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EGITTO

La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte

La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte

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La Costituzione egiziana non fa nessun riferimento alla pena di morte. Ma nell’articolo 2 della Costituzione, emendato nel 1980, è scritto: "L’Islam è la religione dello Stato... La Sharia è la fonte principale della legge."
La legislazione egiziana prevede la pena capitale per diversi reati definiti dal Codice Penale, dal Codice di Giustizia Militare, dalla Legge sulle Armi e sulle Munizioni e dalla Legge contro il Traffico di Droga.
L’Egitto ha esteso l’applicazione della pena capitale da quando l’ex Presidente Hosni Mubarak ha preso il potere nel 1981. La pena di morte, prima limitata all’omicidio premeditato e ai reati contro lo Stato, ora riguarda oltre 40 reati, tra cui l’incendio doloso, il rapimento e stupro di una donna, la falsa testimonianza che porti alla condanna a morte di un imputato, il traffico di stupefacenti, il possesso di armi ed esplosivi a fini di eversione, il dirottamento aereo, lo spionaggio e altre minacce alla sicurezza interna o esterna dello Stato.
Tutte le sentenze capitali devono essere sottoposte per un parere al muftì, la più alta autorità religiosa del paese. Le sentenze definitive sono infine trasmesse al Presidente della Repubblica, al quale la legge conferisce il potere di commutazione e di grazia.
Le leggi d’emergenza imposte nel 1981 dopo che ufficiali dell’esercito assassinarono il Presidente Anwar Sadat, limitano drasticamente le libertà individuali e i diritti civili e hanno consentito al Governo di giudicare non solo i terroristi, ma anche appartenenti ai Fratelli Musulmani, in tribunali militari senza il diritto d’appello. Dal 1981, ne sono stati arrestati migliaia e dozzine di loro sono stati giustiziati.
I minori di 18 anni non possono essere condannati a morte e l’esecuzione di una donna incinta condannata può avvenire solo due mesi dopo il parto.
Le esecuzioni non possono aver luogo durante le feste nazionali o le festività religiose, tenuto anche conto della fede del condannato.
Nel 1999 il Governo ha abolito l’articolo del Codice Penale che permetteva di assolvere chi aveva commesso una violenza carnale se avesse sposato la vittima. La violenza carnale consumata tra le mura domestiche non costituisce reato.
Le autorità religiose egiziane si oppongono apertamente a questo tipo di ragionamenti. “Ogni mussulmano che neghi la qisas, prevista dal Corano, è un infedele”, ha detto Abdel Fattah el Sheikh, ex direttore dell’Università di Al Azhar e attualmente responsabile della commissione giustizia della stessa università, la massima istituzione mussulmana sunnita.
Nel giugno 2003, il Governo ha abolito i lavori forzati come forma di punizione.
L’11 febbraio 2011, alla fine di una rivolta popolare durata 18 giorni, Hosni Mubarak è stato costretto a dimettersi.
Come conseguenza della “rivoluzione” del 2011, il Consiglio Supremo delle Forze Armate (CSFA) ha assunto il potere per “temporaneamente amministrare gli affari del Paese”. Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha mantenuto lo stato di emergenza che era stato in vigore per tre decenni e, da quando ha assunto il potere nel febbraio 2011, migliaia di civili sono stati processati in tribunali militari. Questi tribunali speciali, che vedono spesso decine di imputati processati insieme da un giudice militare, sono tristemente noti per le loro sentenze rapide e pesanti. Agli imputati è negato regolarmente l’accesso a un avvocato e alle sentenze non può essere presentato ricorso. Nel luglio 2011, il CSFA ha insistito sul fatto che solo i casi di “delinquenza” a mano armata, di stupro e di aggressione a membri dell’esercito sono stati portati davanti ai tribunali militari. Tuttavia, questi tribunali hanno continuato a pronunciarsi su casi che vanno da piccoli furti a crimini violenti e a emettere sentenze che vanno dai sei mesi ai 25 anni di carcere. Almeno 17 imputati sarebbero stati condannati a morte dai tribunali militari nel 2011.
Il CSFA ha detto che i processi militari sono stati necessari a causa del tasso crescente di criminalità che ha accompagnato la rivolta che ha portato alla cacciata di Mubarak. “Nessun civile deve essere processato di fronte a tribunali militari”, ha dichiarato il generale Mamdouh Shaheen, membro del CSFA. “Ma in questa situazione di emergenza ... i tribunali militari hanno preso il posto dei tribunali civili finché questi non saranno in grado di funzionare.”
Il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha anche aggiunto nuovi reati alla già vasta gamma di reati capitali.
Il 10 marzo 2011, il CSFA ha emanato un decreto (Legge N° 7 del 2011), che modifica il codice penale del 1937 con due articoli su “Teppismo, Terrorizzare e Delinquenza”, per cui “la pena è la morte se il reato è preceduto o accompagnato o associato con o seguito dal reato di omicidio”.
Il 1° aprile 2011, il Consiglio Supremo delle Forze Armate ha deciso di autorizzare la pena di morte per gli stupratori le cui vittime hanno meno di 18 anni o nei casi in cui l’autore ha un legame particolare con la vittima, come esserne il tutore o dipendente.
Il 24 giugno 2012, Mohamed Morsi, candidato dei Fratelli Musulmani, è stato dichiarato ufficialmente vincitore delle elezioni presidenziali in Egitto dalla Commissione elettorale Con il 51,7% dei voti contro il 48,3% attribuiti ad Ahmed Shafiq, ultimo primo ministro di Mubarak.
Il 2 giugno 2012, alla fine di un processo durato 10 mesi, l’ex presidente egiziano Hosni Mubarak è stato condannato all’ergastolo per complicità nell’uccisione dei manifestanti durante i 18 giorni di rivolta contro il suo governo nel 2011. L’accusa aveva chiesto per lui la pena di morte, che non è però arrivata. E quasi immediatamente è esplosa la rabbia dei familiari delle 850 vittime della primavera araba e di tutti i detrattori dell’ex Rais. Fuori dal tribunale, i familiari delle vittime della Rivoluzione del 25 gennaio hanno urlato slogan e alzato cartelli con scritte del tipo “la sentenza del popolo è la morte”. Mubarak, che ha 84 anni, era accusato anche di corruzione, così come i suoi figli, Alaa e Gamal, assolti insieme a lui per questo capo d’imputazione, caduto in prescrizione. Stessa sorte del suo ex presidente è toccata al ministro dell’Interno del regime, Habib al-Hadli, condannato all’ergastolo. Assolti i sei assistenti al ministero. Mubarak farà ricorso in Cassazione contro la sentenza, ha riferito l’avvocato Yasser Bahr, portavoce del collegio difensivo. Anche gli avvocati delle famiglie delle vittime della rivoluzione hanno annunciato ricorso contro la sentenza.
Sono davvero pochi i dati ufficiali disponibili sulla pratica della pena di morte in Egitto.
Nel 2011 è stata effettuata almeno una esecuzione. Le condanne a morte sarebbero state almeno 123, secondo Amnesty International.
Nel 2010, vi sarebbero state in Egitto almeno 4 esecuzioni e 185 condanne a morte, la maggior parte per omicidio, ma anche per reati legati alla droga. Nel 2009, vi sarebbero state almeno 269 condanne a morte e almeno 5 esecuzioni.
Nel 2010, il Consiglio dei diritti umani dell'ONU, nell'ambito del processo di revisione periodica universale dei diritti umani in Egitto, ha raccomandato al Paese di limitare l'applicazione della pena di morte ai reati più gravi. L’Egitto ha raccolto questa raccomandazione, ma ha respinto quella di introdurre una moratoria sulle esecuzioni, commutare tutte le condanne a morte e di abolire la pena di morte.
Il 20 dicembre 2012, l'Egitto ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.