IRAQ. PROCESSO A SADDAM SOLO TRA DIVERSI MESI
è improbabile che Saddam Hussein venga processato nei prossimi
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è improbabile che Saddam Hussein venga processato nei prossimi mesi, dal momento che “la necessità di scegliere i giudici e di trovare una sede adatta, ha causato un ritardo nei tempi di istituzione del tribunale speciale iracheno per i crimini commessi contro l'umanità”, ha detto il giudice Dara Noor al-Din, incaricato di preparare il processo cui sara' sottoposto l'ex dittatore iracheno.
Tra i motivi del ritardo, anche le denunce dell'associazione Human Rights Watch, secondo cui le norme del Consiglio di Governo provvisorio iracheno che hanno sancito la nascita del tribunale ''non sono sufficienti per assicurare un processo legittimo e credibile''.
Le norme non consentono di assegnare il processo ad un giudice non iracheno, tuttavia al-Din ha sottolineato come i magistrati del paese non possiedano esperienza in materia di processi su gravi crimini come quelli commessi nella ex Jugoslavia, in Ruanda e nella Sierra Leone'', per cui “un certo numero di giudici iracheni potrebbe seguire dei corsi preparatori”.
Nel paese l’applicazione della pena capitale è stata sospesa dall’Autorità Provvisoria della Coalizione, ma se dovesse riprendere con il trasferimento dei poteri del 30 giugno, ''Saddam Hussein, se giudicato colpevole, potrebbe essere condannato a morte'', ha detto al-Din, osservando però che ''forse sarebbe meglio non tornare a comminare la pena di morte'', facendo riferimento alle pressioni esercitate da organizzazioni per la difesa dei diritti umani e da organismi internazionali.
Contrariamente a Saddam, le persone accusate di aver commesso crimini di genocidio o contro l'umanita' durante il suo regime, potrebbero dover affrontare molto presto un dibattimento nello stesso tribunale, appena saranno raccolte prove sufficienti per emettere una sentenza.
Tra i motivi del ritardo, anche le denunce dell'associazione Human Rights Watch, secondo cui le norme del Consiglio di Governo provvisorio iracheno che hanno sancito la nascita del tribunale ''non sono sufficienti per assicurare un processo legittimo e credibile''.
Le norme non consentono di assegnare il processo ad un giudice non iracheno, tuttavia al-Din ha sottolineato come i magistrati del paese non possiedano esperienza in materia di processi su gravi crimini come quelli commessi nella ex Jugoslavia, in Ruanda e nella Sierra Leone'', per cui “un certo numero di giudici iracheni potrebbe seguire dei corsi preparatori”.
Nel paese l’applicazione della pena capitale è stata sospesa dall’Autorità Provvisoria della Coalizione, ma se dovesse riprendere con il trasferimento dei poteri del 30 giugno, ''Saddam Hussein, se giudicato colpevole, potrebbe essere condannato a morte'', ha detto al-Din, osservando però che ''forse sarebbe meglio non tornare a comminare la pena di morte'', facendo riferimento alle pressioni esercitate da organizzazioni per la difesa dei diritti umani e da organismi internazionali.
Contrariamente a Saddam, le persone accusate di aver commesso crimini di genocidio o contro l'umanita' durante il suo regime, potrebbero dover affrontare molto presto un dibattimento nello stesso tribunale, appena saranno raccolte prove sufficienti per emettere una sentenza.
— FONTI
- (Fonti: Adn, 24/04/04;)
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