IRAQ. RIPRESA ESECUZIONI: TALABANI RIFIUTA DI FIRMARE L'ORDINE E DELEGA VICEPRESIDENTE
Il presidente iracheno, Jalal Talabani, non ha firmato personalmente ma ha concesso l'autorità di firmare l'ordine di esecuzione contro tre uomini accusati di omicidio a uno dei suoi due vicepresidenti, Adil Abdul-Mahdi.
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Il presidente iracheno, Jalal Talabani, non ha firmato personalmente ma ha concesso l'autorità di firmare l'ordine di esecuzione contro tre uomini accusati di omicidio a uno dei suoi due vicepresidenti, Adil Abdul-Mahdi.
“Ho autorizzato Adil Abdul-Mahdi a ratificare le condanne a morte di tre uomini incriminati”, afferma un comunicato diffuso dall'ufficio di Talabani.
La precisazione era d’obbligo dopo l’annuncio diffuso il 16 agosto dal governo iracheno di Ibrahim al-Jafaari nel quale si affermava che “il presidente, Jalal Talabani, ha firmato l'autorizzazione all'esecuzione di tre detenuti, che avverrà nei prossimi giorni a Kut.”
La legge irachena prescrive che una condanna a morte sia approvata dal governo, dal presidente e dai due vice-presidenti. Tuttavia, Talabani si è sempre dichiarato contrario alla ripresa delle esecuzioni e anche in questa occasione si è rifiutato di firmare la sentenza, delegando tale onere al suo vice. L'esecutivo aveva firmato il 14 agosto.
Nel comunicato si precisa che i tre uomini, i cui nome non sono stati riportati, sono stati riconosciuti colpevoli di “omicidio, sequestro di persona e stupro”.
Alla domanda se i tre uomini saranno impiccati, un portavoce dell'Alta Corte irachena da risposto: “Ovviamente”.
L’identità dei tre condannati e le motivazioni della condanna erano stati già riportati da alcuni organi di stampa. Si tratta di tre cittadini iracheni – Byan Ahmad al Jaf, taxista curdo trentenne, e i due sunniti Oudai Dawud al Dulaimi, costruttore venticinquenne, e Taher Jassem Abbas, macellaio di 44 anni – appartenenti all'Ansar al Sunna, gruppo islamico legato ad Al Qaeda, condannati in maggio da una corte della città sciita di Kut perchè ritenuti responsabili del rapimento e dell'uccisione di agenti di polizia e di violenza sessuale su donne irachene.
Fino ad oggi sono 10 le persone condannate a morte a Kut, ma questo è il primo caso che viene sottoposto all'attenzione dell'ufficio presidenziale, stando a quanto riferito dal comandante della polizia, generale Abdul Hanin Hmud.
In Iraq, le esecuzioni capitali vengono compiute tramite impiccagione. L'applicazione della pena di morte in Iraq era stata sospesa dall'Autorità provvisoria della coalizione (Cpa) il 9 aprile 2003, giorno della caduta del regime di Saddam Hussein, ma è stata ripristinata l'8 agosto 2004 dall'allora governo ad interim, guidato da Ayad Allawi, per i crimini di omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti.
“Ho autorizzato Adil Abdul-Mahdi a ratificare le condanne a morte di tre uomini incriminati”, afferma un comunicato diffuso dall'ufficio di Talabani.
La precisazione era d’obbligo dopo l’annuncio diffuso il 16 agosto dal governo iracheno di Ibrahim al-Jafaari nel quale si affermava che “il presidente, Jalal Talabani, ha firmato l'autorizzazione all'esecuzione di tre detenuti, che avverrà nei prossimi giorni a Kut.”
La legge irachena prescrive che una condanna a morte sia approvata dal governo, dal presidente e dai due vice-presidenti. Tuttavia, Talabani si è sempre dichiarato contrario alla ripresa delle esecuzioni e anche in questa occasione si è rifiutato di firmare la sentenza, delegando tale onere al suo vice. L'esecutivo aveva firmato il 14 agosto.
Nel comunicato si precisa che i tre uomini, i cui nome non sono stati riportati, sono stati riconosciuti colpevoli di “omicidio, sequestro di persona e stupro”.
Alla domanda se i tre uomini saranno impiccati, un portavoce dell'Alta Corte irachena da risposto: “Ovviamente”.
L’identità dei tre condannati e le motivazioni della condanna erano stati già riportati da alcuni organi di stampa. Si tratta di tre cittadini iracheni – Byan Ahmad al Jaf, taxista curdo trentenne, e i due sunniti Oudai Dawud al Dulaimi, costruttore venticinquenne, e Taher Jassem Abbas, macellaio di 44 anni – appartenenti all'Ansar al Sunna, gruppo islamico legato ad Al Qaeda, condannati in maggio da una corte della città sciita di Kut perchè ritenuti responsabili del rapimento e dell'uccisione di agenti di polizia e di violenza sessuale su donne irachene.
Fino ad oggi sono 10 le persone condannate a morte a Kut, ma questo è il primo caso che viene sottoposto all'attenzione dell'ufficio presidenziale, stando a quanto riferito dal comandante della polizia, generale Abdul Hanin Hmud.
In Iraq, le esecuzioni capitali vengono compiute tramite impiccagione. L'applicazione della pena di morte in Iraq era stata sospesa dall'Autorità provvisoria della coalizione (Cpa) il 9 aprile 2003, giorno della caduta del regime di Saddam Hussein, ma è stata ripristinata l'8 agosto 2004 dall'allora governo ad interim, guidato da Ayad Allawi, per i crimini di omicidio, sequestro di persona, stupro e traffico di stupefacenti.
— FONTI
- (Fonti: Ap, Afp, Ansa, Reuters, NtC, 17/08/2005)
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