la Corte Suprema di stato ha stabilito...
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la Corte Suprema di stato ha stabilito, con un voto 4-2, che un imputato che abbia convinto almeno uno dei giurati popolari di soffrire di un ritardo mentale, non può essere condannato a morte. La sentenza è stata emessa nel caso di Porfirio Jimenez, accusato di aver ucciso, il 20 maggio 2001, un bambino di 10 anni, Walter Valenzuela, per impedire che potesse raccontare gli adescamenti sessuali di cui era stato oggetto da parte di Jimenez. Il corpo del bambino venne ritrovato dopo due giorni, e Jimenez venne arrestato il 7 giugno dopo essere stato individuato in base al Dna. Quando la pubblica accusa ha reso nota, prima dell’inizio del processo, la sua intenzione di chiedere la condanna a morte per Jimenez, la difesa di Jimenez ha presentato una istanza pre-processuale, sostenendo che essendo Jimenez affetto da ritardo mentale, non avrebbe potuto essere condannato a morte, come sancito il 20 giugno 2002 della Corte Suprema degli Stati Uniti con la nota sentenza Atkins v. Virginia. Quella sentenza però lasciava liberi i singoli stati di fissare i parametri con cui riconoscere o meno il ritardo mentale. Nell’ottobre 2006 la Corte Suprema del New Jersey ha fissato dei parametri, che però gli avvocati di Jimenez hanno ritenuto non sufficientemente chiari, chiedendo alla Corte Suprema di stato di specificare meglio i propri termini, perché non era stato chiarito come comportarsi nel caso la giuria popolare si fosse divisa sul riconoscere o meno il ritardo mentale dell’imputato. Con la decisione odierna in New Jersey se la decisione di negare l’attenuante del ritardo mentale non sarà presa all’unanimità, ossia, se almeno uno dei giurati si dirà convinto del ritardo mentale dell’imputato, alla pubblica accusa non sarà consentito chiedere la condanna a morte.
— FONTI
- (Fonti: Star-Ledger, 18/06/2007)
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