la comunità ebraica di Amran, in Yemen...
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la comunità ebraica di Amran, in Yemen, ha rilasciato una dichiarazione in cui respinge il ‘prezzo del sangue’ di 5,5 milioni di rial yemeniti, come risarcimento per la morte di Masha Al-Nahari, un ebreo yemenita, e chiede invece la condanna a morte.
L’ammontare del risarcimento era stato deciso dal giudice Abdul Bari Aqaba del tribunale penale di Amran. Gli avvocati degli ebrei yemeniti si sono appellati contro la sentenza. Nel corso del processo, la famiglia dell’imputato aveva minacciato più volte gli ebrei, dicendo che, in caso di condanna a morte, li avrebbero uccisi, insieme alle loro famiglie.
A dicembre 2008, Al-Abdi aveva sparato, uccidendolo, a Masha al-Nahari dopo avergli mandato una lettera di minaccia in cui era scritto che la comunità ebraica aveva due possibilità: convertirsi all’Islam o lasciare il paese, altrimenti lui li avrebbe uccisi.
La difesa aveva presentato un rapporto medico per dimostrare che Al-Abdi soffre di paranoia con allucinazioni. Pertanto, il rapporto raccomandava che l’uomo fosse rinchiuso in un istituto per malattie mentali. Nel corso del processo, Al-Abdi si era opposto più volte alla teoria dell’infermità mentale dicendo di preferire la condanna a morte all’istituto.
Al-Abdi ha detto “Io non sono matto, e voglio essere giustiziato secondo la legge di Dio, la Sharia”.
Gli avvocati della famiglia della vittima hanno detto che la richiesta della pena di morte è tra i loro diritti legali.
L’Osservatorio Yemenita per i Diritti Umani ha sostenuto che il verdetto abolisce l’uguaglianza tra i cittadini yemeniti e aumenta l’odio. “Non accetterò soldi, neanche se me ne dessero tanti da riempire l’intera Sana’a,” ha detto, Ya’ish, il padre della vittima, piangendo.
Al-Abdi ha riso quando l’uomo ha menzionato il profeta Maometto chiedendo la pena di morte in accordo con la Sharia. “Tagliati i capelli e afferma ‘Non esiste Dio ma Allah,” ha detto Al-Abdi.
L’ammontare del risarcimento era stato deciso dal giudice Abdul Bari Aqaba del tribunale penale di Amran. Gli avvocati degli ebrei yemeniti si sono appellati contro la sentenza. Nel corso del processo, la famiglia dell’imputato aveva minacciato più volte gli ebrei, dicendo che, in caso di condanna a morte, li avrebbero uccisi, insieme alle loro famiglie.
A dicembre 2008, Al-Abdi aveva sparato, uccidendolo, a Masha al-Nahari dopo avergli mandato una lettera di minaccia in cui era scritto che la comunità ebraica aveva due possibilità: convertirsi all’Islam o lasciare il paese, altrimenti lui li avrebbe uccisi.
La difesa aveva presentato un rapporto medico per dimostrare che Al-Abdi soffre di paranoia con allucinazioni. Pertanto, il rapporto raccomandava che l’uomo fosse rinchiuso in un istituto per malattie mentali. Nel corso del processo, Al-Abdi si era opposto più volte alla teoria dell’infermità mentale dicendo di preferire la condanna a morte all’istituto.
Al-Abdi ha detto “Io non sono matto, e voglio essere giustiziato secondo la legge di Dio, la Sharia”.
Gli avvocati della famiglia della vittima hanno detto che la richiesta della pena di morte è tra i loro diritti legali.
L’Osservatorio Yemenita per i Diritti Umani ha sostenuto che il verdetto abolisce l’uguaglianza tra i cittadini yemeniti e aumenta l’odio. “Non accetterò soldi, neanche se me ne dessero tanti da riempire l’intera Sana’a,” ha detto, Ya’ish, il padre della vittima, piangendo.
Al-Abdi ha riso quando l’uomo ha menzionato il profeta Maometto chiedendo la pena di morte in accordo con la Sharia. “Tagliati i capelli e afferma ‘Non esiste Dio ma Allah,” ha detto Al-Abdi.
— FONTI
- (Fonti: Yemen Times, 04/03/2009)
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