INDONESIA: FUCILATI SEI CONDANNATI PER DROGA
l’Indonesia ha giustiziato sei persone, tra cui una cittadina indonesiana e cinque stranieri, che erano stati tutti condannati a morte per reati di droga, nelle prime esecuzioni effettuate sotto il nuovo Presidente Joko Widodo, il quale ha rifiutato di
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l’Indonesia ha giustiziato sei persone, tra cui una cittadina indonesiana e cinque stranieri, che erano stati tutti condannati a morte per reati di droga, nelle prime esecuzioni effettuate sotto il nuovo Presidente Joko Widodo, il quale ha rifiutato di ascoltare tutti gli appelli internazionali alla clemenza.
Una donna vietnamita, Tran Thi Bich Hanh, è stata giustiziata nel distretto di Boyolali, nel centro dell’isola di Java, mentre gli altri cinque – una donna indonesiana, Rani Andriani; un brasiliano di 53 anni, Marco Archer Cardoso Moreira; un olandese di 62 anni, Ang Kiem Soei; due nigeriani, Daniel Enemuo, e Solomon Chibuike Okafor, che è stato però registrato come cittadino del Malawi perché è stato arrestato con un passaporto malawiano recante il nome Namaona Denis – sono stati messi a morte nell’isola di Nusakambangan, sede di un carcere di massima sicurezza.
Sono stati condannati a morte tra il 2000 e il 2011 e tutti sono stati giustiziati da un plotone all’incirca alla stessa ora, poco dopo la mezzanotte.
Erano stati tutti catturati nel tentativo di contrabbandare la droga, a parte l'olandese che è stato condannato a morte per la gestione di un enorme fabbrica di ecstasy.
Il Presidente del Brasile e il Ministro degli Esteri olandese hanno condotto una protesta internazionale contro le esecuzioni.
Il Brasile ha richiamato il suo ambasciatore a Jakarta per consultazioni e ha detto che le esecuzioni avrebbero pregiudicato le relazioni bilaterali. "L'uso della pena di morte, che il mondo sempre più condanna, mina gravemente le relazioni tra i nostri Paesi", ha detto la Presidente Dilma Roussef in un comunicato pubblicato dall'agenzia di stampa ufficiale del Brasile.
Anche i Paesi Bassi, ex potenza coloniale in Indonesia, hanno richiamato il loro ambasciatore e condannato l'esecuzione del loro cittadino, Ang Kiem Soei. "E’ una punizione crudele e disumana che costituisce un'inaccettabile negazione della dignità e dell'integrità umana”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri olandese Bert Koenders.
L’Indonesia, che ha leggi severe sulla droga, aveva cessato l'esecuzione di persone nel 2008, ma ha iniziato di nuovo nel 2013, anche se nel 2014 nessuno è stato messo a morte.
Il Presidente Widodo, che si è insediato nell’ottobre 2014, ha adottato una linea particolarmente dura nei confronti delle persone nel braccio della morte per reati di droga, ribadendo più volte che non avrebbero ricevuto la grazia presidenziale, poiché l'Indonesia sta affrontando una "emergenza" a causa di alti livelli di consumo di droga.
Una donna vietnamita, Tran Thi Bich Hanh, è stata giustiziata nel distretto di Boyolali, nel centro dell’isola di Java, mentre gli altri cinque – una donna indonesiana, Rani Andriani; un brasiliano di 53 anni, Marco Archer Cardoso Moreira; un olandese di 62 anni, Ang Kiem Soei; due nigeriani, Daniel Enemuo, e Solomon Chibuike Okafor, che è stato però registrato come cittadino del Malawi perché è stato arrestato con un passaporto malawiano recante il nome Namaona Denis – sono stati messi a morte nell’isola di Nusakambangan, sede di un carcere di massima sicurezza.
Sono stati condannati a morte tra il 2000 e il 2011 e tutti sono stati giustiziati da un plotone all’incirca alla stessa ora, poco dopo la mezzanotte.
Erano stati tutti catturati nel tentativo di contrabbandare la droga, a parte l'olandese che è stato condannato a morte per la gestione di un enorme fabbrica di ecstasy.
Il Presidente del Brasile e il Ministro degli Esteri olandese hanno condotto una protesta internazionale contro le esecuzioni.
Il Brasile ha richiamato il suo ambasciatore a Jakarta per consultazioni e ha detto che le esecuzioni avrebbero pregiudicato le relazioni bilaterali. "L'uso della pena di morte, che il mondo sempre più condanna, mina gravemente le relazioni tra i nostri Paesi", ha detto la Presidente Dilma Roussef in un comunicato pubblicato dall'agenzia di stampa ufficiale del Brasile.
Anche i Paesi Bassi, ex potenza coloniale in Indonesia, hanno richiamato il loro ambasciatore e condannato l'esecuzione del loro cittadino, Ang Kiem Soei. "E’ una punizione crudele e disumana che costituisce un'inaccettabile negazione della dignità e dell'integrità umana”, ha dichiarato il Ministro degli Esteri olandese Bert Koenders.
L’Indonesia, che ha leggi severe sulla droga, aveva cessato l'esecuzione di persone nel 2008, ma ha iniziato di nuovo nel 2013, anche se nel 2014 nessuno è stato messo a morte.
Il Presidente Widodo, che si è insediato nell’ottobre 2014, ha adottato una linea particolarmente dura nei confronti delle persone nel braccio della morte per reati di droga, ribadendo più volte che non avrebbero ricevuto la grazia presidenziale, poiché l'Indonesia sta affrontando una "emergenza" a causa di alti livelli di consumo di droga.
— FONTI
- (Fonti: AFP, AP, DPA, This Day, abc.net.au, 18/01/2014)
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