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PALESTINESE (AUTORITÀ)

In Palestina vengono applicati 3 tipi di legislazione

In Palestina vengono applicati 3 tipi di legislazione

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In Palestina vengono attualmente applicati 3 tipi di legislazione destinate a essere sostituiti dal nuovo codice penale. Nella Cisgiordania vige il Codice penale giordano n° 16 (1960), che prevede la pena di morte nei casi di alto tradimento e omicidio. La Striscia di Gaza è sottoposta alla Legge n° 74 (1936) dell’Egitto, che prevede la pena di morte per attentati all’ordine interno. Nel resto del territorio vige la legge dell’Autorità Palestinese, che è piuttosto flessibile riguardo alla pena di morte. I colpevoli di tradimento sono condannati anche in base all’articolo 131/A del Codice Penale Rivoluzionario dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina del 1979, mai presentato e approvato dall’organo legislativo dell’Autorità Nazionale Palestinese.
L’articolo 327 della Legge di Procedura Penale dell’Autorità Palestinese (N. 3 del 2001) stabilisce il ricorso in appello in tutti i casi in cui siano state emesse condanne a morte o all’ergastolo. Il ricorso va sottoposto all’esame della corte d’appello di Gaza entro 15 giorni dalla sentenza di primo grado. Se l’appello è rigettato, la sentenza capitale deve essere ratificata dal Presidente dell’Autorità Palestinese perchè sia eseguita.
Da quando l’ANP è stata istituita nel 1994, sono stati “legalmente” giustiziati quattordici palestinesi, di cui due nel 2001 condannati a morte per aver “collaborato” con Israele. Ma, in dieci anni di vita dell’ANP, oltre 100 palestinesi, sospettati di aver collaborato con Israele, sono stati linciati o fucilati per strada, la maggior parte ad opera di membri delle Brigate dei Martiri di Al Aksa che sono andati a prenderli nelle loro case, nei commissariati, nel carcere in cui erano detenuti o nelle aule di giustizia dove venivano processati.
La prima condanna a morte è stata eseguita il 30 agosto 1998: due fratelli, Ra’ed e Muhammad Abu Sultan, membri dei servizi segreti militari palestinesi accusati di un duplice omicidio, sono stati fucilati a Gaza 3 giorni dopo aver subito un processo sommario da parte di un tribunale militare speciale.
Il 12 giugno 2005, l'Autorità Palestinese ha ripreso le esecuzioni dei condannati a morte dopo una interruzione di tre anni. Quattro uomini, accusati di omicidio, sono stati giustiziati al mattino nella Città di Gaza, tre sulla forca e uno mediante fucilazione. Ma a dieci giorni di distanza da queste esecuzioni e a seguito di critiche internazionali, il 22 giugno 2005, il Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas ha chiesto al suo Ministro della Giustizia di annullare le sentenze emesse dalle Corti per la Sicurezza dello Stato. Per quanto riguarda gli anni precedenti, erano state effettuate tre esecuzioni nel 2002, per omicidio. Nel 2003, erano state emesse 4 condanne a morte, ma nessuna è stata eseguita. Per il secondo anno consecutivo, nel 2004, non si era registrata nessuna esecuzione. L’ultima esecuzione legale in Palestina ha avuto luogo il 27 luglio 2005, quando Raed al-Mughrabi è stato giustiziato per omicidio nel carcere della città di Gaza. Con questa, sono state 5 le esecuzioni nel 2005.  

Il 24 dicembre 2008, il quotidiano panarabo Al-Hayat, edito a Londra,  ha riportato che il parlamento palestinese [Palestinian Legislative Council], controllato dal movimento integralista islamico Hamas, avrebbe votato a Gaza in seconda lettura a favore di una nuova proposta di legge penale che, in linea con la sharia, prevede punizioni come impiccagione, crocifissione, taglio della mano e frustate.
La nuova legge dovrà comunque essere votata in terza lettura, per poi essere sottoposta al presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen). In mancanza di ratifica entro un mese, varrebbe il principio del silenzio-assenso.
Hamas ha negato di aver approvato il nuovo codice islamico, anche se Al-Hayat ha detto di essere in possesso di una copia della proposta di legge.
Il 25 dicembre 2008, funzionari palestinesi a Gaza hanno negato l’adozione della legge islamica, ma il 12 novembre 2008, Al-Rissala ha riportato Muhammad Faraj Al-Ghoul, Ministro della Giustizia nel Governo di Hamas, che ha detto: “E’ in corso la discussione in parlamento di questo codice [penale di diritto islamico], perché sia votato in seconda lettura... e se Dio vuole, il parlamento lo approverà nell’interesse generale e del popolo palestinese.” Ha aggiunto che “Il codice è molto importante, e non è il primo del genere... codici analoghi sono già stati approvati e applicati in una serie di paesi arabi e islamici quali Sudan, Yemen, Emirati [Arabi] e Indonesia... Credo che questo codice è della massima rilevanza e se Dio vuole sarà pubblicato presto.”