LIBIA. PROCESSO DA RIFARE PER INFERMIERE BULGARE E MEDICO PALESTINESE
condanne a morte cancellate e processo da rifare. È quanto ha stabilito la Corte Suprema libica accogliendo il ricorso delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese che erano stati condannati a morte per avere volontariamente infettato con il
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condanne a morte cancellate e processo da rifare. È quanto ha stabilito la Corte Suprema libica accogliendo il ricorso delle cinque infermiere bulgare e del medico palestinese che erano stati condannati a morte per avere volontariamente infettato con il virus Hiv oltre 400 bambini in un ospedale di Bengasi.
«La Corte ha accettato il ricorso delle infermiere e ordinato che un nuovo processo venga celebrato nel tribunale penale di Bengasi», ha annunciato Ali Aluss, presidente della Corte Suprema. Gli avvocati delle infermiere hanno spiegato ai giornalisti che ciò equivale alla cancellazione della sentenza di condanna a morte, emessa nel maggio 2004 dallo stesso tribunale di Bengasi, che ora dovrà tornare a pronunciarsi.
I bambini infettati con il virus Hiv erano stati 426, una cinquantina dei quali sono nel frattempo morti. Fonti mediche occidentali concordano nell'affermare che con ogni probabilità il contagio era stato provocato dalle pessime condizioni igieniche dell'ospedale. Ma gli inquirenti libici avevano subito individuato come colpevole il corpo medico proveniente dall'estero (le bulgare e il palestinese), che avrebbero ordito un complotto per uccidere i bambini. Gli imputati, in prigione da sette anni, sostengono che la confessione da loro resa sia stata in realtà strappata sotto tortura. Anche per questo le autorità bulgare, l'Unione Europea e numerose organizzazioni umanitarie erano intervenute e avevano cercato di esercitare pressioni sulla Libia perché la sentenza fosse rivista. Un'intesa tra governo bulgaro e autorità politiche libiche per creare un fondo per le famiglie dei 426 bambini infettati dal virus Hiv - che dovrebbe essere creato con denaro fornito da Sofia, da varie Ong e dalla Ue - ha preceduto di poche ore il pronunciamento della Corte Suprema.
«La Corte ha accettato il ricorso delle infermiere e ordinato che un nuovo processo venga celebrato nel tribunale penale di Bengasi», ha annunciato Ali Aluss, presidente della Corte Suprema. Gli avvocati delle infermiere hanno spiegato ai giornalisti che ciò equivale alla cancellazione della sentenza di condanna a morte, emessa nel maggio 2004 dallo stesso tribunale di Bengasi, che ora dovrà tornare a pronunciarsi.
I bambini infettati con il virus Hiv erano stati 426, una cinquantina dei quali sono nel frattempo morti. Fonti mediche occidentali concordano nell'affermare che con ogni probabilità il contagio era stato provocato dalle pessime condizioni igieniche dell'ospedale. Ma gli inquirenti libici avevano subito individuato come colpevole il corpo medico proveniente dall'estero (le bulgare e il palestinese), che avrebbero ordito un complotto per uccidere i bambini. Gli imputati, in prigione da sette anni, sostengono che la confessione da loro resa sia stata in realtà strappata sotto tortura. Anche per questo le autorità bulgare, l'Unione Europea e numerose organizzazioni umanitarie erano intervenute e avevano cercato di esercitare pressioni sulla Libia perché la sentenza fosse rivista. Un'intesa tra governo bulgaro e autorità politiche libiche per creare un fondo per le famiglie dei 426 bambini infettati dal virus Hiv - che dovrebbe essere creato con denaro fornito da Sofia, da varie Ong e dalla Ue - ha preceduto di poche ore il pronunciamento della Corte Suprema.
— FONTI
- (Fonti: Il Giornale.it, 26/12/2005)
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