La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte
La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte
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La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte. Ma nell’articolo 2 della Costituzione, emendato nel 1980, è scritto: "L’Islam è la religione dello Stato... La Sharia è la fonte principale della legge."
L’Egitto prevede la pena di morte per omicidio aggravato, incendio doloso, rapimento e stupro di una donna, falsa testimonianza che porti alla condanna a morte di un imputato, traffico di stupefacenti, possesso di armi ed esplosivi a fini di eversione, dirottamento aereo, spionaggio e altre minacce alla sicurezza interna o esterna dello stato.
Tutte le sentenze capitali devono essere sottoposte per un parere al muftì, la più alta autorità religiosa del paese. Le sentenze definitive sono infine trasmesse al Presidente della Repubblica, al quale la legge conferisce il potere di commutazione e di grazia.
Le leggi d’emergenza imposte nel 1981 dopo che ufficiali dell’esercito assassinarono il Presidente Anwar Sadat, limitano drasticamente le libertà individuali e i diritti civili e hanno consentito al Governo di giudicare non solo i terroristi, ma anche appartenenti ai Fratelli Musulmani, in tribunali militari senza il diritto d’appello. Dal 1981, ne sono stati arrestati migliaia e dozzine di loro sono stati giustiziati.
I minori di 18 anni non possono essere condannati a morte e l’esecuzione di una donna incinta condannata può avvenire solo due mesi dopo il parto.
Le esecuzioni non possono aver luogo durante le feste nazionali o le festività religiose, tenuto anche conto della fede del condannato.
Nel 1999 il Governo ha abolito l’articolo del Codice Penale che permetteva di assolvere chi aveva commesso una violenza carnale se avesse sposato la vittima. La violenza carnale consumata tra le mura domestiche non costituisce reato.
Nel giugno 2003, il Governo ha abolito i lavori forzati come forma di punizione.
Ci sono davvero pochi dati ufficiali disponibili sulla pratica della pena di morte in Egitto.
In base alle informazioni rese dal governo egiziano al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite nel novembre 2003, in Egitto sono state effettuate 25 esecuzioni nel 1999, 30 nel 2000 e 23 nel 2001. Secondo l’Attorney General Maher Abdelwahed, riportato dalla FIDH, le esecuzioni nel 2002 sarebbero state 49 e 36 quelle del 2003.
Nei primi nove mesi del 2004, l’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani (EOHR) ha registrato 46 condanne a morte. Nel corso dell’anno, è stata resa nota l’esecuzione di almeno 6 persone.
Il 27 settembre 2004, lo Sceicco Mohamed Sayed Tantawi, rettore dell'Università islamica di Al Azhar e la più alta autorità religiosa sunnita, ha fortemente criticato gli appelli a favore dell’abolizione della pena di morte, affermando che “l’Islam ha ritenuto legittima tale sanzione proprio al fine di proteggere la società e i diritti umani”. Nel 2005 non sono state registrate esecuzioni. Le ultime (2) sono state effettuate il 18 giugno 2006, quando due fratelli, Ezzat e Hamdan Hanafi, sono stati impiccati ad Alessandria d’Egitto, per omicidio, sequestro, possesso illegale di armi e traffico di droga. Erano stati condannati a morte nel settembre 2005. L'Egitto ha votato contro la risoluzione per l'abolizone della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
L’Egitto prevede la pena di morte per omicidio aggravato, incendio doloso, rapimento e stupro di una donna, falsa testimonianza che porti alla condanna a morte di un imputato, traffico di stupefacenti, possesso di armi ed esplosivi a fini di eversione, dirottamento aereo, spionaggio e altre minacce alla sicurezza interna o esterna dello stato.
Tutte le sentenze capitali devono essere sottoposte per un parere al muftì, la più alta autorità religiosa del paese. Le sentenze definitive sono infine trasmesse al Presidente della Repubblica, al quale la legge conferisce il potere di commutazione e di grazia.
Le leggi d’emergenza imposte nel 1981 dopo che ufficiali dell’esercito assassinarono il Presidente Anwar Sadat, limitano drasticamente le libertà individuali e i diritti civili e hanno consentito al Governo di giudicare non solo i terroristi, ma anche appartenenti ai Fratelli Musulmani, in tribunali militari senza il diritto d’appello. Dal 1981, ne sono stati arrestati migliaia e dozzine di loro sono stati giustiziati.
I minori di 18 anni non possono essere condannati a morte e l’esecuzione di una donna incinta condannata può avvenire solo due mesi dopo il parto.
Le esecuzioni non possono aver luogo durante le feste nazionali o le festività religiose, tenuto anche conto della fede del condannato.
Nel 1999 il Governo ha abolito l’articolo del Codice Penale che permetteva di assolvere chi aveva commesso una violenza carnale se avesse sposato la vittima. La violenza carnale consumata tra le mura domestiche non costituisce reato.
Nel giugno 2003, il Governo ha abolito i lavori forzati come forma di punizione.
Ci sono davvero pochi dati ufficiali disponibili sulla pratica della pena di morte in Egitto.
In base alle informazioni rese dal governo egiziano al Comitato Diritti Umani delle Nazioni Unite nel novembre 2003, in Egitto sono state effettuate 25 esecuzioni nel 1999, 30 nel 2000 e 23 nel 2001. Secondo l’Attorney General Maher Abdelwahed, riportato dalla FIDH, le esecuzioni nel 2002 sarebbero state 49 e 36 quelle del 2003.
Nei primi nove mesi del 2004, l’Organizzazione Egiziana per i Diritti Umani (EOHR) ha registrato 46 condanne a morte. Nel corso dell’anno, è stata resa nota l’esecuzione di almeno 6 persone.
Il 27 settembre 2004, lo Sceicco Mohamed Sayed Tantawi, rettore dell'Università islamica di Al Azhar e la più alta autorità religiosa sunnita, ha fortemente criticato gli appelli a favore dell’abolizione della pena di morte, affermando che “l’Islam ha ritenuto legittima tale sanzione proprio al fine di proteggere la società e i diritti umani”. Nel 2005 non sono state registrate esecuzioni. Le ultime (2) sono state effettuate il 18 giugno 2006, quando due fratelli, Ezzat e Hamdan Hanafi, sono stati impiccati ad Alessandria d’Egitto, per omicidio, sequestro, possesso illegale di armi e traffico di droga. Erano stati condannati a morte nel settembre 2005. L'Egitto ha votato contro la risoluzione per l'abolizone della pena di morte approvata dalla Commissione Onu per i Diritti Umani il 20 aprile 2005.
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