ITALIA. FIACCOLATA PER MAJDA,LA DONNA MAROCCHINA CHE RISCHIA LA DECAPITAZIONE IN ARABIA SAUDITA
Nessuno tocchi Caino aderisce alla fiaccolata per salvare Majda Mustapha Mahir, la donna marocchina di 40 anni condannata a morte con l’accusa di aver ucciso sette anni fa il marito e che rischia di essere decapitata in Arabia Saudita nei prossimi giorni.
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Nessuno tocchi Caino aderisce alla fiaccolata per salvare Majda Mustapha Mahir, la donna marocchina di 40 anni condannata a morte con l’accusa di aver ucciso sette anni fa il marito e che rischia di essere decapitata in Arabia Saudita nei prossimi giorni.
La manifestazione, promossa dall’Associazione delle Donne Marocchine in Italia, si svolgerà a Roma, giovedì 26 maggio alle ore 19.00, davanti all’ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita in Via G.B. Pergolesi, 9.
Il suo caso, trattato ampiamente dal Corriere della Sera del 24 maggio con un articolo in prima pagina di Magdi Allam, presenta circostanze dubbie e controverse.
Majida, madre di due bambini, era arrivata a Riad nel 1997 in compagnia del marito, il principe saudita Farid Ibn Abdullah ibn Mishari al Saud, dopo aver soggiornato in Belgio per 18 anni. Poco dopo, il marito fu trovato morto dentro la loro abitazione e lei fu arrestata. La donna affermò che si era trattato di una morte accidentale e, in un primo tempo, la sua versione dei fatti fu accettata dalla polizia saudita che ne riscontrò la fondatezza. Ma in seguito alle pressioni della famiglia del principe, Majda fu arrestata e trasferita nella prigione di Milaz, dove vive da sette anni in totale isolamento.
Come accade spesso in Arabia Saudita, nel caso di Majda non c’è stato un processo pubblico. Nessun avvocato ha potuto difenderla. Ai parenti non è stato consentito di visitarla. Né alle autorità consolari marocchine è stato permesso di contattarla. A un certo punto si è saputo che un tribunale islamico l’ha condannata a morte, senza alcuna possibilità di appello, e che sarebbe imminente l’esecuzione tramite decapitazione.
La donna potrebbe essere salvata solo dal perdono della famiglia della vittima dietro pagamento di una somma di denaro detta il “prezzo del sangue”. Oppure da re Fahd che potrebbe consentire un giusto processo e comunque commutare la pena di morte.
Un appello in tal senso verrà consegnato all’ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, principe Mohammed bin Nawwaf bin Abdulaziz al Saud durante la fiaccolata di giovedì prossimo.
La manifestazione, promossa dall’Associazione delle Donne Marocchine in Italia, si svolgerà a Roma, giovedì 26 maggio alle ore 19.00, davanti all’ambasciata del Regno dell’Arabia Saudita in Via G.B. Pergolesi, 9.
Il suo caso, trattato ampiamente dal Corriere della Sera del 24 maggio con un articolo in prima pagina di Magdi Allam, presenta circostanze dubbie e controverse.
Majida, madre di due bambini, era arrivata a Riad nel 1997 in compagnia del marito, il principe saudita Farid Ibn Abdullah ibn Mishari al Saud, dopo aver soggiornato in Belgio per 18 anni. Poco dopo, il marito fu trovato morto dentro la loro abitazione e lei fu arrestata. La donna affermò che si era trattato di una morte accidentale e, in un primo tempo, la sua versione dei fatti fu accettata dalla polizia saudita che ne riscontrò la fondatezza. Ma in seguito alle pressioni della famiglia del principe, Majda fu arrestata e trasferita nella prigione di Milaz, dove vive da sette anni in totale isolamento.
Come accade spesso in Arabia Saudita, nel caso di Majda non c’è stato un processo pubblico. Nessun avvocato ha potuto difenderla. Ai parenti non è stato consentito di visitarla. Né alle autorità consolari marocchine è stato permesso di contattarla. A un certo punto si è saputo che un tribunale islamico l’ha condannata a morte, senza alcuna possibilità di appello, e che sarebbe imminente l’esecuzione tramite decapitazione.
La donna potrebbe essere salvata solo dal perdono della famiglia della vittima dietro pagamento di una somma di denaro detta il “prezzo del sangue”. Oppure da re Fahd che potrebbe consentire un giusto processo e comunque commutare la pena di morte.
Un appello in tal senso verrà consegnato all’ambasciatore dell’Arabia Saudita in Italia, principe Mohammed bin Nawwaf bin Abdulaziz al Saud durante la fiaccolata di giovedì prossimo.
— FONTI
- (Fonti: Nessuno tocchi Caino, 24/05/2005)
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