ITALIA. AMBASCIATORE FULCI, OGGI CONDIZIONI PROPIZIE PER MORATORIA. NON IMPORTA AVERE CONSENSO TOTALE UE, MA DI QUELLI CHE CONTANO
Francesco Paolo Fulci, ambasciatore italiano all'Onu dal 1993 al 2000, ritiene “tempestivo”, “utile” e “appropriato” il tentativo dell'Italia di tornare a promuovere una moratoria delle esecuzioni capitali.
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Francesco Paolo Fulci, ambasciatore italiano all'Onu dal 1993 al 2000, ritiene “tempestivo”, “utile” e “appropriato” il tentativo dell'Italia di tornare a promuovere una moratoria delle esecuzioni capitali.
Protagonista al palazzo di Vetro delle battaglie dell'Italia contro la pena di morte, Fulci e' convinto che oggi “i tempi siano ormai maturi per riprovare una terza volta dopo gli insuccessi del 1994 e del 1999”. Interpellato su quale sia la via migliore da seguire, Fulci ha risposto: “Ci sono due modi per portare avanti questa iniziativa: il primo e' farlo da soli, come avvenne nel 1994, ma purtroppo l'esperienza dimostra che senza alleati le battaglie si perdono. Il modello da scegliere e' quello usato nel 1999, un progetto di risoluzione presentato dall'Ue in quanto tale. La volta scorsa il progetto non ando' a buon fine perche' qualcuno - per eccesso di zelo - ritenne che fosse necessario avere un ulteriore avallo da parte dei ministri degli esteri riuniti a Bruxelles. Non solo quell'avallo non ci fu, ma giunse l'ordine a New York, a noi ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa al riguardo”.
Quanto alla necessita' di avere l'unanimita' dell'Europa, Fulci ha risposto: “L'importante non e' avere il consenso totale dell'Ue, ma il consenso di quelli che contano. L'altra volta la preoccupazione fu di non turbare eccessivamente, di non mettere sale sulla ferita sulle relazioni con il grande alleato al di la' dell'Atlantico, e si ritenne che fosse meglio mettere la sordina sull'iniziativa e sospenderla”.
Per Fulci fu una “scusa” quella di chi allora disse che non c'erano i voti: “Posso assicurare - ha puntualizzato - che non era cosi', perche' io personalmente avevo contattato piu' di novanta ambasciatori, ricevendone assicurazione che sarebbero stati dalla nostra parte. Solo che arrivo' l'ordine di Bruxelles di fermarci, e pur sapendo di essere a un soffio dalla vittoria non presentammo la mozione”.
Protagonista al palazzo di Vetro delle battaglie dell'Italia contro la pena di morte, Fulci e' convinto che oggi “i tempi siano ormai maturi per riprovare una terza volta dopo gli insuccessi del 1994 e del 1999”. Interpellato su quale sia la via migliore da seguire, Fulci ha risposto: “Ci sono due modi per portare avanti questa iniziativa: il primo e' farlo da soli, come avvenne nel 1994, ma purtroppo l'esperienza dimostra che senza alleati le battaglie si perdono. Il modello da scegliere e' quello usato nel 1999, un progetto di risoluzione presentato dall'Ue in quanto tale. La volta scorsa il progetto non ando' a buon fine perche' qualcuno - per eccesso di zelo - ritenne che fosse necessario avere un ulteriore avallo da parte dei ministri degli esteri riuniti a Bruxelles. Non solo quell'avallo non ci fu, ma giunse l'ordine a New York, a noi ambasciatori europei, di sospendere qualsiasi iniziativa al riguardo”.
Quanto alla necessita' di avere l'unanimita' dell'Europa, Fulci ha risposto: “L'importante non e' avere il consenso totale dell'Ue, ma il consenso di quelli che contano. L'altra volta la preoccupazione fu di non turbare eccessivamente, di non mettere sale sulla ferita sulle relazioni con il grande alleato al di la' dell'Atlantico, e si ritenne che fosse meglio mettere la sordina sull'iniziativa e sospenderla”.
Per Fulci fu una “scusa” quella di chi allora disse che non c'erano i voti: “Posso assicurare - ha puntualizzato - che non era cosi', perche' io personalmente avevo contattato piu' di novanta ambasciatori, ricevendone assicurazione che sarebbero stati dalla nostra parte. Solo che arrivo' l'ordine di Bruxelles di fermarci, e pur sapendo di essere a un soffio dalla vittoria non presentammo la mozione”.
— FONTI
- (Fonte: ANSA, 3/01/2007)
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