La Corte Suprema tajika ha condannato a morte 11 combattenti...
La Corte Suprema tajika ha condannato a morte 11 combattenti islamici e condannato a pene detentive altri 74, riconoscendoli colpevoli di omicidio e sequestro
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La Corte Suprema tajika ha condannato a morte 11 combattenti islamici e condannato a pene detentive altri 74, riconoscendoli colpevoli di omicidio e sequestro.
Gli uomini condannati sono: Amrullo Rasulov, Abdurrahim Holov, Mahram Fathulloyev, Ibrohim Huseynov, Bahrom Sadulloyev, Rajabmurod Jumayev, Tojiddin Buttayev, Ahmadjon Saidov, Akbar Rajabov, Umed Idiyev e Savriddin Pirov.
Il gruppo aveva in passato combattuto nell'Opposizione Tajika Unita agli ordini di Rahman Sanginov e Masur Muaklov, uccisi dalle Forze governative nel 2001.
La repubblica centro-asiatica � stata lacerata dalla guerra civile nel periodo 1992-1997.
Il magistrato militare presidente della Corte Suprema tajika ha detto che i condannati erano colpevoli di massacro di civili, sequestro, e di aver saccheggiato e terrorizzato la capitale Dushanbe e altri distretti durante e dopo la guerra civile.
Gli 11, condannati a morte in due distinti processi il 24 e 25 febbraio, saranno fucilati.
Un uomo � stato liberato per motivi di salute mentre gli altri sono stati condannati a pene detentive varianti da 18 mesi a 25 anni.
Un portavoce della Corte ha detto che la banda ha commesso pi� di 400 omicidi e preso molti ostaggi tra il 1995 ed il 2000.
Gli attacchi erano stati effettuati nonostante un accordo di pace, raggiunto grazie alla mediazione dell'ONU; che aveva messo fine nel 1997 a cinque anni di combattimenti tra le opposte fazioni nell'ex repubblica sovietica.
In base a quanto si evince da una dichiarazione resa alla agenzia RFE/RL i primi di marzo da Vaisuddin Fathiddinov, presidente del tribunale militare del Tagikistan, almeno due degli undici condannati a morte sarebbero gi� stati giustiziati.
Riferendosi al caso di Amrullo Rasulov e Abdurrahim Holov, condannati per aver massacrato una famiglia di 13 persone tra cui un bambino e una donna incinta, il giudice Fathiddinov ha dichiarato: "Che lo si voglia o no, � impossibile cambiare una persona capace di uccidere un bambino e una donna incinta."
Gli uomini condannati sono: Amrullo Rasulov, Abdurrahim Holov, Mahram Fathulloyev, Ibrohim Huseynov, Bahrom Sadulloyev, Rajabmurod Jumayev, Tojiddin Buttayev, Ahmadjon Saidov, Akbar Rajabov, Umed Idiyev e Savriddin Pirov.
Il gruppo aveva in passato combattuto nell'Opposizione Tajika Unita agli ordini di Rahman Sanginov e Masur Muaklov, uccisi dalle Forze governative nel 2001.
La repubblica centro-asiatica � stata lacerata dalla guerra civile nel periodo 1992-1997.
Il magistrato militare presidente della Corte Suprema tajika ha detto che i condannati erano colpevoli di massacro di civili, sequestro, e di aver saccheggiato e terrorizzato la capitale Dushanbe e altri distretti durante e dopo la guerra civile.
Gli 11, condannati a morte in due distinti processi il 24 e 25 febbraio, saranno fucilati.
Un uomo � stato liberato per motivi di salute mentre gli altri sono stati condannati a pene detentive varianti da 18 mesi a 25 anni.
Un portavoce della Corte ha detto che la banda ha commesso pi� di 400 omicidi e preso molti ostaggi tra il 1995 ed il 2000.
Gli attacchi erano stati effettuati nonostante un accordo di pace, raggiunto grazie alla mediazione dell'ONU; che aveva messo fine nel 1997 a cinque anni di combattimenti tra le opposte fazioni nell'ex repubblica sovietica.
In base a quanto si evince da una dichiarazione resa alla agenzia RFE/RL i primi di marzo da Vaisuddin Fathiddinov, presidente del tribunale militare del Tagikistan, almeno due degli undici condannati a morte sarebbero gi� stati giustiziati.
Riferendosi al caso di Amrullo Rasulov e Abdurrahim Holov, condannati per aver massacrato una famiglia di 13 persone tra cui un bambino e una donna incinta, il giudice Fathiddinov ha dichiarato: "Che lo si voglia o no, � impossibile cambiare una persona capace di uccidere un bambino e una donna incinta."
— FONTI
- (Fonti: Tajik Television First Channel, Dushanbe, via BBC Monitoring International Reports, 25/02/2003; EurasiaNet, 08/03/2003)
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