Le mogli dei condannati a morte per l'omicidio nel...
Le mogli dei condannati a morte per l'omicidio nel gennaio 2001 dell'allora Presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Laurent-Desire Kabila, hanno protestato contro la sospensione del loro diritto di visitare i detenuti, nel corso di una
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Le mogli dei condannati a morte per l'omicidio nel gennaio 2001 dell'allora Presidente della Repubblica Democratica del Congo (RDC), Laurent-Desire Kabila, hanno protestato contro la sospensione del loro diritto di visitare i detenuti, nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Kinshasa.
"Ci � vietato qualsiasi contatto con i nostri mariti", ha detto Chantale Oya, moglie del Colonnello Eddy Kapend, ex luogotenente di Kabila che, insieme ad altri 29 uomini, � stato condannato a morte in relazione all'omicidio di Kabila.
"Le autorit� del Centro penitenziario di rieducazione di Kinshasa (CPRK, la prigione centrale della capitale) non ci consentiranno di portare ai nostri mariti n� cibo n� medicine", ha aggiunto.
"Le mogli dei condannati si sono lamentate di non aver ricevuto alcuna informazione sui loro mariti.
"Abbiamo paura a causa dei 15 uomini che sono stati giustiziati alla vigilia del verdetto," ha detto Leontine Bailly, moglie di Constantin Nono Lutula, ex consigliere speciale di Kabila sulle questioni relative alla sicurezza, anche lui condannato a morte.
La donna si riferiva al rapporto del 13 gennaio del gruppo congolese La Voix des Sans Voix (VSV - La Voce dei Senza Voce), una ONG per i diritti umani, nel quale si parla dei 15 giustiziati.
L'inasprimento delle regole carcerarie � avvenuto quando la Corte d'Ordine Militare ha sequestrato tutti i beni e le propriet� dei condannati, privando i loro famigliari dei mezzi di sussistenza.
Amnesty International ha descritto la corte militare "un noto tribunale iniquo solitamente usato dalle autorit� congolesi per mettere a tacere i dissidenti e incarcerare reali o supposti oppositori, inclusi politici, giornalisti e difensori dei diritti umani".
Sia Bailly che Oya si sono lamentate del fatto che i militari hanno occupato le loro case. "Hanno addirittura preso il mio telefono cellulare e altre beni di mia propriet�," ha detto Oya.
Secondo il direttore del CPRK, Dido Kitungwa, l'inasprimento delle regole in carcere per i detenuti � semplicemente una misura di sicurezza. "Tutti i condannati sono l�, come ogni altro prigioniero. Le misure che abbiamo preso servono ad evitare eventuali tentativi di fuga. In questo processo alcuni hanno gi� tentato di scappare, come Maj [Janvier] Bora [Kamwanya].
Permetteremo ai famigliare di vedere i prigionieri pi� avanti," ha detto Kitungwa. Inoltre ha assicurato che il CPRK si sta occupando dei bisogni medici e nutrizionali dei condannati.
Trenta persone sono state condannate a morte il 7 gennaio in un processo di 135 accusati coinvolti nell'assassinio di Kabila. Venti di loro sono in prigione mentre altri 10, processati in absentia, sono sparsi per il paese. Alri 27 sono stati condannati all'ergastolo, 41 sono stati rilasciati e i restanti hanno ricevuto condanne che vanno dai 2 ai 20 anni di carcere.i � vietato persino incontrarli. Non sappiamo neanche se siano ancora vivi e nella prigione".
"Ci � vietato qualsiasi contatto con i nostri mariti", ha detto Chantale Oya, moglie del Colonnello Eddy Kapend, ex luogotenente di Kabila che, insieme ad altri 29 uomini, � stato condannato a morte in relazione all'omicidio di Kabila.
"Le autorit� del Centro penitenziario di rieducazione di Kinshasa (CPRK, la prigione centrale della capitale) non ci consentiranno di portare ai nostri mariti n� cibo n� medicine", ha aggiunto.
"Le mogli dei condannati si sono lamentate di non aver ricevuto alcuna informazione sui loro mariti.
"Abbiamo paura a causa dei 15 uomini che sono stati giustiziati alla vigilia del verdetto," ha detto Leontine Bailly, moglie di Constantin Nono Lutula, ex consigliere speciale di Kabila sulle questioni relative alla sicurezza, anche lui condannato a morte.
La donna si riferiva al rapporto del 13 gennaio del gruppo congolese La Voix des Sans Voix (VSV - La Voce dei Senza Voce), una ONG per i diritti umani, nel quale si parla dei 15 giustiziati.
L'inasprimento delle regole carcerarie � avvenuto quando la Corte d'Ordine Militare ha sequestrato tutti i beni e le propriet� dei condannati, privando i loro famigliari dei mezzi di sussistenza.
Amnesty International ha descritto la corte militare "un noto tribunale iniquo solitamente usato dalle autorit� congolesi per mettere a tacere i dissidenti e incarcerare reali o supposti oppositori, inclusi politici, giornalisti e difensori dei diritti umani".
Sia Bailly che Oya si sono lamentate del fatto che i militari hanno occupato le loro case. "Hanno addirittura preso il mio telefono cellulare e altre beni di mia propriet�," ha detto Oya.
Secondo il direttore del CPRK, Dido Kitungwa, l'inasprimento delle regole in carcere per i detenuti � semplicemente una misura di sicurezza. "Tutti i condannati sono l�, come ogni altro prigioniero. Le misure che abbiamo preso servono ad evitare eventuali tentativi di fuga. In questo processo alcuni hanno gi� tentato di scappare, come Maj [Janvier] Bora [Kamwanya].
Permetteremo ai famigliare di vedere i prigionieri pi� avanti," ha detto Kitungwa. Inoltre ha assicurato che il CPRK si sta occupando dei bisogni medici e nutrizionali dei condannati.
Trenta persone sono state condannate a morte il 7 gennaio in un processo di 135 accusati coinvolti nell'assassinio di Kabila. Venti di loro sono in prigione mentre altri 10, processati in absentia, sono sparsi per il paese. Alri 27 sono stati condannati all'ergastolo, 41 sono stati rilasciati e i restanti hanno ricevuto condanne che vanno dai 2 ai 20 anni di carcere.i � vietato persino incontrarli. Non sappiamo neanche se siano ancora vivi e nella prigione".
— FONTI
- (Fonti: IRIN (UN Integrated Regional Information Networks) 28/01/2003)
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