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SUDAN

Il Segretariato Internazionale dell'OMCT (Organizzazione...

Il Segretariato Internazionale dell'OMCT (Organizzazione mondiale contro la tortura) ha ricevuto dall'organizzazione sudanese membro, informazioni sui nomi di 14 prigionieri accusati di rapina a mano armata condannati a morte dalla Corte speciale n°1 di

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Il Segretariato Internazionale dell'OMCT (Organizzazione mondiale contro la tortura) ha ricevuto dall'organizzazione sudanese membro, informazioni sui nomi di 14 prigionieri accusati di rapina a mano armata condannati a morte dalla Corte speciale n�1 di Niyala in base all'articolo 168 del codice penale del 1991.
In base alle informazioni, cinque dei detenuti sono stati condannati a morte per crocifissione l'8 maggio scorso. Gli accusati sono stati tenuti in isolamento prima del processo per 45 giorni e privati dell'assistenza legale. I cinque prigionieri sono Mohamed Abakar Haroun; Khaleel Tahir Bashier; Adam Abd Allah Mohamed; Ahmed Jouma Mohamed e Habieb Ali Abd Algadir.
Gli altri in attesa di esecuzione nel Darfur sono: Adam Musa Biraima e Adam Alzain Ismail, entrambi di Ed Da'ien, condannati a morte per impiccagione lo scorso 2 marzo; Abd Allah Wadai, 27 anni e Mohamed Abd Alrasoul Thabit, 23, di Shiariya, condannati all' impiccagione lo scorso 20 marzo; Mohamed abd Almahmoud Mohamed, 27, e Is'hag Abd Allah Mukhtar, 24 anni, di alban Jadeed, condannati lo scorso 10 marzo; Hafiz Suliman Yahya, 26 anni, e Hamad Mohamed Adam, 20, di Daleiba, condannati il 20 marzo e Dakhru Abd Allah Jouma, 28, di Niyala, condannato il 18 febbraio.
Si ha notizia di un'altra condanna a morte, ma la persona in attesa di esecuzione non � stata identificata.
Secondo il rapporto, nessuno dei detenuti ha beneficiato della difesa legale nel corso dei rispettivi processi. Gli avvocati dell'organizzazione sudanese contro la tortura hanno presentato appello al ministro della giustizia del distretto, ma si � ancora in attesa di un esito.
La Corte speciale, istituita in base alla legge sullo Stato di Emergenza del 1998 da parte dei governatori delle province del Darfur meridionale e settentrionale, si occupa dei reati di rapina a mano armata, dei crimini contro lo stato, e dei crimini di droga e di disturbo della quiete pubblica. Opera con due giudici militari ed uno civile.
Secondo quanto si � appreso, i giudici della Corte speciale n�1 di Niyala sono: Mokhtar Ibrahim Adam, l'ufficiale dell'esercito Ghorashi Mohamed Ahmed, e il funzionario di polizia Al fadil Mohamed Salih.
Gli avvocati non possono accedere alla Corte speciale, e gli imputati hanno diritto all'appello solo quando condannati a morte o all'amputazione. In queste circostanze, l'appello deve essere presentato entro 7 giorni dalla sentenza, al ministro di giustizia del distretto, cui spetta la decisione finale. Il ministro sudanese della giustizia ha ammesso pubblicamente che le Corti speciali non seguono corrette procedure giudiziarie.
L'OMCT ritiene che i diritti delle persone imputate nelle Corti speciali siano violati per il mancato rispetto delle giuste procedure e garanzie processuali riconosciute internazionalmente, e tra queste: il diritto ad essere processati da un tribunale imparziale, il diritto a presentare appello ad un tribunale indipendente, il diritto alla rappresentanza legale, e inoltre il fatto che imputati civili vengono processati in quella che di fatto � una corte militare.
Il Segretariato Internazionale dell'OMCT � preoccupato per l'integrit� fisica e psicologica dei 14 uomini di cui si � appresa la condanna a morte. L'OMCT � fortemente contraria alla pena di morte, in quanto forma estrema di trattamento crudele, inumano e degradante e violazione del diritto alla vita, come proclamato dalla Dichiarazione universale dei diritti umani e da altre convenzioni internazionali. Inoltre, l'OMCT � preoccupata per l'assenza delle condizioni per un giusto processo e che siano stati ignorati i diritti della difesa.
Tra il 15 e il 22 maggio, il Sudan ha impiccato 12 condannati per rapina a mano armata, e altri 15 hanno ricevuto condanne a morte e attendono l'esecuzione a Darfur, in Sudan.
FONTI
  • (Fonti: World Organization Against Torture, All Africa Global Media (AllAfrica.com), Africa News Service, 25/06/2002)