MAROCCO. CONDANNATO A MORTE PER OMICIDI DIPLOMATICO ITALIANO E MOGLIE
un giovane marocchino di 25 anni, Karim Zimach, è stato condannato a morte dalla corte d'assise di Sale', città vicina alla capitale del
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un giovane marocchino di 25 anni, Karim Zimach, è stato condannato a morte dalla corte d'assise di Sale', città vicina alla capitale del marocco Rabat, per gli omicidi del diplomatico italiano dell’Unione europea Alessandro Missir di Lusignano e di sua moglie, la belga Ariane Lagazze de Locht.
Zimach avrebbe confessato gli omicidi, avvenuti il 19 settembre 2006 a Rabat, nell’abitazione delle vittime. Poche settimane dopo il suo arrivo in Marocco da Bruxelles, Lusignano fu ucciso a coltellate, insieme alla moglie, nella loro villa del quartiere residenziale di Hay Riad. I quattro figli della coppia erano presenti in casa nel momento del duplice omicidio, e il piu' grande vide Zimach e scambio' con lui qualche frase, tanto che, riconoscendolo, ha aiutato gli investigatori.
La polizia marocchina - escludendo immediatamente la pista del delitto a sfondo politico o terroristico di matrice jihadista - aveva puntato quasi subito sull'ipotesi che a compiere il duplice omicidio fosse stato qualcuno che si era introdotto nella villa con l'intento di commettere un furto.
L'assassino aveva infatti portato via vari oggetti appartenenti al diplomatico italiano, fra i quali un televisore, un telefono cellulare e anche l'automobile di Lusignano. Automobile sulla quale fu sorpreso e arrestato Zimach, poco piu' di 24 ore dopo gli omicidi. Interrogato dalla polizia, il giovane avrebbe confessato quasi subito di essere il responsabile delle uccisioni, sostenendo di essere stato sorpreso mentre stata compiendo il furto. Zimach, per giustificare il suo comportamento violento, avrebbe aggiunto di avere agito sotto l'influsso di droga, colpendo con un coltello ripetutamente il diplomatico e la moglie, prima di fuggire.
Dopo l' arresto, Zimach è stato accusato di omicidio volontario premeditato, furto aggravato e possesso e consumo di sostanze stupefacenti.
Il difensore di Zimach, Mohamed Hilal, aveva chiesto alla corte la concessione delle circostanze attenuanti, motivando la sua richiesta con il fatto che il giovane assassino aveva agito sotto l' effetto della droga e contestando l'aggravante della premeditazione, sostenendo che era impossibile da dimostrare. Ma la corte ha accolto la richiesta della Procura, che aveva chiesto la pena di morte.
Nel processo si era costituita parte civile anche l' Unione europea che ha chiesto e ottenuto un risarcimento simbolico di un dirham, la moneta marocchina.
Zimach avrebbe confessato gli omicidi, avvenuti il 19 settembre 2006 a Rabat, nell’abitazione delle vittime. Poche settimane dopo il suo arrivo in Marocco da Bruxelles, Lusignano fu ucciso a coltellate, insieme alla moglie, nella loro villa del quartiere residenziale di Hay Riad. I quattro figli della coppia erano presenti in casa nel momento del duplice omicidio, e il piu' grande vide Zimach e scambio' con lui qualche frase, tanto che, riconoscendolo, ha aiutato gli investigatori.
La polizia marocchina - escludendo immediatamente la pista del delitto a sfondo politico o terroristico di matrice jihadista - aveva puntato quasi subito sull'ipotesi che a compiere il duplice omicidio fosse stato qualcuno che si era introdotto nella villa con l'intento di commettere un furto.
L'assassino aveva infatti portato via vari oggetti appartenenti al diplomatico italiano, fra i quali un televisore, un telefono cellulare e anche l'automobile di Lusignano. Automobile sulla quale fu sorpreso e arrestato Zimach, poco piu' di 24 ore dopo gli omicidi. Interrogato dalla polizia, il giovane avrebbe confessato quasi subito di essere il responsabile delle uccisioni, sostenendo di essere stato sorpreso mentre stata compiendo il furto. Zimach, per giustificare il suo comportamento violento, avrebbe aggiunto di avere agito sotto l'influsso di droga, colpendo con un coltello ripetutamente il diplomatico e la moglie, prima di fuggire.
Dopo l' arresto, Zimach è stato accusato di omicidio volontario premeditato, furto aggravato e possesso e consumo di sostanze stupefacenti.
Il difensore di Zimach, Mohamed Hilal, aveva chiesto alla corte la concessione delle circostanze attenuanti, motivando la sua richiesta con il fatto che il giovane assassino aveva agito sotto l' effetto della droga e contestando l'aggravante della premeditazione, sostenendo che era impossibile da dimostrare. Ma la corte ha accolto la richiesta della Procura, che aveva chiesto la pena di morte.
Nel processo si era costituita parte civile anche l' Unione europea che ha chiesto e ottenuto un risarcimento simbolico di un dirham, la moneta marocchina.
— FONTI
- (Fonte: Ansa, 20/02/2007)
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