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La collaborazione cinese nella guerra globale al terrorismo...

La collaborazione cinese nella guerra globale al terrorismo dipende dall'aiuto e l'indulgenza occidentali verso i molto discutibili tentativi di Pechino di risolvere il problema del terrorismo islamista al proprio interno

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La collaborazione cinese nella guerra globale al terrorismo dipende dall'aiuto e l'indulgenza occidentali verso i molto discutibili tentativi di Pechino di risolvere il problema del terrorismo islamista al proprio interno.
La politica estera cinese � chiara molto raramente, ma il prezzo da pagare per il suo coinvolgimento nell'alleanza � l'unica cosa che si pu� dedurre dai discorsi del portavoce del ministero degli esteri a Pechino, Sun Yuxi.
Con un raro uso del termine 'separatismo' propriamente riferito alla provincia dello Xinjiang alle frontiere nord-occidentali, Sun ha detto che le attivit� violente di elementi del Turkestan orientale non minaccia soltanto la stabilit� e la sicurezza della Cina, ma anche la stabilit� e la sicurezza dell'intera regione.
"Speriamo che gli sforzi per battere le forze terroristiche del Turkestan orientale facciano parte dell'impegno internazionale, e ottengano anche sostegno e comprensione," ha dichiarato Sun.
Pechino ritiene che i gruppi dissidenti che lottano per una nazione indipendente nella parte occidentale della Cina sono galvanizzati dai richiami militanti dell'Islam che filtrano lungo le 3.355 miglia di confine dello Xinjiang con otto paesi, tra cui l'Afghanistan.
Per oltre una decade, la gente uigura dello Xinjiang, forte di circa 8 milioni di persone, ha risposto con rabbia e attentati dinamitardi a un afflusso di coloni cinesi di razza Han dall'est, giunti ora a un numero di almeno 7,8 milioni.
Senza fornire alcuna prova concreta, Sun ha aggiunto: "Abbiamo elementi che provano che [i militanti del Turkestan orientale] hanno agito in complicit� con forze terroristiche internazionali."
Le sue dichiarazioni hanno provocato le secche reazioni dei gruppi per i diritti umani.
Amnesty International teme che i cinesi "possano usare il pretesto dell'11 settembre per giustificare ulteriormente la dura repressione in atto nei confronti delle minoranze islamiche nello Xinjiang, che loro accusano di essere separatiste, terroristiche o estremiste religiose," ha dichiarato la portavoce di Amnesty Isabel Kelly.
Mentre Pechino ha fatto affluire in tutta fretta reparti di risposta rapida ai suoi lontani confini con l'Afghanistan e alle frontiere attualmente chiuse con il Pakistan, i media di stato hanno annunciato una nuova campagna per spazzare via le attivit� separatiste e terroristiche.
Nello Xinjiang, la campagna nazionale in corso contro il crimine "Colpire duro" si � gi� trasformata in un attacco nei confronti di tutti coloro sospettati di scarsa lealt� verso il regime cinese. Nei tre mesi successivi alla campagna lanciata ad aprile, la polizia dello Xinjiang ha arrestato circa 10.000 sospetti, ne ha giustiziati almeno 200 e si � vantata di aver eliminato sei organizzazioni di separatisti e terroristi.
FONTI
  • (Fonti: The Washington Times, 12/10/2001)