La Russia è impegnata nell'abolizione della pena di...
La Russia è impegnata nell'abolizione della pena di morte come membro del Consiglio d'Europa dal 28 febbraio 1996
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La Russia è impegnata nell'abolizione della pena di morte come membro del Consiglio d'Europa dal 28 febbraio 1996. Avrebbe dovuto firmare il Sesto Protocollo alla Convenzione Europea dei Diritti Umani entro un anno dall'ingresso nel Consiglio e ratificarlo entro tre.
Nel 1996, l'allora Presidente Boris Eltsin, per adempiere agli obblighi internazionali, ha imposto una moratoria sulle esecuzioni - tuttora in vigore - che ha aggirato il costante rifiuto da parte del Parlamento (Duma di Stato) di abolire la pena di morte (una proposta di legge per una moratoria è stata respinta dal Parlamento il 14 marzo 1997).
L'introduzione nel 1996 del Codice Penale della Federazione Russa ha ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5: omicidio premeditato con circostanze aggravanti; tentato omicidio di un personaggio pubblico o statale; tentato omicidio di un amministratore della giustizia o di un investigatore; tentato omicidio di un funzionario della legge; genocidio.
Il 2 giugno 1999 Eltsin ha emanato un decreto di commutazione in ergastolo o a 25 anni di tutte le 716 condanne a morte.
Nel febbraio del 2000 la Corte Costituzionale ha stabilito che non possono essere pronunciate nuove condanne a morte fino a che non sia messo in pratica un nuovo sistema di giurie in tutto il paese. Il 1° luglio 2002 è entrato in vigore il nuovo Codice di Procedura Penale russo, in base al quale la giuria decide l'innocenza o la colpevolezza e il giudice emette la sentenza. Tuttavia non sono ancora state istituite tutte le giurie nelle 89 entità della Federazione.
Nel luglio 2003 il Cremlino ha voluto ricordare che la moratoria sulla pena di morte resterà in vigore fino al 1° gennaio 2008, data a partire dalla quale i processi con giurie dovrebbero essere la norma nell'intero paese. L'attuale Presidente Vladimir Putin si è comunque dichiarato contrario alla pena di morte.
L'ultima esecuzione in Russia ha avuto luogo il 2 settembre 1996. La pena di morte è stata però praticata in Cecenia, la regione indipendentista che ha introdotto corti islamiche che applicano la legge della Sharia e generalmente fucilano chi collabora con le autorità federali con l'accusa di "tradimento della nazione". Secondo fonti del Governo ceceno, la prima esecuzione in Cecenia, avvenuta per decisione di una corte della Sharia, risale al 5 agosto 1996, quando i ribelli hanno fucilato il capo del distretto amministrativo di Vedeno. Nel 2001 sono state compiute 21 esecuzioni; nel 2002 sono state almeno 15. Non si hanno notizie di esecuzioni in Cecenia nel 2003 e nel 2004.
D'altra parte, organizzazioni internazionali accusano la Russia di esecuzioni sommarie, stupro, tortura e sparizioni da quando le truppe hanno invaso la Repubblica nell'ottobre del 1999 nel tentativo di piegare le forze separatiste. Secondo l'organizzazione non governativa russa Memorial, sono migliaia i ceceni arrestati dalle forze federali russe dall'inizio del conflitto. Nel solo 2003 ci sarebbero stati almeno 472 casi di sparizione, dato relativo soltanto al 25, 30% del territorio ceceno dove Memorial ha potuto accedere. Di queste 472 persone sparite, 269 non hanno lasciato traccia, 48 sono state ritrovate in seguito con chiari segni di tortura, 155 sono state liberate a seguito del pagamento di un riscatto.
Nel 1996, l'allora Presidente Boris Eltsin, per adempiere agli obblighi internazionali, ha imposto una moratoria sulle esecuzioni - tuttora in vigore - che ha aggirato il costante rifiuto da parte del Parlamento (Duma di Stato) di abolire la pena di morte (una proposta di legge per una moratoria è stata respinta dal Parlamento il 14 marzo 1997).
L'introduzione nel 1996 del Codice Penale della Federazione Russa ha ridotto il numero dei reati capitali da 33 a 5: omicidio premeditato con circostanze aggravanti; tentato omicidio di un personaggio pubblico o statale; tentato omicidio di un amministratore della giustizia o di un investigatore; tentato omicidio di un funzionario della legge; genocidio.
Il 2 giugno 1999 Eltsin ha emanato un decreto di commutazione in ergastolo o a 25 anni di tutte le 716 condanne a morte.
Nel febbraio del 2000 la Corte Costituzionale ha stabilito che non possono essere pronunciate nuove condanne a morte fino a che non sia messo in pratica un nuovo sistema di giurie in tutto il paese. Il 1° luglio 2002 è entrato in vigore il nuovo Codice di Procedura Penale russo, in base al quale la giuria decide l'innocenza o la colpevolezza e il giudice emette la sentenza. Tuttavia non sono ancora state istituite tutte le giurie nelle 89 entità della Federazione.
Nel luglio 2003 il Cremlino ha voluto ricordare che la moratoria sulla pena di morte resterà in vigore fino al 1° gennaio 2008, data a partire dalla quale i processi con giurie dovrebbero essere la norma nell'intero paese. L'attuale Presidente Vladimir Putin si è comunque dichiarato contrario alla pena di morte.
L'ultima esecuzione in Russia ha avuto luogo il 2 settembre 1996. La pena di morte è stata però praticata in Cecenia, la regione indipendentista che ha introdotto corti islamiche che applicano la legge della Sharia e generalmente fucilano chi collabora con le autorità federali con l'accusa di "tradimento della nazione". Secondo fonti del Governo ceceno, la prima esecuzione in Cecenia, avvenuta per decisione di una corte della Sharia, risale al 5 agosto 1996, quando i ribelli hanno fucilato il capo del distretto amministrativo di Vedeno. Nel 2001 sono state compiute 21 esecuzioni; nel 2002 sono state almeno 15. Non si hanno notizie di esecuzioni in Cecenia nel 2003 e nel 2004.
D'altra parte, organizzazioni internazionali accusano la Russia di esecuzioni sommarie, stupro, tortura e sparizioni da quando le truppe hanno invaso la Repubblica nell'ottobre del 1999 nel tentativo di piegare le forze separatiste. Secondo l'organizzazione non governativa russa Memorial, sono migliaia i ceceni arrestati dalle forze federali russe dall'inizio del conflitto. Nel solo 2003 ci sarebbero stati almeno 472 casi di sparizione, dato relativo soltanto al 25, 30% del territorio ceceno dove Memorial ha potuto accedere. Di queste 472 persone sparite, 269 non hanno lasciato traccia, 48 sono state ritrovate in seguito con chiari segni di tortura, 155 sono state liberate a seguito del pagamento di un riscatto.
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