La morte del Procuratore Generale Francis Ayume ha...
La morte del Procuratore Generale Francis Ayume ha sospeso l'udienza riguardante una petizione con cui 417 condannati a morte chiedevano l'annullamento della loro condanna
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La morte del Procuratore Generale Francis Ayume ha sospeso l'udienza riguardante una petizione con cui 417 condannati a morte chiedevano l'annullamento della loro condanna. L'udienza avrebbe dovuto tenersi presso la Corte Costituzionale il 20 maggio.
Il Sollecitatore Generale, Lucian Tibaruha, ha scritto alla corte dicendo che l'ufficio del Procuratore Generale non può procedere con l'udienza sulla petizione perché i propri avvocati sono in lutto per il loro capo. Ayume è morto in un incidente automobilistico nel distretto di Nakasongola mentre tornava da Masindi la sera del 15 maggio.
La lettera di Tibaruha, datata 17 maggio 2004, è stata inviata per conoscenza allo studio legale Katende, Sempebwa & Co., che rappresenta i firmatari della petizione. Questi si trovano nel braccio della morte del carcere di Luzira e del carcere di Kirinya a Jinja e sostengono che le loro condanne a morte previste dal codice penale sono incompatibili con la Costituzione dell'Uganda.
I firmatari della petizione affermano che la pena di morte equivale alla tortura e alla pena crudele contrarie all'art. 44(a) della Costituzione. La Corte ha rimandato l'udienza a data da definirsi.
I firmatari della petizione affermano che dopo essere stati condannati a morte, i detenuti sono sottoposti a una tortura fisica e mentale orrenda in attesa dell'esecuzione.
I firmatari della petizione chiedono che la condanna a morte venga annullata perché infrange il diritto alla vita dei condannati, garantito dalla Costituzione.
Il Sollecitatore Generale, Lucian Tibaruha, ha scritto alla corte dicendo che l'ufficio del Procuratore Generale non può procedere con l'udienza sulla petizione perché i propri avvocati sono in lutto per il loro capo. Ayume è morto in un incidente automobilistico nel distretto di Nakasongola mentre tornava da Masindi la sera del 15 maggio.
La lettera di Tibaruha, datata 17 maggio 2004, è stata inviata per conoscenza allo studio legale Katende, Sempebwa & Co., che rappresenta i firmatari della petizione. Questi si trovano nel braccio della morte del carcere di Luzira e del carcere di Kirinya a Jinja e sostengono che le loro condanne a morte previste dal codice penale sono incompatibili con la Costituzione dell'Uganda.
I firmatari della petizione affermano che la pena di morte equivale alla tortura e alla pena crudele contrarie all'art. 44(a) della Costituzione. La Corte ha rimandato l'udienza a data da definirsi.
I firmatari della petizione affermano che dopo essere stati condannati a morte, i detenuti sono sottoposti a una tortura fisica e mentale orrenda in attesa dell'esecuzione.
I firmatari della petizione chiedono che la condanna a morte venga annullata perché infrange il diritto alla vita dei condannati, garantito dalla Costituzione.
— FONTI
- (Fonti: The Monitor, 21/05/2004)
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