IRAQ. BATTAGLIA LEGALE SU ESECUZIONE ‘ALI IL CHIMICO’
mentre in Iraq l’esecuzione di Ali Hassan al-Majid,
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mentre in Iraq l’esecuzione di Ali Hassan al-Majid, noto come “Alì il Chimico”, è stata rimandata, è in corso nel paese un dibattito sul ruolo del Consiglio Presidenziale e su quanto ampi siano i poteri del primo ministro Nouri al-Maliki.
Sembra che non tutti i membri del Consiglio Presidenziale, composto dal presidente curdo Jalal Talibani, dal vice-presidente sciita Adel Abdul-Mahdi e dal vice-presidente sunnita Tareq al-Hashemi, siano disposti a firmare l’ordine per l’esecuzione di al-Majid.
Nonostante il mese scorso un giudice iracheno abbia affermato che non è richiesta l’approvazione presidenziale per effettuare l’esecuzione, si dibatte ora se sia necessaria l’approvazione del Consiglio e se questa debba essere unanime.
Non è chiaro neanche se il governo di al-Maliki possa fissare unilateralmente una nuova data per l’esecuzione di al-Majid, né se qualcuno nel paese abbia il potere di graziarlo.
Al-Anfal Munqidh, procuratore capo iracheno, sostiene che la costituzione del paese proibisca al Presidente di modificare la condanna a morte per il crimine di genocidio.
Per Giovanni Di Stefano, avvocato di Al-Majid, essendo scaduti i 30 giorni dopo la condanna, le autorità irachene hanno l’obbligo di rispondere alla richiesta di grazia inoltrata a Talabani e all’Alto Tribunale dell’Iraq. In caso contrario- aggiunge l’avvocato – l’esecuzione sarebbe un omicidio premeditato.
Sembra che non tutti i membri del Consiglio Presidenziale, composto dal presidente curdo Jalal Talibani, dal vice-presidente sciita Adel Abdul-Mahdi e dal vice-presidente sunnita Tareq al-Hashemi, siano disposti a firmare l’ordine per l’esecuzione di al-Majid.
Nonostante il mese scorso un giudice iracheno abbia affermato che non è richiesta l’approvazione presidenziale per effettuare l’esecuzione, si dibatte ora se sia necessaria l’approvazione del Consiglio e se questa debba essere unanime.
Non è chiaro neanche se il governo di al-Maliki possa fissare unilateralmente una nuova data per l’esecuzione di al-Majid, né se qualcuno nel paese abbia il potere di graziarlo.
Al-Anfal Munqidh, procuratore capo iracheno, sostiene che la costituzione del paese proibisca al Presidente di modificare la condanna a morte per il crimine di genocidio.
Per Giovanni Di Stefano, avvocato di Al-Majid, essendo scaduti i 30 giorni dopo la condanna, le autorità irachene hanno l’obbligo di rispondere alla richiesta di grazia inoltrata a Talabani e all’Alto Tribunale dell’Iraq. In caso contrario- aggiunge l’avvocato – l’esecuzione sarebbe un omicidio premeditato.
— FONTI
- (Fonti: Jurist, 17/10/2007)
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