KENYA: OMICIDI IN CARCERE, NOVE GUARDIE CONDANNATE A MORTE
nove guardie carcerarie sono state condannate a morte in Kenya per gli omicidi di sei detenuti, avvenuti sei


nove guardie carcerarie sono state condannate a morte in Kenya per gli omicidi di sei detenuti, avvenuti sei anni fa nel Carcere di massima sicurezza di King’ong’o, a Nyeri.
Nella sentenza letta dal giudice Nicholas Ombijja, le autorità carcerarie vengono accusate di aver coperto le violenze avvenute all’interno della struttura mediante la distruzione o l’occultamento di prove.
I condannati a morte sono stati identificati come: Jacob Muthee, Joseph Rukwaro, Caesar Mwangi, Samuel Ngugi, James Karanja, John Kariuki, Joshua Onyango, James Cise Boit e Noor Mohammed, che secondo il tribunale hanno usato bastoni, accette e pezzi di legno per uccidere i prigionieri.
I medici incaricati all’epoca dal governo di effettuare le autopsie, il dott. Kirasi Olumbe ed il dott. Moses Njue, conclusero che tutti i decessi furono conseguenza di fratture multiple alla testa e agli arti dei detenuti.
“Le evidenze fornite dal team medico non possono essere messe in dubbio”, ha detto il giudice. “Sono state riscontrate ferite estese su tutti i prigionieri”.
“Gli imputati avevano l’intenzione di uccidere o perlomeno erano consapevoli che le loro azioni avrebbero provocato la morte. Questo costituisce premeditazione”, ha concluso.
Nella sentenza letta dal giudice Nicholas Ombijja, le autorità carcerarie vengono accusate di aver coperto le violenze avvenute all’interno della struttura mediante la distruzione o l’occultamento di prove.
I condannati a morte sono stati identificati come: Jacob Muthee, Joseph Rukwaro, Caesar Mwangi, Samuel Ngugi, James Karanja, John Kariuki, Joshua Onyango, James Cise Boit e Noor Mohammed, che secondo il tribunale hanno usato bastoni, accette e pezzi di legno per uccidere i prigionieri.
I medici incaricati all’epoca dal governo di effettuare le autopsie, il dott. Kirasi Olumbe ed il dott. Moses Njue, conclusero che tutti i decessi furono conseguenza di fratture multiple alla testa e agli arti dei detenuti.
“Le evidenze fornite dal team medico non possono essere messe in dubbio”, ha detto il giudice. “Sono state riscontrate ferite estese su tutti i prigionieri”.
“Gli imputati avevano l’intenzione di uccidere o perlomeno erano consapevoli che le loro azioni avrebbero provocato la morte. Questo costituisce premeditazione”, ha concluso.
— FONTI
- (Fonti: Daily Nation, 18/12/2008)
