La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a...
La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a morte nei confronti di 31 attivisti islamici accusati di aver partecipato ad una rivolta nel 1993, nella quale furono uccise 37 persone
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La Corte di Cassazione ha confermato le condanne a morte nei confronti di 31 attivisti islamici accusati di aver partecipato ad una rivolta nel 1993, nella quale furono uccise 37 persone.
Il massacro di Sivas avvenne il 2 Luglio 1993, quando una folla inferocita di 15.000 persone che avevano lasciato le preghiere del Venerdì nella città di Sivas inscenò una protesta di otto ore contro la visita di un gruppo di intellettuali che volevano partecipare all'annuale festival di Alawite.La folla incendiò l'hotel nel quale alloggiavano gli intellettuali della minoranza musulmana liberale.
Gli attivisti dissero di essersi irritati per la visita di Aziz Nesin, un prestigioso intellettuale che in quel periodo stava traducendo "Versetti Satanici", il controverso romanzo di Salman Rushdie. Il Servizio d'ordine non riuscì a domare le fiamme e l'hotel venne completamente distrutto, intrappolando 37 persone.
L'iter giudiziario che era partito con il processo a 124 sospettati, ancora continua presso il Primo Tribunale per la Sicurezza dello Stato di Ankara (DGM). Il Tribunale per la Sicurezza dello Stato aveva emesso la condanna a morte nei confronti dei 33 imputati, ma la Corte d'Appello aveva annullato questo verdetto ordinando un nuovo processo, motivando che molte delle altre condanne, fino ad un massimo di 15 anni, erano troppo lievi.
La prima decisione del DGM, riteneva i responsabili dell'incendio all'hotel inconsapevoli di procurare la morte delle 37 vittime dell'incendio. Il Tribunale ha valutato l'incidente come uno dei più gravi nella storia della Turchia. La sentenza afferma che i responsabili hanno agito per sovvertire la secolare struttura politica turca, e questa è stata la ragione della condanna a morte.
Il massacro di Sivas avvenne il 2 Luglio 1993, quando una folla inferocita di 15.000 persone che avevano lasciato le preghiere del Venerdì nella città di Sivas inscenò una protesta di otto ore contro la visita di un gruppo di intellettuali che volevano partecipare all'annuale festival di Alawite.La folla incendiò l'hotel nel quale alloggiavano gli intellettuali della minoranza musulmana liberale.
Gli attivisti dissero di essersi irritati per la visita di Aziz Nesin, un prestigioso intellettuale che in quel periodo stava traducendo "Versetti Satanici", il controverso romanzo di Salman Rushdie. Il Servizio d'ordine non riuscì a domare le fiamme e l'hotel venne completamente distrutto, intrappolando 37 persone.
L'iter giudiziario che era partito con il processo a 124 sospettati, ancora continua presso il Primo Tribunale per la Sicurezza dello Stato di Ankara (DGM). Il Tribunale per la Sicurezza dello Stato aveva emesso la condanna a morte nei confronti dei 33 imputati, ma la Corte d'Appello aveva annullato questo verdetto ordinando un nuovo processo, motivando che molte delle altre condanne, fino ad un massimo di 15 anni, erano troppo lievi.
La prima decisione del DGM, riteneva i responsabili dell'incendio all'hotel inconsapevoli di procurare la morte delle 37 vittime dell'incendio. Il Tribunale ha valutato l'incidente come uno dei più gravi nella storia della Turchia. La sentenza afferma che i responsabili hanno agito per sovvertire la secolare struttura politica turca, e questa è stata la ragione della condanna a morte.
— FONTI
- (Fonti: Turkish Daily News, 03/07/2001, Reuters, 16/06/2000)
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