L’introduzione nel 1996 del Codice Penale della Federazione Russa ha ridotto il numero dei reati capitali
L’introduzione nel 1996 del Codice Penale della Federazione Russa ha ridotto il numero dei reati capitali
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L’introduzione nel 1996 del Codice Penale della Federazione Russa ha ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5: omicidio premeditato con circostanze aggravanti; tentato omicidio di un personaggio pubblico o statale; tentato omicidio di un amministratore della giustizia o di un investigatore; tentato omicidio di un funzionario della legge; genocidio.
La Russia, dal 28 febbraio 1996, è impegnata all’abolizione della pena di morte come membro del Consiglio d’Europa. Nell’agosto del 1996, l’allora Presidente Boris Eltsin, per adempiere agli obblighi internazionali, ha imposto una moratoria sulle esecuzioni, tuttora in vigore, anche se esecuzioni sarebbero state effettuate in Cecenia tra il 1996 e il 1999.
La Russia ha firmato nel 1996 il Sesto Protocollo della Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte, ma il Parlamento non l’ha ancora ratificato.
La moratoria ha aggirato il costante rifiuto da parte della Duma di Stato russa (Camera bassa) di abolire la pena di morte.
Nel dicembre 2006, la Duma ha approvato l’estensione di tre anni della moratoria sulla pena di morte, ma nel novembre 2009, la Corte Costituzionale ha stabilito che in Russia la moratoria sulla pena di morte sarebbe proseguita anche dopo il 1° gennaio 2010, lasciando chiaramente intendere la volontà di eliminarla dall’ordinamento giudiziario russo. Dopo la decisione della Corte Costituzionale, 697 condanne capitali sono state commutate in ergastolo.
Da parte sua, il Presidente Vladimir Putin si è più volte dichiarato contrario alla pena di morte, spiegando che “lo strumento più efficace nella lotta contro il crimine è la certezza della pena, non la sua crudeltà”.
Il 9 febbraio 2013, il Ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev ha detto di non vedere niente di sbagliato nella possibilità di un ritorno della pena di morte in Russia. “Potrei incorrere nella rabbia degli oppositori della pena capitale, ma come cittadino, non come Ministro, io non credo che sarebbe sbagliato applicare questa punizione per certi criminali”, ha detto Kolokoltsev in un’intervista con NTV, commentando le notizie sull’uccisione di due ragazze nella regione di Tatarstan e di Irkutsk.
Le sue parole, però, hanno subito provocato le reazioni dei vertici del potere esecutivo e legislativo che hanno assicurato non esservi piani per reintrodurre la pena di morte in Russia.
Dmitry Peskov, addetto stampa di Vladimir Putin, ha detto che la posizione del Presidente sulla questione è “di lunga data e coerente” e non ci sono stati cambiamenti; anzi, a suo parere, Putin è ancor più a favore di una totale abolizione della pena di morte. Peskov ha anche sottolineato che Vladimir Kolokoltsev esprimeva solo la sua opinione personale.
“Quando abbiamo imposto una moratoria sulla pena di morte in realtà l’abbiamo abolita, cosa che è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale. Teoricamente, la discussione può continuare, ma se si vuole dare una svolta concreta, dovrebbe essere adottata una nuova costituzione”, ha dichiarato il capo del Consiglio Presidenziale per i Diritti Umani Mikhail Fedotov. “La questione è stata chiusa dalla Corte Costituzionale, le cui risoluzioni hanno una forza di legge suprema e non possono essere cassate.”
Anche lo speaker della Camera, Sergey Naryshkin, si è espresso contro il ritorno della pena di morte, mentre Pavel Krasheninnikov, capo del Comitato Legislativo della Duma, ha aggiunto che, sebbene potrebbe calmare l’opinione pubblica, tale misura non permetterà di eliminare la “radice del male” e, pertanto, dovrebbe essere evitata. “Lo Stato non deve diventare uno strumento di vendetta”, ha detto Krasheninnikov, aggiungendo che solo l’inevitabilità della pena, non la sua crudeltà, è in grado di ridurre il tasso di criminalità.
Secondo un sondaggio del Public Opinion Fund, effettuato nel mese di aprile 2012, il 62 per cento dei russi sostiene che la pena di morte debba essere ripristinata. Solo il 5 per cento pensa che dovrebbe essere abolita.
Il 29 aprile 2013, la Federazione Russa è stata sottoposta alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei diritti umani dell’ONU. Nel suo Rapporto Nazionale, il governo ha detto che “il divieto di imporre la pena di morte da parte dei tribunali è stato confermato da una sentenza della Corte Costituzionale del 19 novembre 2009. In sostanza, tale decisione sancisce in via definitiva il divieto legale di tale pena in Russia”. Le raccomandazioni di adottare le misure necessarie per procedere, nel più breve tempo possibile, ad abolire di diritto la pena di morte, saranno esaminate dalla Federazione russa, che fornirà le sue risposte non oltre la 24ma sessione del Consiglio dei diritti umani nel settembre 2013.
Il 18 dicembre 2014, la Russia ha nuovamente co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
La Russia, dal 28 febbraio 1996, è impegnata all’abolizione della pena di morte come membro del Consiglio d’Europa. Nell’agosto del 1996, l’allora Presidente Boris Eltsin, per adempiere agli obblighi internazionali, ha imposto una moratoria sulle esecuzioni, tuttora in vigore, anche se esecuzioni sarebbero state effettuate in Cecenia tra il 1996 e il 1999.
La Russia ha firmato nel 1996 il Sesto Protocollo della Convenzione Europea per la Protezione dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, relativo all’abolizione della pena di morte, ma il Parlamento non l’ha ancora ratificato.
La moratoria ha aggirato il costante rifiuto da parte della Duma di Stato russa (Camera bassa) di abolire la pena di morte.
Nel dicembre 2006, la Duma ha approvato l’estensione di tre anni della moratoria sulla pena di morte, ma nel novembre 2009, la Corte Costituzionale ha stabilito che in Russia la moratoria sulla pena di morte sarebbe proseguita anche dopo il 1° gennaio 2010, lasciando chiaramente intendere la volontà di eliminarla dall’ordinamento giudiziario russo. Dopo la decisione della Corte Costituzionale, 697 condanne capitali sono state commutate in ergastolo.
Da parte sua, il Presidente Vladimir Putin si è più volte dichiarato contrario alla pena di morte, spiegando che “lo strumento più efficace nella lotta contro il crimine è la certezza della pena, non la sua crudeltà”.
Il 9 febbraio 2013, il Ministro dell’Interno Vladimir Kolokoltsev ha detto di non vedere niente di sbagliato nella possibilità di un ritorno della pena di morte in Russia. “Potrei incorrere nella rabbia degli oppositori della pena capitale, ma come cittadino, non come Ministro, io non credo che sarebbe sbagliato applicare questa punizione per certi criminali”, ha detto Kolokoltsev in un’intervista con NTV, commentando le notizie sull’uccisione di due ragazze nella regione di Tatarstan e di Irkutsk.
Le sue parole, però, hanno subito provocato le reazioni dei vertici del potere esecutivo e legislativo che hanno assicurato non esservi piani per reintrodurre la pena di morte in Russia.
Dmitry Peskov, addetto stampa di Vladimir Putin, ha detto che la posizione del Presidente sulla questione è “di lunga data e coerente” e non ci sono stati cambiamenti; anzi, a suo parere, Putin è ancor più a favore di una totale abolizione della pena di morte. Peskov ha anche sottolineato che Vladimir Kolokoltsev esprimeva solo la sua opinione personale.
“Quando abbiamo imposto una moratoria sulla pena di morte in realtà l’abbiamo abolita, cosa che è stata riconosciuta dalla Corte Costituzionale. Teoricamente, la discussione può continuare, ma se si vuole dare una svolta concreta, dovrebbe essere adottata una nuova costituzione”, ha dichiarato il capo del Consiglio Presidenziale per i Diritti Umani Mikhail Fedotov. “La questione è stata chiusa dalla Corte Costituzionale, le cui risoluzioni hanno una forza di legge suprema e non possono essere cassate.”
Anche lo speaker della Camera, Sergey Naryshkin, si è espresso contro il ritorno della pena di morte, mentre Pavel Krasheninnikov, capo del Comitato Legislativo della Duma, ha aggiunto che, sebbene potrebbe calmare l’opinione pubblica, tale misura non permetterà di eliminare la “radice del male” e, pertanto, dovrebbe essere evitata. “Lo Stato non deve diventare uno strumento di vendetta”, ha detto Krasheninnikov, aggiungendo che solo l’inevitabilità della pena, non la sua crudeltà, è in grado di ridurre il tasso di criminalità.
Secondo un sondaggio del Public Opinion Fund, effettuato nel mese di aprile 2012, il 62 per cento dei russi sostiene che la pena di morte debba essere ripristinata. Solo il 5 per cento pensa che dovrebbe essere abolita.
Il 29 aprile 2013, la Federazione Russa è stata sottoposta alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei diritti umani dell’ONU. Nel suo Rapporto Nazionale, il governo ha detto che “il divieto di imporre la pena di morte da parte dei tribunali è stato confermato da una sentenza della Corte Costituzionale del 19 novembre 2009. In sostanza, tale decisione sancisce in via definitiva il divieto legale di tale pena in Russia”. Le raccomandazioni di adottare le misure necessarie per procedere, nel più breve tempo possibile, ad abolire di diritto la pena di morte, saranno esaminate dalla Federazione russa, che fornirà le sue risposte non oltre la 24ma sessione del Consiglio dei diritti umani nel settembre 2013.
Il 18 dicembre 2014, la Russia ha nuovamente co-sponsorizzato e votato a favore della Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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