La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati
La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio ed altri reati
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La pena capitale è prevista come obbligatoria per omicidio
ed altri reati che non causano la morte come rapina a mano armata o tradimento.
Sono reati capitali anche la truffa e reati contro lo stato.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo aveva posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni. A partire dal 1999, 12 stati del nord hanno introdotto nei Codici Penali la Sharia, destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal, e innescando contrasti con le minoranze cristiane sfociati in scontri armati che hanno causato migliaia di morti. Le autorità nigeriane però hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo aveva parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo” e aveva rassicurato la comunità internazionale poiché i ricorsi giurisdizionali a livello federale garantiscono la cancellazione di una condanna pronunciata da corti islamiche. Sulla base di questi ricorsi, la Corte Suprema della Nigeria potrebbe arrivare a dichiarare la Sharia stessa incostituzionale. Un esito che i Governatori dei dodici Stati settentrionali che l’hanno introdotta non vogliono, ragione per cui le condanne alla lapidazione vengono sistematicamente rovesciate dalle stesse corti d’appello locali della Sharia. Dal 2000, infatti, molti nigeriani islamici sono stati condannati alla lapidazione per “reati” di natura sessuale, come adulterio e omosessualità, ma nessuna di queste condanne è stata eseguita, essendo state annullate in appello o commutate in pene detentive. La prima e per ora unica esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, impiccato nello Stato del Katsina per omicidio.
Nel gennaio 2000, il Presidente Obasanjo ha concesso la grazia ai condannati in attesa di esecuzione da oltre 20 anni e commutato in ergastolo le condanne a morte di chi aveva trascorso tra i 10 e i 20 anni nel braccio della morte. Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo dichiarò: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Ha poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale.
Il 24 giugno 2013, la Nigeria ha impiccato quattro prigionieri nella prigione della città di Benin, nello Stato di Edo, nelle prime esecuzioni del Paese dal 2006. Chima Ejiofor, Daniel Nsofor, Osarenmwinda Aigbuohian e Richard Igagu sono stati giustiziati dopo che gli ordini di esecuzione erano stati firmati, due dal Governatore di Edo Comrade Adams Oshiomhole e gli altri due da Governatori di altri Stati. Erano stati condannati per reati come omicidio, stupro e rapina a mano armata.
Secondo Amnesty International, dalla fine della dittatura militare nel maggio 1999 almeno 750 persone sono state condannate a morte in Nigeria, 26 delle quali sono state giustiziate. Nel 2010, le condanne a morte erano state almeno 151. Nel 2011, sono state condannate a morte almeno 72 persone mentre nel 2012 sarebbero state pronunciate 56 condanne a morte secondo informazioni fornite dal Governo.
Nel 2013, sono state imposte almeno 141 condanne a morte, la maggior parte per omicidio, ma anche per altri reati come la rapina a mano armata, secondo Amnesty International. Al 21 dicembre 2013, i detenuti nel braccio della morte erano 1.034, tra cui 20 donne, secondo il Nigerian Prisons Service (NPS).
A ottobre 2011, almeno 20 autori di reato minorenni erano ancora nel braccio della morte della Nigeria, secondo Amnesty International. Nel 2010, il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo aveva espresso grave preoccupazione per la segnalazione di circa 40 minorenni nel braccio della morte della Nigeria, anche se non risulta che questo Paese abbia giustiziato un delinquente giovanile dal 1997. La loro età al momento del loro presunto crimine variava dai 13 ai 17 anni.
La legge federale nigeriana del 2003 sui Diritti dei Fanciulli definisce minorenne una persona sotto i 18 anni nei cui confronti sono proibite pena di morte e punizioni corporali, ma solo se queste disposizioni sono recepite nella normativa statale derivante dalla legge federale. Tuttavia, il Children’s Rights Act 2003 è in vigore solo nel Territorio della Capitale Federale di Abuja e negli Stati che l’hanno ufficialmente adottato, un processo in cui può anche essere modificato. Gli Stati del Sud che devono ancora emanare il loro Children’s Rights Act possono condannare alla pena capitale a partire dai 17 anni. Nel Nord, 13 Stati devono ancora adottare la legge federale. Negli 11 Stati che hanno adottato la Sharia, i musulmani possono essere condannati a morte per crimini Hudud (per i quali la pena prevista è obbligatorio) e Qisas (retribuzione) dall’età della pubertà. I non musulmani negli Stati del Nord che non hanno promulgato il Children’s Rights Act possono essere condannati a morte a partire dall’età di 17 anni al momento del reato ai sensi del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale del 1960.
Alla fine del 2013, molte persone che erano minorenni al momento del fatto erano ancora nel braccio della morte in violazione del diritto internazionale e nazionale nigeriano. La loro età al momento del presunto crimine variava dai 13 ai 17 anni. In assenza di una commutazione della pena, queste persone stanno in effetti scontando una condanna a vita senza possibilità di rilascio.
Al 4 dicembre 2012, erano almeno 970 i detenuti nel braccio della morte, in attesa di esecuzione. Questa cifra comprende 951 maschi e 19 femmine, e si spiega con il permanente rifiuto dei governatori statali di firmare gli ordini di esecuzione. Il responsabile Pubbliche Relazioni dell’amministrazione penitenziaria nigeriana (NPS), Kayode Odeyemi, ha assolto l’amministrazione da ogni colpa per il ritardo nell'esecuzione dei condannati a morte. "Come possiamo eseguire condanne a morte senza i relativi ordini dei governatori? Noi non abbiamo il potere di farlo e poiché i governatori sono riluttanti a ratificare le condanne a morte, dobbiamo tenere i condannati nel braccio della morte a tempo indeterminato.”
Due gruppi di esperti erano stati istituiti dall’ex Presidente Olusegun Obasanjo per riformare il sistema carcerario e affrontare il problema del suo sovraffollamento. Entrambi i gruppi, il Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte, istituito nel 2004, e la Commissione presidenziale sulla riforma dell’amministrazione della giustizia, istituito nel 2007, hanno raccomandato una moratoria delle esecuzioni in quanto il sistema di giustizia penale non poteva più garantire un processo equo.
Il 29 maggio 2011, per commemorare la Giornata della Democrazia, il Governatore dello Stato nigeriano di Ondo, Olusegun Mimiko, ha commutato in ergastolo tre condanne a morte. Sunday John, Ayodele Ikuomenihan e Oluwatimilehin Ifaramoye, condannati per omicidio, erano in attesa dell’esecuzione da settembre 2006.
Il 21 agosto 2011, il Governatore Ibrahim Shema dello Stato di Katsina ha commutato in ergastolo le condanne a morte di otto prigionieri, in occasione delle festività del Ramadan. La decisione è stata presa considerato che gli otto – Musa Dauda, Shehu Idi Magaye, Nura Sabo, Samanu Salisu, Shittu Jubrin, Aminu Sada, Abdulkarim Mohammed e Friday Patrick – si erano distinti per la buona condotta, la lunghezza della detenzione e per il fatto di non aver commesso omicidi.
Il 26 gennaio 2012, il Governatore Ibikunle Amosun dello Stato di Ogun ha concesso l’amnistia a sette detenuti che stavano scontando pene di diversa entità, commutando in ergastolo le condanne a morte di Rasidi Yisau e Saburi Adebayo. Il governatore Amosun ha consigliato ai fortunati detenuti graziati di continuare a osservare le norme della buona condotta anche dopo il loro ritorno in società e ha descritto le prigioni come dei riformatori, deplorando invece le situazioni in cui le persone diventano più insensibili e dure, dopo una detenzione in carcere.
Il 27 febbraio 2012, il Governatore dello Stato del Delta, Emmanuel Uduaghan, ha annunciato che non firmerà ordini di esecuzione per i condannati a morte. Il Governatore ha reso nota la propria decisione in una riunione presso il municipio della Comunità di Umeh, nell’Area del Sud Isoko dello Stato. Uduaghan ha sottolineato di essere un medico e di essere stato formato per salvare vite umane e non per firmare condanne a morte.
Il 27 marzo 2012,in una conferenza organizzata da Lawyers Without Borders ad Abuja, il Presidente della Corte Suprema della Nigeria, Dahiru Musdapher, e il Procuratore Generale della Federazione, Mohammed Bello Adoke, hanno assunto posizioni diverse sulla questione se mantenere o meno la pena di morte nel Paese. Mentre il Presidente della Corte Suprema ha detto che la pena di morte deve essere mantenuta nella Costituzione, nonostante la crescente pressione per abolirla, il Procuratore Generale, che è anche il Ministro della Giustizia della Federazione, ha detto che non poteva prendere una posizione sulla questione e che non sapeva dire se “è giusta o sbagliata”. “La Costituzione prevede esplicitamente la pena di morte ... Inoltre, la Corte Suprema, in una pletora di casi, ha confermato la sua costituzionalità in Nigeria”, ha detto Musdapher, aggiungendo che in una democrazia costituzionale né il legislatore né il potere giudiziario sono superiori alla Costituzione e, a meno che l’Assemblea Nazionale non la modifichi, non c’è nulla da fare.
Il 25 settembre 2012, un giudice dell'Alta Corte di Lagos, Mufutau Olokoba, ha annullato la condanna a morte di cinque persone. La decisione ha fatto seguito a un ricorso presentato dall’avvocato nigeriano Norrison Quakers nel 2008, contro il Procuratore Generale dello Stato di Lagos, a nome dei cinque condannati a morte per impiccagione o fucilazione in casi diversi e per vari reati tra il 1984 e il 1995. Il giudice, che ha descritto la modalità di esecuzione di tale pena come una violazione del diritto alla dignità umana delle persone condannate, ha ingiunto in via permanente al Governo dello Stato di Lagos di non giustiziare le persone condannate tramite impiccagione o fucilazione. Mettendo in discussione la costituzionalità dei metodi di esecuzione previsti dal codice di procedura penale e dal Robbery and Firearms Act, il giudice Olokoba ha detto che costituiscono una violazione del diritto alla dignità umana di una persona, come previsto dalla Sezione 34 (1) della Costituzione del 1999. "La morte per impiccagione o fucilazione equivale a una violazione del diritto del condannato alla dignità della persona umana e a un trattamento inumano e degradante. Di conseguenza, è incostituzionale...” ha stabilito il giudice. Reagendo alla sentenza del giudice, Norrison Quakers ha detto che tale decisione ha rivoluzionato l'amministrazione della giustizia penale. Fino a quando non sarà ribaltata o annullata da una corte d'appello, la sentenza rimane vincolante e qualsiasi decisione di tribunale che condanni a morte per impiccagione o fucilazione può essere oggetto di ricorso sulla base della sentenza del giudice Olokoba.
Il 18 ottobre 2012, il Governatore dello Stato nigeriano di Edo, Comrade Adams Oshiomhole, ha concesso l'amnistia a due prigionieri condannati a morte: il 32enne Monday Odu, che era minorenne quando è stato condannato nel 1997 per omicidio, e il 52enne Calistus Eke, condannato per rapina a mano armata nel 1996. Il Governatore ha anche commutato in ergastolo la condanna a morte di altri due: Tijani Mustapha e Zubem Abduramma, entrambi condannati per associazione a delinquere e rapina a mano armata. Parlando dopo la concessione della grazia a Odu e Eke, Oshiomhole ha detto: "Abbiamo esercitato la nostra prerogativa di concedere il perdono e vi abbiamo liberato dal carcere convinti che abbiate imparato la lezione. Potete ancora essere utili alla società e a voi stessi.” A Odu ed Eke il Governo ha promesso rispettivamente 100.000 e 200.000 naira nigeriani (circa 600 e 1200 dollari) per iniziare a rifarsi una vita. "Spero che sarete in grado di fare qualcosa di positivo fuori dal carcere", ha detto il governatore. Il 22 ottobre, il governatore Oshiomhole ha reso noto di avere commutato in ergastolo, il 26 settembre, la condanna a morte nei confronti di un altro detenuto, Olu Fatogun, condannato per rapina a mano armata. "Il caso di Olu Fatogun – ha detto – è stato esaminato dal consiglio consultivo sulla clemenza, il quale ha raccomandato che la sua condanna a morte venisse confermata ed eseguita, ma io ho rifiutato la raccomandazione, ordinando invece che la condanna a morte venisse commutata in ergastolo.” Il governatore ha anche confermato di avere invece firmato gli ordini di esecuzione nei confronti di due condannati a morte per omicidio: Daniel Nsofor e Osayinwinde Agbomien.
Il 13 dicembre 2012, l’Assemblea Nazionale della Nigeria ha approvato un emendamento alla Legge sulla Prevenzione del Terrorismo del 2011, confermando la pena di morte per gli autori di atti terroristici. La proposta di emendamento era stata approvata dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato rispettivamente l’11 ed il 17 ottobre 2012. Mentre la versione del Senato prevedeva l’ergastolo, quella della Camera prevedeva la condanna capitale. L’Assemblea Nazionale ha deciso di approvare la proposta contenuta nel rapporto della commissione bicamerale che aveva armonizzato i disegni di legge approvati dalle due camere decidendo di adottare la versione della Camera.
Il Terrorism(Prevention) Act, approvato il 2 giugno 2011, stabilisce misure per la prevenzione, il divieto e il contrasto di atti di terrorismo e del finanziamento del terrorismo nel Paese. Esso prevede inoltre l’efficace attuazione della Convenzione per la prevenzione e la lotta al terrorismo, nonché la Convenzione per la repressione del finanziamento del terrorismo, e prescrive sanzioni per la violazione delle sue disposizioni. La legge principale definisce “atto di terrorismo” ogni atto che riguardi o provochi un attacco alla vita di una persona che può causare gravi danni fisici o la morte; il sequestro di persona; la distruzione di strutture governative o pubbliche, del sistema di trasporto, di impianti infrastrutturali compresi i sistemi informatici, le piattaforme fisse situate a livello continentale, in luogo pubblico o proprietà privata che può mettere a repentaglio vite umane o causare ingenti perdite economiche.
Il 7 novembre 2012, la Camera dei deputati dello Stato del Delta ha approvato un disegno di legge che prevede la condanna a morte per rapitori e terroristi. Il disegno di legge, noto come "Legge per proibire Terrorismo, Sequestro di persona, Detenzione di ostaggi, Settarismo, Uso di bombe ed Altro", è stato approvato all'unanimità dai 28 membri della Camera. Con il nuovo disegno di legge, un amministratore locale che non prende provvedimenti pur sapendo che nel suo territorio vengono detenuti ostaggi, sarà deposto e la sua carica ritirata. Inoltre, una società di telecomunicazioni che si rifiuta di mettere a disposizione delle agenzie di sicurezza entro 24 ore dalla richiesta, informazioni sulle comunicazioni effettuate da un sospetto rapitore o terrorista, pagherà una multa di 20 milioni di Naira (127.469 dollari) per ogni richiesta non accolta. La proposta è stata inviata al Governatore dello Stato, Emmanuel Eweta Uduaghan, per la conversione in legge. Quando la Camera ha approvato una legge simile tra il 2010 e il 2011 Uduaghan ha negato il suo assenso sulla base del fatto che la condanna a morte da quando è stata introdotta nell’ordinamento non ha mai scongiurato la commissione di reati capitali. "La mia posizione su questo è sempre stata la stessa: la pena di morte non ha fermato le attività criminali", ha detto Emmanuel Uduaghan in un’intervista al This Day il 29 novembre 2012.
Il 1° gennaio 2013, il Governatore dello Stato di Ogun, Ibikunle Amosun, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di tre prigionieri: Sunday Olatunji, riconosciuto colpevole di omicidio, Segun Ogunsanya e Michael Ebedinwe, entrambi riconosciuti colpevoli di rapina a mano armata.
Il 1° ottobre 2013, il Governatore dello Stato di Ekiti, Kayode Fayemi, ha graziato 10 detenuti, tra cui due fratelli condannati a morte, nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Paese e per i 17 anni della creazione dello Stato. I due fratelli, Olabode e Julius Abirifon, hanno ricevuto la commutazione della pena in ergastolo. Nel corso di una trasmissione diffusa in tutto lo Stato, il Governatore ha detto che i due si trovavano nel braccio della morte da 16 anni.
Il 17 giugno 2013, il Presidente Goodluck Jonathan aveva invitato i Governatori degli Stati nigeriani a non rifuggire dal firmare gli ordini di esecuzione. In un messaggio alla Villa Chapel per commemorare il Giorno dei Padri, il Presidente Jonathan ha testualmente detto: “I Governatori a volte hanno difficoltà a firmare (le condanne a morte), ma ho detto loro che lo devono fare perché questa è la legge. Il nostro lavoro prevede una parte piacevole e una molto sgradevole e noi dobbiamo svolgerle entrambe. Non importa quanto sia penoso, fa parte della loro responsabilità”.
Il 28 giugno 2013, il Ministro degli Affari Esteri Olugbenga Ashiru ha affermato che la Nigeria non cambierà la sua posizione sulla pena di morte sull’onda delle critiche di alcuni gruppi per i diritti umani e di alcune nazioni occidentali. Ashiru ha definito paradossale che il codice penale della Nigeria oggi criticato “sia stato in realtà imposto dalla Gran Bretagna, Paese suo colonizzatore”.
Il 29 giugno 2013, tuttavia, il Giudice Sylvester Ngwuta della Corte Suprema della Nigeria ha detto che la pena capitale dovrebbe essere espunta dalla Costituzione. In un’intervista pubblicata sul Leadership Weekend, Ngwuta ha detto che con i Governatori riluttanti a firmare ordini di esecuzione “non è più importante avere la pena di morte nelle nostre leggi”. “A parte il Governatore dello Stato di Edo, ai capi dell’esecutivo statali non piace firmare mandati di esecuzione”.
Il Giudice Ngwuta ha aggiunto di non essere sicuro che la pena capitale “risolva davvero alcun problema”, anche perché “due torti non fanno una ragione”. “Alcuni crimini fanno veramente orrore, ma poi… se ne uccidi dieci oggi, altri dieci commettono lo stesso reato domani.”
Il 3 luglio 2013, la Commissione Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, ha chiesto al Presidente Goodluck Jonathan di revocare la sua direttiva ai 36 Stati della Federazione della Nigeria che aveva dato il via all’esecuzione di prigionieri nel braccio della morte. L’Ordine Provvisorio della Commissione ha fatto seguito a una petizione presentata dal Socio-Economic Rights and Accountability Project (SERAP).
Il 10 luglio 2013, il Governo dello Stato di Lagos ha chiesto di riconsiderare la previsione sulla pena di morte nella Costituzione del Paese, sollecitando l’istituzione di una commissione di indagine per stabilire se serva o meno come deterrente. Il Procuratore Generale e Commissario per la Giustizia, Ade Ipaye, ha reso nota la posizione dello Stato al briefing ministeriale mensile di Alausa, affermando che la commissione dovrebbe inoltre valutare se c’è stato un aumento o meno dei casi di rapina a mano armata nel periodo in cui non sono state effettuate esecuzioni capitali. Secondo il Procuratore, il risultato dell’indagine aiuterà i nigeriani ad assumere una posizione sul tema.
Il 17 ottobre 2013, il Governatore dello Stato di Edo, Adams Oshiomhole, ha firmato la “Kidnapping Prohibition Law 2009”, così come emendata dal Parlamento statale. La legge prevede la pena di morte per chiunque nello Stato sia coinvolto in qualsiasi tipo di sequestro. Apponendo la propria firma alla legge, Oshiomhole ha dichiarato: “Sebbene riluttante perché è una questione di vita e di morte, sono convinto che l’interesse pubblico prevalente imponga ora di introdurre nella nostra legge la pena di morte per tutti quelli coinvolti in atti di sequestro. Per tutti coloro che saranno riconosciuti colpevoli e condannati a morte, io firmerò l’ordine di esecuzione”.
Dopo essere stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani nel 2006, la Nigeria si è sottoposta all’Esame Periodico Universale (UPR) delle Nazioni Unite il 9 febbraio 2009. Pur non avendo adottato una moratoria ufficiale delle esecuzioni, il Ministro federale degli affari esteri, Uma Ojo Maduekwe, ha dichiarato che la Nigeria ha una “moratoria autoimposta”.
Il 22 ottobre 2013, la Nigeria è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto tutte le raccomandazioni relative all’abolizione della pena di morte, compresa la raccomandazione di commutare tutte le condanne a morte, ridurre progressivamente il numero di reati che possono essere puniti con la morte ed eventualmente adottare misure per la sua completa abolizione compresa l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. “Per quanto noi riconosciamo l’opportunità di una moratoria sulla pena di morte, non è possibile attuarla in questo momento in un sistema federale che garantisce una certa autonomia alle sue entità federate”, ha spiegato la delegazione del Paese. “Tale moratoria non potrebbe essere sostenuta senza passare attraverso un emendamento costituzionale che richiede non solo tempo, ma potrebbe anche essere abbastanza difficile da ottenere.” Tuttavia, il Governo ha assicurato al Consiglio dei Diritti Umani che la Nigeria avrebbe “rispettato” l’ordine della Corte di Giustizia dell’ECOWAS che ha intimato al Governo nigeriano di non effettuare esecuzioni di condannati, “proprio mentre continuiamo il dialogo nazionale per l’abolizione della pena di morte”.
Il 18 dicembre 2014, la Nigeria si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012 e 2010 un voto che ha confermato anche il 20 dicembre 2012 mentre nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, aveva votato contro la Risoluzione.
Sono reati capitali anche la truffa e reati contro lo stato.
Con la vittoria alle elezioni presidenziali del febbraio 1999, l’ex Generale Olusegun Obasanjo aveva posto fine a 15 anni di regime militare e riportato il paese nel Commonwealth dal quale era stato sospeso nel 1995 dopo che l’allora dittatore Sani Abacha aveva ordinato l’esecuzione dello scrittore Ken Saro-Wiwa e di attivisti per i diritti della minoranza ogoni. A partire dal 1999, 12 stati del nord hanno introdotto nei Codici Penali la Sharia, destando l’indignazione internazionale con le condanne alla lapidazione per adulterio di Safiya Hussaini e Amina Lawal, e innescando contrasti con le minoranze cristiane sfociati in scontri armati che hanno causato migliaia di morti. Le autorità nigeriane però hanno più volte ribadito che la Costituzione nigeriana non consente lapidazioni, amputazioni, fustigazioni e altre punizioni del genere previste dalla Sharia. A questo proposito, il Presidente Obasanjo aveva parlato di “Sharia politica, destinata a esaurirsi con il tempo” e aveva rassicurato la comunità internazionale poiché i ricorsi giurisdizionali a livello federale garantiscono la cancellazione di una condanna pronunciata da corti islamiche. Sulla base di questi ricorsi, la Corte Suprema della Nigeria potrebbe arrivare a dichiarare la Sharia stessa incostituzionale. Un esito che i Governatori dei dodici Stati settentrionali che l’hanno introdotta non vogliono, ragione per cui le condanne alla lapidazione vengono sistematicamente rovesciate dalle stesse corti d’appello locali della Sharia. Dal 2000, infatti, molti nigeriani islamici sono stati condannati alla lapidazione per “reati” di natura sessuale, come adulterio e omosessualità, ma nessuna di queste condanne è stata eseguita, essendo state annullate in appello o commutate in pene detentive. La prima e per ora unica esecuzione in base alla Sharia è avvenuta il 3 gennaio 2002 nei confronti di Sani Yakubu Rodi, impiccato nello Stato del Katsina per omicidio.
Nel gennaio 2000, il Presidente Obasanjo ha concesso la grazia ai condannati in attesa di esecuzione da oltre 20 anni e commutato in ergastolo le condanne a morte di chi aveva trascorso tra i 10 e i 20 anni nel braccio della morte. Nell’ottobre 2002, in occasione di un incontro con una delegazione di Nessuno tocchi Caino, Obasanjo dichiarò: “In quanto Presidente sono impegnato a salvare vite e non a eliminarle”. Ha poi aggiunto di sentirsi personalmente impegnato a portare avanti la campagna per la moratoria delle esecuzioni nel suo paese e a livello internazionale.
Il 24 giugno 2013, la Nigeria ha impiccato quattro prigionieri nella prigione della città di Benin, nello Stato di Edo, nelle prime esecuzioni del Paese dal 2006. Chima Ejiofor, Daniel Nsofor, Osarenmwinda Aigbuohian e Richard Igagu sono stati giustiziati dopo che gli ordini di esecuzione erano stati firmati, due dal Governatore di Edo Comrade Adams Oshiomhole e gli altri due da Governatori di altri Stati. Erano stati condannati per reati come omicidio, stupro e rapina a mano armata.
Secondo Amnesty International, dalla fine della dittatura militare nel maggio 1999 almeno 750 persone sono state condannate a morte in Nigeria, 26 delle quali sono state giustiziate. Nel 2010, le condanne a morte erano state almeno 151. Nel 2011, sono state condannate a morte almeno 72 persone mentre nel 2012 sarebbero state pronunciate 56 condanne a morte secondo informazioni fornite dal Governo.
Nel 2013, sono state imposte almeno 141 condanne a morte, la maggior parte per omicidio, ma anche per altri reati come la rapina a mano armata, secondo Amnesty International. Al 21 dicembre 2013, i detenuti nel braccio della morte erano 1.034, tra cui 20 donne, secondo il Nigerian Prisons Service (NPS).
A ottobre 2011, almeno 20 autori di reato minorenni erano ancora nel braccio della morte della Nigeria, secondo Amnesty International. Nel 2010, il Comitato ONU sui Diritti del Fanciullo aveva espresso grave preoccupazione per la segnalazione di circa 40 minorenni nel braccio della morte della Nigeria, anche se non risulta che questo Paese abbia giustiziato un delinquente giovanile dal 1997. La loro età al momento del loro presunto crimine variava dai 13 ai 17 anni.
La legge federale nigeriana del 2003 sui Diritti dei Fanciulli definisce minorenne una persona sotto i 18 anni nei cui confronti sono proibite pena di morte e punizioni corporali, ma solo se queste disposizioni sono recepite nella normativa statale derivante dalla legge federale. Tuttavia, il Children’s Rights Act 2003 è in vigore solo nel Territorio della Capitale Federale di Abuja e negli Stati che l’hanno ufficialmente adottato, un processo in cui può anche essere modificato. Gli Stati del Sud che devono ancora emanare il loro Children’s Rights Act possono condannare alla pena capitale a partire dai 17 anni. Nel Nord, 13 Stati devono ancora adottare la legge federale. Negli 11 Stati che hanno adottato la Sharia, i musulmani possono essere condannati a morte per crimini Hudud (per i quali la pena prevista è obbligatorio) e Qisas (retribuzione) dall’età della pubertà. I non musulmani negli Stati del Nord che non hanno promulgato il Children’s Rights Act possono essere condannati a morte a partire dall’età di 17 anni al momento del reato ai sensi del Codice Penale e del Codice di Procedura Penale del 1960.
Alla fine del 2013, molte persone che erano minorenni al momento del fatto erano ancora nel braccio della morte in violazione del diritto internazionale e nazionale nigeriano. La loro età al momento del presunto crimine variava dai 13 ai 17 anni. In assenza di una commutazione della pena, queste persone stanno in effetti scontando una condanna a vita senza possibilità di rilascio.
Al 4 dicembre 2012, erano almeno 970 i detenuti nel braccio della morte, in attesa di esecuzione. Questa cifra comprende 951 maschi e 19 femmine, e si spiega con il permanente rifiuto dei governatori statali di firmare gli ordini di esecuzione. Il responsabile Pubbliche Relazioni dell’amministrazione penitenziaria nigeriana (NPS), Kayode Odeyemi, ha assolto l’amministrazione da ogni colpa per il ritardo nell'esecuzione dei condannati a morte. "Come possiamo eseguire condanne a morte senza i relativi ordini dei governatori? Noi non abbiamo il potere di farlo e poiché i governatori sono riluttanti a ratificare le condanne a morte, dobbiamo tenere i condannati nel braccio della morte a tempo indeterminato.”
Due gruppi di esperti erano stati istituiti dall’ex Presidente Olusegun Obasanjo per riformare il sistema carcerario e affrontare il problema del suo sovraffollamento. Entrambi i gruppi, il Gruppo nazionale di studio sulla pena di morte, istituito nel 2004, e la Commissione presidenziale sulla riforma dell’amministrazione della giustizia, istituito nel 2007, hanno raccomandato una moratoria delle esecuzioni in quanto il sistema di giustizia penale non poteva più garantire un processo equo.
Il 29 maggio 2011, per commemorare la Giornata della Democrazia, il Governatore dello Stato nigeriano di Ondo, Olusegun Mimiko, ha commutato in ergastolo tre condanne a morte. Sunday John, Ayodele Ikuomenihan e Oluwatimilehin Ifaramoye, condannati per omicidio, erano in attesa dell’esecuzione da settembre 2006.
Il 21 agosto 2011, il Governatore Ibrahim Shema dello Stato di Katsina ha commutato in ergastolo le condanne a morte di otto prigionieri, in occasione delle festività del Ramadan. La decisione è stata presa considerato che gli otto – Musa Dauda, Shehu Idi Magaye, Nura Sabo, Samanu Salisu, Shittu Jubrin, Aminu Sada, Abdulkarim Mohammed e Friday Patrick – si erano distinti per la buona condotta, la lunghezza della detenzione e per il fatto di non aver commesso omicidi.
Il 26 gennaio 2012, il Governatore Ibikunle Amosun dello Stato di Ogun ha concesso l’amnistia a sette detenuti che stavano scontando pene di diversa entità, commutando in ergastolo le condanne a morte di Rasidi Yisau e Saburi Adebayo. Il governatore Amosun ha consigliato ai fortunati detenuti graziati di continuare a osservare le norme della buona condotta anche dopo il loro ritorno in società e ha descritto le prigioni come dei riformatori, deplorando invece le situazioni in cui le persone diventano più insensibili e dure, dopo una detenzione in carcere.
Il 27 febbraio 2012, il Governatore dello Stato del Delta, Emmanuel Uduaghan, ha annunciato che non firmerà ordini di esecuzione per i condannati a morte. Il Governatore ha reso nota la propria decisione in una riunione presso il municipio della Comunità di Umeh, nell’Area del Sud Isoko dello Stato. Uduaghan ha sottolineato di essere un medico e di essere stato formato per salvare vite umane e non per firmare condanne a morte.
Il 27 marzo 2012,in una conferenza organizzata da Lawyers Without Borders ad Abuja, il Presidente della Corte Suprema della Nigeria, Dahiru Musdapher, e il Procuratore Generale della Federazione, Mohammed Bello Adoke, hanno assunto posizioni diverse sulla questione se mantenere o meno la pena di morte nel Paese. Mentre il Presidente della Corte Suprema ha detto che la pena di morte deve essere mantenuta nella Costituzione, nonostante la crescente pressione per abolirla, il Procuratore Generale, che è anche il Ministro della Giustizia della Federazione, ha detto che non poteva prendere una posizione sulla questione e che non sapeva dire se “è giusta o sbagliata”. “La Costituzione prevede esplicitamente la pena di morte ... Inoltre, la Corte Suprema, in una pletora di casi, ha confermato la sua costituzionalità in Nigeria”, ha detto Musdapher, aggiungendo che in una democrazia costituzionale né il legislatore né il potere giudiziario sono superiori alla Costituzione e, a meno che l’Assemblea Nazionale non la modifichi, non c’è nulla da fare.
Il 25 settembre 2012, un giudice dell'Alta Corte di Lagos, Mufutau Olokoba, ha annullato la condanna a morte di cinque persone. La decisione ha fatto seguito a un ricorso presentato dall’avvocato nigeriano Norrison Quakers nel 2008, contro il Procuratore Generale dello Stato di Lagos, a nome dei cinque condannati a morte per impiccagione o fucilazione in casi diversi e per vari reati tra il 1984 e il 1995. Il giudice, che ha descritto la modalità di esecuzione di tale pena come una violazione del diritto alla dignità umana delle persone condannate, ha ingiunto in via permanente al Governo dello Stato di Lagos di non giustiziare le persone condannate tramite impiccagione o fucilazione. Mettendo in discussione la costituzionalità dei metodi di esecuzione previsti dal codice di procedura penale e dal Robbery and Firearms Act, il giudice Olokoba ha detto che costituiscono una violazione del diritto alla dignità umana di una persona, come previsto dalla Sezione 34 (1) della Costituzione del 1999. "La morte per impiccagione o fucilazione equivale a una violazione del diritto del condannato alla dignità della persona umana e a un trattamento inumano e degradante. Di conseguenza, è incostituzionale...” ha stabilito il giudice. Reagendo alla sentenza del giudice, Norrison Quakers ha detto che tale decisione ha rivoluzionato l'amministrazione della giustizia penale. Fino a quando non sarà ribaltata o annullata da una corte d'appello, la sentenza rimane vincolante e qualsiasi decisione di tribunale che condanni a morte per impiccagione o fucilazione può essere oggetto di ricorso sulla base della sentenza del giudice Olokoba.
Il 18 ottobre 2012, il Governatore dello Stato nigeriano di Edo, Comrade Adams Oshiomhole, ha concesso l'amnistia a due prigionieri condannati a morte: il 32enne Monday Odu, che era minorenne quando è stato condannato nel 1997 per omicidio, e il 52enne Calistus Eke, condannato per rapina a mano armata nel 1996. Il Governatore ha anche commutato in ergastolo la condanna a morte di altri due: Tijani Mustapha e Zubem Abduramma, entrambi condannati per associazione a delinquere e rapina a mano armata. Parlando dopo la concessione della grazia a Odu e Eke, Oshiomhole ha detto: "Abbiamo esercitato la nostra prerogativa di concedere il perdono e vi abbiamo liberato dal carcere convinti che abbiate imparato la lezione. Potete ancora essere utili alla società e a voi stessi.” A Odu ed Eke il Governo ha promesso rispettivamente 100.000 e 200.000 naira nigeriani (circa 600 e 1200 dollari) per iniziare a rifarsi una vita. "Spero che sarete in grado di fare qualcosa di positivo fuori dal carcere", ha detto il governatore. Il 22 ottobre, il governatore Oshiomhole ha reso noto di avere commutato in ergastolo, il 26 settembre, la condanna a morte nei confronti di un altro detenuto, Olu Fatogun, condannato per rapina a mano armata. "Il caso di Olu Fatogun – ha detto – è stato esaminato dal consiglio consultivo sulla clemenza, il quale ha raccomandato che la sua condanna a morte venisse confermata ed eseguita, ma io ho rifiutato la raccomandazione, ordinando invece che la condanna a morte venisse commutata in ergastolo.” Il governatore ha anche confermato di avere invece firmato gli ordini di esecuzione nei confronti di due condannati a morte per omicidio: Daniel Nsofor e Osayinwinde Agbomien.
Il 13 dicembre 2012, l’Assemblea Nazionale della Nigeria ha approvato un emendamento alla Legge sulla Prevenzione del Terrorismo del 2011, confermando la pena di morte per gli autori di atti terroristici. La proposta di emendamento era stata approvata dalla Camera dei Rappresentanti e dal Senato rispettivamente l’11 ed il 17 ottobre 2012. Mentre la versione del Senato prevedeva l’ergastolo, quella della Camera prevedeva la condanna capitale. L’Assemblea Nazionale ha deciso di approvare la proposta contenuta nel rapporto della commissione bicamerale che aveva armonizzato i disegni di legge approvati dalle due camere decidendo di adottare la versione della Camera.
Il Terrorism(Prevention) Act, approvato il 2 giugno 2011, stabilisce misure per la prevenzione, il divieto e il contrasto di atti di terrorismo e del finanziamento del terrorismo nel Paese. Esso prevede inoltre l’efficace attuazione della Convenzione per la prevenzione e la lotta al terrorismo, nonché la Convenzione per la repressione del finanziamento del terrorismo, e prescrive sanzioni per la violazione delle sue disposizioni. La legge principale definisce “atto di terrorismo” ogni atto che riguardi o provochi un attacco alla vita di una persona che può causare gravi danni fisici o la morte; il sequestro di persona; la distruzione di strutture governative o pubbliche, del sistema di trasporto, di impianti infrastrutturali compresi i sistemi informatici, le piattaforme fisse situate a livello continentale, in luogo pubblico o proprietà privata che può mettere a repentaglio vite umane o causare ingenti perdite economiche.
Il 7 novembre 2012, la Camera dei deputati dello Stato del Delta ha approvato un disegno di legge che prevede la condanna a morte per rapitori e terroristi. Il disegno di legge, noto come "Legge per proibire Terrorismo, Sequestro di persona, Detenzione di ostaggi, Settarismo, Uso di bombe ed Altro", è stato approvato all'unanimità dai 28 membri della Camera. Con il nuovo disegno di legge, un amministratore locale che non prende provvedimenti pur sapendo che nel suo territorio vengono detenuti ostaggi, sarà deposto e la sua carica ritirata. Inoltre, una società di telecomunicazioni che si rifiuta di mettere a disposizione delle agenzie di sicurezza entro 24 ore dalla richiesta, informazioni sulle comunicazioni effettuate da un sospetto rapitore o terrorista, pagherà una multa di 20 milioni di Naira (127.469 dollari) per ogni richiesta non accolta. La proposta è stata inviata al Governatore dello Stato, Emmanuel Eweta Uduaghan, per la conversione in legge. Quando la Camera ha approvato una legge simile tra il 2010 e il 2011 Uduaghan ha negato il suo assenso sulla base del fatto che la condanna a morte da quando è stata introdotta nell’ordinamento non ha mai scongiurato la commissione di reati capitali. "La mia posizione su questo è sempre stata la stessa: la pena di morte non ha fermato le attività criminali", ha detto Emmanuel Uduaghan in un’intervista al This Day il 29 novembre 2012.
Il 1° gennaio 2013, il Governatore dello Stato di Ogun, Ibikunle Amosun, ha commutato in ergastolo le condanne a morte di tre prigionieri: Sunday Olatunji, riconosciuto colpevole di omicidio, Segun Ogunsanya e Michael Ebedinwe, entrambi riconosciuti colpevoli di rapina a mano armata.
Il 1° ottobre 2013, il Governatore dello Stato di Ekiti, Kayode Fayemi, ha graziato 10 detenuti, tra cui due fratelli condannati a morte, nell’ambito delle celebrazioni per l’anniversario dell’indipendenza del Paese e per i 17 anni della creazione dello Stato. I due fratelli, Olabode e Julius Abirifon, hanno ricevuto la commutazione della pena in ergastolo. Nel corso di una trasmissione diffusa in tutto lo Stato, il Governatore ha detto che i due si trovavano nel braccio della morte da 16 anni.
Il 17 giugno 2013, il Presidente Goodluck Jonathan aveva invitato i Governatori degli Stati nigeriani a non rifuggire dal firmare gli ordini di esecuzione. In un messaggio alla Villa Chapel per commemorare il Giorno dei Padri, il Presidente Jonathan ha testualmente detto: “I Governatori a volte hanno difficoltà a firmare (le condanne a morte), ma ho detto loro che lo devono fare perché questa è la legge. Il nostro lavoro prevede una parte piacevole e una molto sgradevole e noi dobbiamo svolgerle entrambe. Non importa quanto sia penoso, fa parte della loro responsabilità”.
Il 28 giugno 2013, il Ministro degli Affari Esteri Olugbenga Ashiru ha affermato che la Nigeria non cambierà la sua posizione sulla pena di morte sull’onda delle critiche di alcuni gruppi per i diritti umani e di alcune nazioni occidentali. Ashiru ha definito paradossale che il codice penale della Nigeria oggi criticato “sia stato in realtà imposto dalla Gran Bretagna, Paese suo colonizzatore”.
Il 29 giugno 2013, tuttavia, il Giudice Sylvester Ngwuta della Corte Suprema della Nigeria ha detto che la pena capitale dovrebbe essere espunta dalla Costituzione. In un’intervista pubblicata sul Leadership Weekend, Ngwuta ha detto che con i Governatori riluttanti a firmare ordini di esecuzione “non è più importante avere la pena di morte nelle nostre leggi”. “A parte il Governatore dello Stato di Edo, ai capi dell’esecutivo statali non piace firmare mandati di esecuzione”.
Il Giudice Ngwuta ha aggiunto di non essere sicuro che la pena capitale “risolva davvero alcun problema”, anche perché “due torti non fanno una ragione”. “Alcuni crimini fanno veramente orrore, ma poi… se ne uccidi dieci oggi, altri dieci commettono lo stesso reato domani.”
Il 3 luglio 2013, la Commissione Africana dei Diritti dell’Uomo e dei Popoli, ha chiesto al Presidente Goodluck Jonathan di revocare la sua direttiva ai 36 Stati della Federazione della Nigeria che aveva dato il via all’esecuzione di prigionieri nel braccio della morte. L’Ordine Provvisorio della Commissione ha fatto seguito a una petizione presentata dal Socio-Economic Rights and Accountability Project (SERAP).
Il 10 luglio 2013, il Governo dello Stato di Lagos ha chiesto di riconsiderare la previsione sulla pena di morte nella Costituzione del Paese, sollecitando l’istituzione di una commissione di indagine per stabilire se serva o meno come deterrente. Il Procuratore Generale e Commissario per la Giustizia, Ade Ipaye, ha reso nota la posizione dello Stato al briefing ministeriale mensile di Alausa, affermando che la commissione dovrebbe inoltre valutare se c’è stato un aumento o meno dei casi di rapina a mano armata nel periodo in cui non sono state effettuate esecuzioni capitali. Secondo il Procuratore, il risultato dell’indagine aiuterà i nigeriani ad assumere una posizione sul tema.
Il 17 ottobre 2013, il Governatore dello Stato di Edo, Adams Oshiomhole, ha firmato la “Kidnapping Prohibition Law 2009”, così come emendata dal Parlamento statale. La legge prevede la pena di morte per chiunque nello Stato sia coinvolto in qualsiasi tipo di sequestro. Apponendo la propria firma alla legge, Oshiomhole ha dichiarato: “Sebbene riluttante perché è una questione di vita e di morte, sono convinto che l’interesse pubblico prevalente imponga ora di introdurre nella nostra legge la pena di morte per tutti quelli coinvolti in atti di sequestro. Per tutti coloro che saranno riconosciuti colpevoli e condannati a morte, io firmerò l’ordine di esecuzione”.
Dopo essere stata eletta al Consiglio dei Diritti Umani nel 2006, la Nigeria si è sottoposta all’Esame Periodico Universale (UPR) delle Nazioni Unite il 9 febbraio 2009. Pur non avendo adottato una moratoria ufficiale delle esecuzioni, il Ministro federale degli affari esteri, Uma Ojo Maduekwe, ha dichiarato che la Nigeria ha una “moratoria autoimposta”.
Il 22 ottobre 2013, la Nigeria è stata riesaminata nell’ambito della Revisione Periodica Universale dal Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite. Il 20 marzo 2014, nella sua risposta orale alle raccomandazioni ricevute, il Governo ha respinto tutte le raccomandazioni relative all’abolizione della pena di morte, compresa la raccomandazione di commutare tutte le condanne a morte, ridurre progressivamente il numero di reati che possono essere puniti con la morte ed eventualmente adottare misure per la sua completa abolizione compresa l’adesione al Secondo Protocollo Opzionale al Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici. “Per quanto noi riconosciamo l’opportunità di una moratoria sulla pena di morte, non è possibile attuarla in questo momento in un sistema federale che garantisce una certa autonomia alle sue entità federate”, ha spiegato la delegazione del Paese. “Tale moratoria non potrebbe essere sostenuta senza passare attraverso un emendamento costituzionale che richiede non solo tempo, ma potrebbe anche essere abbastanza difficile da ottenere.” Tuttavia, il Governo ha assicurato al Consiglio dei Diritti Umani che la Nigeria avrebbe “rispettato” l’ordine della Corte di Giustizia dell’ECOWAS che ha intimato al Governo nigeriano di non effettuare esecuzioni di condannati, “proprio mentre continuiamo il dialogo nazionale per l’abolizione della pena di morte”.
Il 18 dicembre 2014, la Nigeria si è astenuta sulla Risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, come nel 2012 e 2010 un voto che ha confermato anche il 20 dicembre 2012 mentre nelle due precedenti sessioni, nel 2007 e nel 2008, aveva votato contro la Risoluzione.
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