La pena di morte è in vigore da quando il Botswana è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966.
La pena di morte è in vigore da quando il Botswana è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966.
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La pena di morte è in vigore da quando il Botswana è divenuto indipendente dalla Gran Bretagna nel 1966. Da allora sono state messe a morte almeno 47 persone (al 31 dicembre 2015).
Sono considerati crimini capitali omicidio, pirateria, tradimento, spionaggio, attentato alla vita del Capo dello Stato e reati militari come ammutinamento e diserzione di fronte al nemico.
Il numero delle esecuzioni, spesso effettuate in segreto, è sempre stato molto basso, una o al massimo due l’anno. Nel 2004 e nel 2005, per la prima volta dopo molti anni, non si è registrata alcuna esecuzione. Tra il 2006 e il 2010 sono state effettuate cinque esecuzioni, una all’anno. Nel 2011 non sono state compiute esecuzioni.Nel 2012 è stata effettuata almeno un’esecuzione. Secondo Amnesty International, le esecuzioni sarebbero state 2 e 5 le condanne a morte. Un’altra esecuzione è stata compiuta nel maggio 2013. Nessuna esecuzione è stata effettuata nel 2014 e nel 2015.
Le esecuzioni non possono avvenire senza un mandato firmato dal Presidente, ma nessun Presidente ha mai concesso la grazia.
Nell’ottobre 2008, il Presidente del Botswana, Seretse Khama Ian Khama, ha dichiarato che il Governo non intende cambiare la sua attuale posizione sulla pena di morte. Ha aggiunto che questo non significa che il governo si diverta a farlo ma è l’unico modo per scoraggiare le persone a uccidere. “La paura di rischiare la pena di morte può portare un possibile omicida a pensarci due volte prima di uccidere qualcuno”, perché “nessuno vuole morire”.
Il 9 ottobre 2013, il giudice dell’Alta Corte di Lobatse, Tshepo Motshwagole, ha stabilito che il processo capitale in Botswana è incostituzionale. Con una sentenza storica, ha demolito l’articolo 203 del Codice Penale, dicendo che esso prevede di fatto una condanna a morte obbligatoria, dal momento che non consente a un imputato di omicidio di primo grado di far valere tutti i fattori attenuanti – ad esempio, il fatto di essere al primo reato, essersi pentito e aver subito una carcerazione preventiva – che possano convincere il giudice di merito a non comminare la pena di morte. Per il giudice dell’Alta Corte era ingiusto che un omicida senza attenuanti non meritasse nessuna clemenza mentre a un altro omicida poteva essere accordata. Motshwagole ha stabilito che tale disparità di trattamento, benefici e tutela di legge è contraria all’articolo 3(a) e 10(1) della Costituzione. Il giudice ha fatto notare che in Botswana, nei casi di omicidio con circostanze attenuanti, la pena massima che può essere inflitta è di 25 anni. Egli ha inoltre spiegato che “c’è una differenza qualitativa tra la pena di morte e la detenzione massima di 25 anni finora applicata dalla Corte d’Appello in una manciata di casi.” “Ciò dovrebbe turbare le nostre coscienze e farci rendere conto che il nostro sistema giudiziario è malato, iniquo e profondamente ingiusto, in quanto offende i principi fondamentali della Giustizia.”
La sentenza di Motswagole riguardava il caso di Rodney Masoko, accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Gloria Zwemisi, il 27 febbraio 2006 a Francistown. L’avvocato Kgosietsile Ngakaagae, un ex pubblico ministero, ha annunciato che, a seguito della sentenza dell’Alta Corte, in Botswana non ci saranno più impiccagioni, che resteranno sospese fino a che la sentenza del giudice Motswagole non sarà ribaltata dalla Corte d’Appello, se mai sarà fatto ricorso. Il 16 ottobre 2013, la Direzione della Pubblica Accusa (DPP) ha annunciato con un comunicato stampa di aver deciso di appellarsi contro la sentenza del giudice Tshepo Motshwagole. Il DPP ha detto che la pena di morte in Botswana rimane in vigore ed è costituzionale, come è stato stabilito nella sentenza del 1995 della Corte d’Appello nel caso Ntesang vs State, e la decisione nel caso di Rodney Masoko non la supera né ha effetti vincolanti per gli altri giudici dell’Alta Corte.
Nel 2013, la Corte d’Appello ha risparmiato la vita ad almeno cinque detenuti del braccio della morte attraverso una riduzione di pena o la loro assoluzione definitiva.
Il 23 gennaio 2013, il Botswana è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU. Il Governo ha respinto le raccomandazioni di introdurre una moratoria legale delle esecuzioni e di abolire la pena di morte. Finché la maggioranza dei cittadini del Botswana continuerà a volere la pena capitale, il governo continuerà a sostenerla, ha detto il Ministro della Giustizia Dikgakgamatso Seretse.
Dopo l’ultima esecuzione del 27 maggio 2013, erano rimasti solo due condannati nel braccio della morte: Mangombe Tadubane e Gatlhalosamang Gaboakelwe.
Il 18 dicembre 2014, il Botswana ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come negli anni precedenti.
Sono considerati crimini capitali omicidio, pirateria, tradimento, spionaggio, attentato alla vita del Capo dello Stato e reati militari come ammutinamento e diserzione di fronte al nemico.
Il numero delle esecuzioni, spesso effettuate in segreto, è sempre stato molto basso, una o al massimo due l’anno. Nel 2004 e nel 2005, per la prima volta dopo molti anni, non si è registrata alcuna esecuzione. Tra il 2006 e il 2010 sono state effettuate cinque esecuzioni, una all’anno. Nel 2011 non sono state compiute esecuzioni.Nel 2012 è stata effettuata almeno un’esecuzione. Secondo Amnesty International, le esecuzioni sarebbero state 2 e 5 le condanne a morte. Un’altra esecuzione è stata compiuta nel maggio 2013. Nessuna esecuzione è stata effettuata nel 2014 e nel 2015.
Le esecuzioni non possono avvenire senza un mandato firmato dal Presidente, ma nessun Presidente ha mai concesso la grazia.
Nell’ottobre 2008, il Presidente del Botswana, Seretse Khama Ian Khama, ha dichiarato che il Governo non intende cambiare la sua attuale posizione sulla pena di morte. Ha aggiunto che questo non significa che il governo si diverta a farlo ma è l’unico modo per scoraggiare le persone a uccidere. “La paura di rischiare la pena di morte può portare un possibile omicida a pensarci due volte prima di uccidere qualcuno”, perché “nessuno vuole morire”.
Il 9 ottobre 2013, il giudice dell’Alta Corte di Lobatse, Tshepo Motshwagole, ha stabilito che il processo capitale in Botswana è incostituzionale. Con una sentenza storica, ha demolito l’articolo 203 del Codice Penale, dicendo che esso prevede di fatto una condanna a morte obbligatoria, dal momento che non consente a un imputato di omicidio di primo grado di far valere tutti i fattori attenuanti – ad esempio, il fatto di essere al primo reato, essersi pentito e aver subito una carcerazione preventiva – che possano convincere il giudice di merito a non comminare la pena di morte. Per il giudice dell’Alta Corte era ingiusto che un omicida senza attenuanti non meritasse nessuna clemenza mentre a un altro omicida poteva essere accordata. Motshwagole ha stabilito che tale disparità di trattamento, benefici e tutela di legge è contraria all’articolo 3(a) e 10(1) della Costituzione. Il giudice ha fatto notare che in Botswana, nei casi di omicidio con circostanze attenuanti, la pena massima che può essere inflitta è di 25 anni. Egli ha inoltre spiegato che “c’è una differenza qualitativa tra la pena di morte e la detenzione massima di 25 anni finora applicata dalla Corte d’Appello in una manciata di casi.” “Ciò dovrebbe turbare le nostre coscienze e farci rendere conto che il nostro sistema giudiziario è malato, iniquo e profondamente ingiusto, in quanto offende i principi fondamentali della Giustizia.”
La sentenza di Motswagole riguardava il caso di Rodney Masoko, accusato di aver ucciso la sua fidanzata, Gloria Zwemisi, il 27 febbraio 2006 a Francistown. L’avvocato Kgosietsile Ngakaagae, un ex pubblico ministero, ha annunciato che, a seguito della sentenza dell’Alta Corte, in Botswana non ci saranno più impiccagioni, che resteranno sospese fino a che la sentenza del giudice Motswagole non sarà ribaltata dalla Corte d’Appello, se mai sarà fatto ricorso. Il 16 ottobre 2013, la Direzione della Pubblica Accusa (DPP) ha annunciato con un comunicato stampa di aver deciso di appellarsi contro la sentenza del giudice Tshepo Motshwagole. Il DPP ha detto che la pena di morte in Botswana rimane in vigore ed è costituzionale, come è stato stabilito nella sentenza del 1995 della Corte d’Appello nel caso Ntesang vs State, e la decisione nel caso di Rodney Masoko non la supera né ha effetti vincolanti per gli altri giudici dell’Alta Corte.
Nel 2013, la Corte d’Appello ha risparmiato la vita ad almeno cinque detenuti del braccio della morte attraverso una riduzione di pena o la loro assoluzione definitiva.
Il 23 gennaio 2013, il Botswana è stato sottoposto alla Revisione Periodica Universale del Consiglio dei Diritti Umani dell’ONU. Il Governo ha respinto le raccomandazioni di introdurre una moratoria legale delle esecuzioni e di abolire la pena di morte. Finché la maggioranza dei cittadini del Botswana continuerà a volere la pena capitale, il governo continuerà a sostenerla, ha detto il Ministro della Giustizia Dikgakgamatso Seretse.
Dopo l’ultima esecuzione del 27 maggio 2013, erano rimasti solo due condannati nel braccio della morte: Mangombe Tadubane e Gatlhalosamang Gaboakelwe.
Il 18 dicembre 2014, il Botswana ha votato contro la Risoluzione per una Moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come negli anni precedenti.
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