimenti armati conosciuti come Cavalieri del Cambiamento a cui molti degli imputati appartengono era un movimento sedizioso.
"La legge islamica stabilisce che un prigioniero per appartenenza ad un movimento sedizioso non deve essere ucciso e per questa ragione la pubblica accusa viola la Sharia," ha detto l’avvocato. La Sharia non è stata applicata strettamente in Mauritania dal 1985 ma è rimasta la base di molte legislazioni nazionali.
Il 6 dicembre il procuratore aveva chiesto la pena di morte per Ould Henenna, il sospetto istigatore del tentato colpo di stato del 2003, per il Capitano Abderrahmane Ould Mini, Mohamed Ould Cheikhna, il capo dei Cavalieri del Cambiamento, un gruppo insurrezionale armato creato all’estero da traditori dell’esercito e otto persone processate in contumacia.
— FONTI
- (Fonti: Agence France Presse, 13/01/2005)
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