Le autorità comuniste del Vietnam applicano la pena...
Le autorità comuniste del Vietnam applicano la pena di morte per 29 diversi reati, tra cui una serie di reati economici oltre a omicidio, tradimento, traffico di droga, violenza sessuale nei confronti di minori e i casi più gravi di rapina a mano armata
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Le autorità comuniste del Vietnam applicano la pena di morte per 29 diversi reati, tra cui una serie di reati economici oltre a omicidio, tradimento, traffico di droga, violenza sessuale nei confronti di minori e i casi più gravi di rapina a mano armata.
Le leggi prevedono la pena di morte per chi si sia indebitamente appropriato di beni dello stato di un valore pari o superiore a 500 milioni di dong (33.108 dollari).
Nel luglio 2001, la Corte Suprema del Popolo ha emanato una direttiva che prevede per il traffico di droga pene diverse a seconda della quantità di stupefacente: 20 anni di reclusione da 100 a 300 grammi di eroina, carcere a vita da 300 a 600 grammi e pena di morte per quantità superiori a 600 grammi.
Nel gennaio 2004, il governo vietnamita ha stabilito essere un reato diffondere informazioni sulla pena di morte, classificate come segreto di stato.
In base alla legge vietnamita, una volta respinta la domanda di grazia, lo stato è tenuto a eseguire la sentenza il più presto possibile. Ma i condannati a morte in Vietnam generalmente attendono in carcere almeno un anno prima di essere giustiziati.
L’esecuzione viene effettuata, spesso in pubblico e all’alba, da un plotone composto da cinque persone. Il condannato viene bendato e legato a un palo prima di essere fucilato. Nelle zone rurali del Vietnam, le persone vengono a volte processate da tribunali “ambulanti” in caso di prove schiaccianti che indichino la loro colpevolezza. I processi sono presieduti da funzionari giudiziari locali e spesso si svolgono all’aperto. In questi procedimenti gli imputati non godono di garanzie adeguate. Gli imputati raramente possono scegliersi un avvocato, il quale peraltro ha un minimo accesso al suo cliente. Secondo un esperto citato dal Dipartimento di Stato americano più del 95% delle persone portate in tribunale sono riconosciute colpevoli.
Il Vietnam continua a condurre una durissima campagna contro le chiese cristiane "illegali" che considera la propaganda del regime bolla come “contaminate dai protestanti americani e quindi contrarie agli interessi del paese”. Particolarmente grave la repressione nei confronti dei Montagnard, conosciuti anche come Degar, la minoranza etnica di religione cristiana che abita gli Altipiani Centrali. La Montagnard Foundation, un gruppo a tutela dei diritti umani del popolo Degar che ha base in South Carolina, ha riportato esecuzioni sommarie di membri della comunità Degar avvenute nel corso del 2003.
Ogni anno avvengono un centinaio di esecuzioni. Nel 2002, in base a quanto comparso sulla stampa ufficiale, almeno 34 persone sono state giustiziate.
Nel 2003, si è registrata una escalation nell’applicazione della pena di morte, in particolare per reati di droga. Secondo notizie uscite sui giornali del regime, 110 persone sono state condannate a morte, di cui 63 per droga e 4 donne per frode. Le esecuzioni sono state almeno 69, la maggior parte delle quali effettuate in pubblico, ma il numero reale è molto probabilmente più alto.
Le leggi prevedono la pena di morte per chi si sia indebitamente appropriato di beni dello stato di un valore pari o superiore a 500 milioni di dong (33.108 dollari).
Nel luglio 2001, la Corte Suprema del Popolo ha emanato una direttiva che prevede per il traffico di droga pene diverse a seconda della quantità di stupefacente: 20 anni di reclusione da 100 a 300 grammi di eroina, carcere a vita da 300 a 600 grammi e pena di morte per quantità superiori a 600 grammi.
Nel gennaio 2004, il governo vietnamita ha stabilito essere un reato diffondere informazioni sulla pena di morte, classificate come segreto di stato.
In base alla legge vietnamita, una volta respinta la domanda di grazia, lo stato è tenuto a eseguire la sentenza il più presto possibile. Ma i condannati a morte in Vietnam generalmente attendono in carcere almeno un anno prima di essere giustiziati.
L’esecuzione viene effettuata, spesso in pubblico e all’alba, da un plotone composto da cinque persone. Il condannato viene bendato e legato a un palo prima di essere fucilato. Nelle zone rurali del Vietnam, le persone vengono a volte processate da tribunali “ambulanti” in caso di prove schiaccianti che indichino la loro colpevolezza. I processi sono presieduti da funzionari giudiziari locali e spesso si svolgono all’aperto. In questi procedimenti gli imputati non godono di garanzie adeguate. Gli imputati raramente possono scegliersi un avvocato, il quale peraltro ha un minimo accesso al suo cliente. Secondo un esperto citato dal Dipartimento di Stato americano più del 95% delle persone portate in tribunale sono riconosciute colpevoli.
Il Vietnam continua a condurre una durissima campagna contro le chiese cristiane "illegali" che considera la propaganda del regime bolla come “contaminate dai protestanti americani e quindi contrarie agli interessi del paese”. Particolarmente grave la repressione nei confronti dei Montagnard, conosciuti anche come Degar, la minoranza etnica di religione cristiana che abita gli Altipiani Centrali. La Montagnard Foundation, un gruppo a tutela dei diritti umani del popolo Degar che ha base in South Carolina, ha riportato esecuzioni sommarie di membri della comunità Degar avvenute nel corso del 2003.
Ogni anno avvengono un centinaio di esecuzioni. Nel 2002, in base a quanto comparso sulla stampa ufficiale, almeno 34 persone sono state giustiziate.
Nel 2003, si è registrata una escalation nell’applicazione della pena di morte, in particolare per reati di droga. Secondo notizie uscite sui giornali del regime, 110 persone sono state condannate a morte, di cui 63 per droga e 4 donne per frode. Le esecuzioni sono state almeno 69, la maggior parte delle quali effettuate in pubblico, ma il numero reale è molto probabilmente più alto.
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