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In molte parti del Pakistan, in remote aree rurali...

In molte parti del Pakistan, in remote aree rurali dove sistemi tribali e feudali sono ancora dominanti, continua a operare la jirga (giuria) tribale, alla quale la gente ricorre - invece che alla polizia - per la soluzione di dispute inter-tribali e di

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In molte parti del Pakistan, in remote aree rurali dove sistemi tribali e feudali sono ancora dominanti, continua a operare la jirga (giuria) tribale, alla quale la gente ricorre - invece che alla polizia - per la soluzione di dispute inter-tribali e di materie relative all'"onore".
Secondo le regole tribali, le donne sono considerate proprietà degli uomini e un'accusa di "infedeltà" è punita con la morte.
Una donna sospetta di relazioni extraconiugali è dichiarata kari (peccatrice) e l'onore richiede che un membro della famiglia la uccida.
Fino a tempi recenti, per un omicidio d'onore secondo la legge non sarebbe stata emessa la pena capitale.
La legge è cambiata dopo una lunga protesta da parte di gruppi per i diritti delle donne e i diritti umani.
Ma questo non ha aiutato a cambiare la situazione. Secondo la Commissione diritti umani del Pakistan, sono centinaia le donne uccise ogni anno in Pakistan nel nome dell'"onore".
La maggior parte delle condanne a morte dal 1997 sono state emesse da speciali tribunali antiterrorismo istituiti dal Governo del Primo Ministro Nawaz Sharif per fronteggiare l'aumento di atti terroristici nel paese.
Ma questi tribunali sono stati investiti nel tempo del compito di processare anche persone accusate di reati politici o di crimini come stupro di gruppo e violenza sui bambini. Questi tribunali devono terminare il processo entro 7 giorni e 7 giorni è il termine concesso ai condannati per presentare appello, che a sua volta dovrà essere fissato e discusso entro 7 giorni.
Queste disposizioni contrastano con l'art. 14(3)(b) del Patto Internazionale sui Diritti Civili e Politici, che prescrive che ogni imputato debba avere tempi e risorse adeguati per preparare la propria difesa.
Il 16 gennaio 2001, il Governo ha promulgato l'Ordinanza sulla Giustizia Minorile (2000) che proibisce la pena di morte nei confronti dei minori di 18 anni.
L'Ordinanza è però rimasta largamente inapplicata. Di conseguenza, centinaia di minorenni continuano a rimanere in carcere insieme a persone adulte condannate e 125 di loro hanno avuto a che fare con la pena di morte.
Il Pakistan è uno dei pochi paesi ad aver giustiziato minorenni negli anni '90.