Nessuno tocchi Caino

La procedura penale statunitense è stata profondamente...

La procedura penale statunitense è stata profondamente riformata in senso garantista da una serie di sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti

2 MIN DI LETTURA
La procedura penale statunitense è stata profondamente riformata in senso garantista da una serie di sentenze pronunciate dalla Corte Suprema degli Stati Uniti.
Il 9 gennaio 2002, la Corte Suprema ha ribadito che quando una giuria popolare viene chiamata a scegliere tra condanna a morte ed ergastolo deve ricevere adeguate informazioni sull'eventualità o meno che il condannato possa mai uscire in libertà condizionale.
La corte decideva il caso di William Kelly, condannato a morte nel 1996 in South Carolina.
Con la sentenza pronunciata il 24 giugno 2002 nel caso Ring v. Arizona i giudici della Corte hanno stabilito l'incostituzionalità delle norme che attribuiscono ad un giudice monocratico o una giuria di giudici, anziché a una giuria popolare, la valutazione delle circostanze aggravanti e attenuanti e la decisione della pena nei casi capitali.
La sentenza incide nella seconda fase del procedimento penale americano, quella che attiene alla pena. La prima fase attiene alla sentenza durante la quale una giuria popolare decide se l'imputato è innocente o colpevole.
Mentre gli stati del Montana e dell'Indiana avevano modificato in questo senso la normativa interna prima della pronuncia della Corte Suprema, altri stati come Delaware, Colorado, Idaho, Nevada, Nebraska e Arizona si sono adeguati successivamente.
Solo in Alabama e in Florida sono ancora i giudici monocratici che possono modificare le raccomandazioni delle giurie nei casi capitali.
Il 20 giugno 2002, è intervenuta anche un'altra importante sentenza della Corte Suprema che ha ristretto il ricorso alla pena di morte.
Nel caso Atkins v. Virginia la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che l'esecuzione di condannati a morte minorati mentali è una pena crudele ed inusuale e per questo è incostituzionale.
Nel decidere questo i giudici hanno preso atto del fatto che il consenso nazionale contro questa realtà della pena di morte è andato crescendo dal 1989 in poi.
Da allora vi sono stati 16 stati e il governo federale che in questi casi hanno vietato l'esecuzione. La decisione ha avviato la revisione di molti casi individuali e anche modifiche legislative.