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PALESTINESE (AUTORITÀ)

In Palestina vengono applicati 3 tipi di legislazione

In Palestina vengono applicati 3 tipi di legislazione

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In Palestina vengono applicati 3 tipi di legislazione. Nella Cisgiordania vige la legge della Giordania, che prevede la pena di morte nei casi di alto tradimento e omicidio. La Striscia di Gaza è sottoposta alla legge dell’Egitto, che prevede la pena di morte per attentati all’ordine interno. Nel resto del territorio vige la legge dell’Autorità Palestinese, che è piuttosto flessibile riguardo alla pena di morte.
L’articolo 327 della Legge di Procedura Penale dell’Autorità Palestinese (N. 3 del 2001) stabilisce il ricorso in appello in tutti i casi in cui siano state emesse condanne a morte o all’ergastolo. Il ricorso va sottoposto all’esame della corte d’appello di Gaza entro 25 giorni dalla sentenza di primo grado. Se l’appello è rigettato, la sentenza capitale deve essere ratificata dal Presidente dell’Autorità Palestinese perchè sia eseguita.
Il 27 luglio 2003, il Ministro della Giustizia ha abolito le Corti per la Sicurezza dello Stato, aspramente criticate dai difensori dei diritti umani per il mancato rispetto delle regole basilari di un giusto processo. Dalla loro costituzione nel febbraio 1995, in questa sede sono stati condannati 149 palestinesi, 30 dei quali a morte.
Da quando l’ANP è stata istituita nel 1994, sono stati giustiziati quattordici palestinesi, di cui due nel 2001 condannati a morte per aver “collaborato” con Israele. Ma, in dieci anni di vita dell’ANP, oltre 100 palestinesi, sospettati di aver collaborato con Israele, sono stati linciati o fucilati per strada, la maggior parte ad opera di membri delle Brigate dei Martiri di Al Aksa che sono andati a prenderli nelle loro case, nei commissariati, nel carcere in cui erano detenuti o nelle aule di giustizia dove venivano processati. Secondo il Palestinian Human Rights Monitoring Group, 19 palestinesi sono stati “giustiziati” in questo modo nel 2004. Altri 7 “collaboratori” sono stati uccisi sommariamente nel 2005 (fino al 15 settembre).
La prima condanna a morte è stata eseguita il 30 agosto 1998: due fratelli, Ra’ed e Muhammad Abu Sultan, membri dei servizi segreti militari palestinesi accusati di un duplice omicidio, sono stati fucilati a Gaza 3 giorni dopo aver subito un processo sommario da parte di un tribunale militare speciale.
Il 12 giugno 2005, l'Autorità Palestinese ha ripreso le esecuzioni dei condannati a morte dopo una interruzione di tre anni. Quattro uomini, accusati di omicidio, sono stati giustiziati al mattino nella Città di Gaza, tre sulla forca e uno mediante fucilazione. Ma a dieci giorni di distanza da queste esecuzioni e a seguito di critiche internazionali, il 22 giugno 2005, il Presidente dell’ANP Mahmoud Abbas ha chiesto al suo Ministro della Giustizia di annullare le sentenze emesse dalle Corti per la Sicurezza dello Stato. Secondo Human Rights Watch sarebbero almeno 21 i condannati nei bracci della morte molti dei quali giudicati dalle Corti per la Sicurezza.
In precedenza, erano state effettuate tre esecuzioni nel 2002, per omicidio. Nel 2003, erano state emesse 4 condanne a morte, ma nessuna è stata eseguita. Per il secondo anno consecutivo, nel 2004, non si era registrata nessuna esecuzione. Delle otto condanne a morte emesse dai tribunali dell’ANP nel 2004, tre sono state per “collaborazionismo” nei confronti di Israele.
L’ultima esecuzione legale in Palestina ha avuto luogo il 27 luglio 2005, quando Raed al-Mughrabi è stato giustiziato per omicidio nel carcere della città di Gaza. Con questa, sono state 5 le esecuzioni nel 2005.