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ARABIA SAUDITA

L'Arabia Saudita segue un'interpretazione rigida della...

L'Arabia Saudita segue un'interpretazione rigida della legge islamica che prescrive la pena di morte per omicidio, stupro, traffico di droga e rapina

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L'Arabia Saudita segue un'interpretazione rigida della legge islamica che prescrive la pena di morte per omicidio, stupro, traffico di droga e rapina. La Sharia prevede anche l'eventualità che un parente stretto della vittima possa risparmiare la vita al condannato in cambio di un indennizzo in denaro, il cosiddetto "prezzo del sangue".L'Arabia Saudita ha un numero di esecuzioni tra i più alti al mondo, sia in termini assoluti che in percentuale sulla popolazione, avendo giustiziato più di mille persone negli ultimi vent'anni. Il record è stato stabilito nel 1995 con 191 esecuzioni. Quasi i due terzi delle persone giustiziate in Arabia Saudita sono stranieri. Molte delle esecuzioni rese note sono state inflitte per omicidi e stupri, anche se un buon numero di reati non violenti si sono risolti con la decapitazione. I reati meno gravi che hanno condotto ad esecuzioni sono stati: apostasia, stregoneria, violenze sessuali e crimini relativi all'uso di droga, leggera e pesante. La giustizia saudita è particolarmente rigida con i lavoratori stranieri, specie con quelli provenienti dai paesi poveri del Medioriente, dell'Africa e dell'Asia, che rappresentano quasi un quarto della popolazione saudita. I lavoratori immigrati sono vulnerabili agli abusi dei loro datori di lavoro e delle autorità. Se arrestati, i cittadini stranieri possono essere ingannati perché costretti a firmare una confessione in lingua araba, che spesso non comprendono. I lavoratori immigrati sono stati frequentemente torturati e maltrattati, giustiziati o flagellati o amputati molto più dei cittadini sauditi.Fonti ufficiali riferiscono che le esecuzioni delle donne non si svolgono in pubblico. La legge prevede la pena di morte anche per i minorenni. Il problema principale della pena di morte in Arabia Saudita è che vengono violate le norme procedurali fondamentali. Pare che i tribunali accettino come prova le confessioni ottenute sotto tortura. Il Governo sostiene che la pena di morte è un valido deterrente, e ogni esecuzione di trafficanti di droga viene preceduta e seguita da avvisi pubblici. Dopo la condanna in primo grado i casi passano attraverso una fase di appello obbligatorio, e le condanne a morte devono venir ratificate dal Consiglio Giudiziario Supremo di Re Fahd.Organizzazioni umanitarie denunciano l'esistenza in Arabia Saudita di processi senza garanzie e rilevano che l'Islam pone limiti ben precisi all'uso della pena di morte.