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IRAQ

La sopravvivenza di Saddam per un quarto di secolo...

La sopravvivenza di Saddam per un quarto di secolo è dipesa dalla risposta spietata a ogni accenno di dissenso

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La sopravvivenza di Saddam per un quarto di secolo è dipesa dalla risposta spietata a ogni accenno di dissenso. Le stime passate sulle persone giustiziate durante la dittatura di Saddam sembrano essere state inferiori di decine di migliaia di vittime. L'Autorità Provvisoria della Coalizione in Iraq ha detto che almeno 300.000 persone sono state sepolte in fosse comuni. Funzionari di organizzazioni per i diritti umani parlano di 500.000 persone e alcuni partiti politici iracheni stimano che siano più di un milione le persone giustiziate e sepolte in luogo segreto. Si ritiene che Saddam abbia fatto uccidere centinaia di capi militari dopo che sue spie infiltrate nei loro ranghi avevano riferito di segni di infedeltà. Esecuzioni di oppositori politici e "cospiratori" militari si sono verificate fino al giorno della caduta del regime.
Il solo criticare Saddam costituiva reato. Gli autori potevano anche finire davanti al plotone di esecuzione, ma per terrorizzare i suoi cittadini il regime arrivava ad applicare altre pene crudeli. Alcune di queste, come la marchiatura della fronte o l'amputazione di orecchie, mani e lingua, erano prescritte dalla legge oppure effettuate arbitrariamente dai reparti della milizia noti come i Feddayin di Saddam.
Nelle carceri irachene, tra cui almeno 200 segrete, dislocate in alcuni magazzini, depositi, edifici governativi o nei ministeri, tortura e maltrattamenti erano all'ordine del giorno, tra cui scariche elettriche per mutilare le mani, estrazione delle unghie, violenze sessuali e "stupri autorizzati". Tutti i presidi militari avevano poi un loro centro di detenzione riservato di solito ai prigionieri politici, stimati in circa 4.000 su un totale di 60.000 detenuti, migliaia dei quali mai processati e in attesa solo di un'amnistia. In alternativa alle amnistie, il regime ha spesso messo in atto "campagne di pulizia delle prigioni" che consistevano nello svuotamento di quelle sovraffollate tramite l'esecuzione di centinaia di detenuti alla volta.
Secondo il Rapporto presentato il 1° aprile 2002 alla Commissione ONU per i Diritti Umani, il Governo iracheno avrebbe giustiziato circa 4.000 persone dal 1998 al 2001. Il maggiore dei figli di Saddam, Uday, era considerato un vero e proprio patito delle esecuzioni pubbliche e, con il fratello Qusay, avrebbe firmato un numero di decreti di esecuzione stimato in 10.000.
In base a notizie pubblicate sulla stampa irachena e riportate da fonti dell'opposizione, Nessuno tocchi Caino ha registrato almeno 214 esecuzioni in Iraq nel 2002.
Almeno 113 esecuzioni, quasi tutte a seguito di processi sommari, sono state registrate nel 2003, fino al 9 aprile, giorno della caduta del regime di Saddam Hussein.
Da allora, l'applicazione della pena di morte in Iraq è stata sospesa dall'Autorità Provvisoria della Coalizione e la Costituzione provvisoria non vi fa alcun riferimento.
L'8 agosto 2004, il Governo iracheno ad interim guidato da Iyad Allawi ha varato una legge che ripristina la pena di morte per omicidio, sequestro di persona e traffico di stupefacenti.