il Vice Ministro degli Esteri Ugo Intini ha risposto all’interrogazione rivolta il 24 gennaio dal deputato della
il Vice Ministro degli Esteri Ugo Intini ha risposto all’interrogazione rivolta il 24 gennaio dal deputato della
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il Vice Ministro degli Esteri Ugo Intini ha risposto all’interrogazione rivolta il 24 gennaio dal deputato della Rosa nel Pugno Sergio D’Elia al Ministro degli Esteri Massimo D’Alema, relativa alla compatibilità tra l'impegno italiano nella lotta contro la pena di morte e per la moratoria Onu delle esecuzioni capitali e l'accordo appena sottoscritto sulla riconversione del debito del Perù “il cui Presidente sta operando, con iniziative senza precedenti e contro la volontà del Parlamento, per la reintroduzione della pena di morte nel paese”.
Per Intini, “L'accordo per la conversione della seconda tranche del debito peruviano con l'Italia ... dà continuità a quanto già realizzato con il primo accordo di conversione che ha consentito di destinare circa 127 milioni di dollari di debito in scadenza tra il 2002 e il 2006 a progetti di sviluppo umano. È stato quindi creato un Fondo Italo-peruviano (FIP), organismo misto finalizzato all'identificazione ed all'esecuzione dei progetti in settori quali: sviluppo socio-economico, infrastrutture, rafforzamento delle istituzioni democratiche, sviluppo delle comunità indigene e difesa dell'ambiente.
I fondi resi disponibili dalla conversione della seconda tranche del debito verranno destinati soprattutto alla lotta alla povertà e al miglioramento dei servizi sociali di base. Ciò a beneficio proprio di quegli strati sociali più colpiti dalla violenza. Si ritiene pertanto che quanto viene attualmente realizzato dalla nostra cooperazione diretta e dalle ONG italiane e peruviane agisca proprio sulle cause del disagio sociale, riducendo così lo spazio di manovra per quanti sostengono il ritorno alla pena di morte. L'Accordo risponde a logiche essenziali di solidarietà e di efficacia nel combattere l'esclusione sociale secondo criteri propri della cooperazione italiana ed europea.
Ritengo, pertanto, che l'impegno italiano a favore dell'inclusione sociale e della lotta alla povertà condotto attraverso lo strumento dell'accordo di conversione del debito, soprattutto nella fascia di popolazione più colpita dai fenomeni di criminalità, e quello, prioritario per il nostro Paese, per la moratoria delle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte non possano considerarsi alternativi ma siano utilmente complementari.
Dal punto di vista dell'evoluzione delle dinamiche interne in Perù, rappresenta ad ogni modo un segnale incoraggiante il fatto che la questione della reintroduzione della pena di morte si trovi attualmente, come ho avuto modo di illustrare nella mia introduzione, in una fase di stallo e che possa finire con l'essere, come noi auspichiamo, accantonata. L'Italia continuerà ad ogni modo a seguire con la massima attenzione l'evoluzione del dibattito in Perù, e si adopererà con determinazione per evitare che Lima imbocchi una strada in assoluta controtendenza rispetto all'evoluzione del quadro giuridico internazionale in materia di difesa dei diritti umani”.
Per Intini, “L'accordo per la conversione della seconda tranche del debito peruviano con l'Italia ... dà continuità a quanto già realizzato con il primo accordo di conversione che ha consentito di destinare circa 127 milioni di dollari di debito in scadenza tra il 2002 e il 2006 a progetti di sviluppo umano. È stato quindi creato un Fondo Italo-peruviano (FIP), organismo misto finalizzato all'identificazione ed all'esecuzione dei progetti in settori quali: sviluppo socio-economico, infrastrutture, rafforzamento delle istituzioni democratiche, sviluppo delle comunità indigene e difesa dell'ambiente.
I fondi resi disponibili dalla conversione della seconda tranche del debito verranno destinati soprattutto alla lotta alla povertà e al miglioramento dei servizi sociali di base. Ciò a beneficio proprio di quegli strati sociali più colpiti dalla violenza. Si ritiene pertanto che quanto viene attualmente realizzato dalla nostra cooperazione diretta e dalle ONG italiane e peruviane agisca proprio sulle cause del disagio sociale, riducendo così lo spazio di manovra per quanti sostengono il ritorno alla pena di morte. L'Accordo risponde a logiche essenziali di solidarietà e di efficacia nel combattere l'esclusione sociale secondo criteri propri della cooperazione italiana ed europea.
Ritengo, pertanto, che l'impegno italiano a favore dell'inclusione sociale e della lotta alla povertà condotto attraverso lo strumento dell'accordo di conversione del debito, soprattutto nella fascia di popolazione più colpita dai fenomeni di criminalità, e quello, prioritario per il nostro Paese, per la moratoria delle esecuzioni e l'abolizione della pena di morte non possano considerarsi alternativi ma siano utilmente complementari.
Dal punto di vista dell'evoluzione delle dinamiche interne in Perù, rappresenta ad ogni modo un segnale incoraggiante il fatto che la questione della reintroduzione della pena di morte si trovi attualmente, come ho avuto modo di illustrare nella mia introduzione, in una fase di stallo e che possa finire con l'essere, come noi auspichiamo, accantonata. L'Italia continuerà ad ogni modo a seguire con la massima attenzione l'evoluzione del dibattito in Perù, e si adopererà con determinazione per evitare che Lima imbocchi una strada in assoluta controtendenza rispetto all'evoluzione del quadro giuridico internazionale in materia di difesa dei diritti umani”.
— FONTI
- (Fonti: Camera.it, 31/01/2007)
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