In una lettera inviata di nascosto dalla sua cella,...
In una lettera inviata di nascosto dalla sua cella, Rehmat Shah Afridi, l'ex direttore del Frontier Post, ha detto di essere stato torturato e ha insistito che la sua condanna del 27 giugno era motivata da ragioni politiche
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In una lettera inviata di nascosto dalla sua cella, Rehmat Shah Afridi, l'ex direttore del Frontier Post, ha detto di essere stato torturato e ha insistito che la sua condanna del 27 giugno era motivata da ragioni politiche.
"Ho passato ben 17 giorni in mano all'Anti-Narcotics Force (ANF). Mi hanno inflitto scosse elettriche, torture fisiche e psicologiche," ha scritto. Afridi � in carcere a Lahore, condannato all'impiccagione per traffico di droga. Molti giornalisti pakistani e organizzazioni dei diritti umani sospettano che il crimine pi� grande di Afridi sia stato intralciare il lavoro delle autorit�, in particolare della potente Anti-Narcotics Force (ANF).
Cinque mesi prima dell'arresto di Afridi nell'aprile 1999 il Frontier Post ha fatto uscire un pezzo dal titolo clamoroso "In combutta coi trafficanti, i capi dell'ANF danno una nuova spinta al commercio di droga", che denunciava come l'antidroga stava facendo soldi dal narcotraffico. Il giornale ha continuato con servizi analoghi nonostante le smentite dell'ANF.
"So che i capi dell'ANF sono arrabbiati con me perch� ho pubblicato un p� di fatti contro di loro provati al cento per cento," ha detto Afridi.
Il suo giornale ha anche accusato l'allora primo ministro Nawaz Sharif di una vasta corruzione, una denuncia oggi largamente riconosciuta come fondata. Sharif � stato deposto da un colpo di stato militare nell'ottobre del 1999, condannato per corruzione e mandato in esilio in Arabia Saudita.
Anche dopo la caduta del governo Sharif, giornalisti in Pakistan subiscono la pressione dell'attuale regime volta a piegarne la critica e a censurarne il lavoro.
"C'� una paura tra di noi," ha confessato un giornalista pakistano di lungo corso. "Devi stare attento a quello che scrivi e come lo scrivi."
La Commissione Pakistana dei Diritti Umani ritiene che l'esercito sta cercando di piegare il dissenso. "Il modo di pensare dell'esercito � talmente sicuro della propria infallibilit� che non c'� alcuna possibilit� di un rapporto decente con loro," ha dichiarato I. A. Rehman, il direttore esecutivo della Commissione.
"Ho passato ben 17 giorni in mano all'Anti-Narcotics Force (ANF). Mi hanno inflitto scosse elettriche, torture fisiche e psicologiche," ha scritto. Afridi � in carcere a Lahore, condannato all'impiccagione per traffico di droga. Molti giornalisti pakistani e organizzazioni dei diritti umani sospettano che il crimine pi� grande di Afridi sia stato intralciare il lavoro delle autorit�, in particolare della potente Anti-Narcotics Force (ANF).
Cinque mesi prima dell'arresto di Afridi nell'aprile 1999 il Frontier Post ha fatto uscire un pezzo dal titolo clamoroso "In combutta coi trafficanti, i capi dell'ANF danno una nuova spinta al commercio di droga", che denunciava come l'antidroga stava facendo soldi dal narcotraffico. Il giornale ha continuato con servizi analoghi nonostante le smentite dell'ANF.
"So che i capi dell'ANF sono arrabbiati con me perch� ho pubblicato un p� di fatti contro di loro provati al cento per cento," ha detto Afridi.
Il suo giornale ha anche accusato l'allora primo ministro Nawaz Sharif di una vasta corruzione, una denuncia oggi largamente riconosciuta come fondata. Sharif � stato deposto da un colpo di stato militare nell'ottobre del 1999, condannato per corruzione e mandato in esilio in Arabia Saudita.
Anche dopo la caduta del governo Sharif, giornalisti in Pakistan subiscono la pressione dell'attuale regime volta a piegarne la critica e a censurarne il lavoro.
"C'� una paura tra di noi," ha confessato un giornalista pakistano di lungo corso. "Devi stare attento a quello che scrivi e come lo scrivi."
La Commissione Pakistana dei Diritti Umani ritiene che l'esercito sta cercando di piegare il dissenso. "Il modo di pensare dell'esercito � talmente sicuro della propria infallibilit� che non c'� alcuna possibilit� di un rapporto decente con loro," ha dichiarato I. A. Rehman, il direttore esecutivo della Commissione.
— FONTI
- (Fonti: South China Morning Post, 03/08/2001)
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