il giudice federale Sue L. Robinson ha riconosciuto ai detenuti...
il giudice federale Sue L. Robinson ha riconosciuto ai detenuti...
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il giudice federale Sue L. Robinson ha riconosciuto ai detenuti del braccio della morte che intendono appellarsi contro il metodo di esecuzione dell’iniezione letale il diritto alla “class action”, ossia un’azione legale collettiva. Nello specifico questo significa che una sospensione dell’esecuzione che era stata decisa nel maggio 2006 nei confronti di Robert Jackson, adesso si applica a tutti gli altri 15 condannati a morte del Delaware.
I rappresentanti della pubblica accusa si erano opposti a questa decisione sostenendo che, trattandosi di poche persone, gli avvocati potevano agevolmente far firmare ad ognuno di loro una richiesta di sospensione dell’esecuzione. La pubblica accusa ha inoltre tentato si sostenere che un provvedimento generalizzato avrebbe violato i diritti di quel detenuto che, eventualmente, avesse voluto accelerare la propria procedura di esecuzione. La giudice Robinson oggi, in una motivazione di 8 pagine, ha risposto che il provvedimento generalizzato ha il duplice vantaggio di far risparmiare energie e risorse al tribunale (un unico ricorso con 16 firmatari è meno dispendioso di 16 diversi ricorsi), ma anche di garantire il trattamento migliore per i detenuti. In realtà, hanno commentato i difensori, le esecuzioni erano di fatto già bloccate dal maggio dell’anno scorso. Infatti, per sospendere una eventuale esecuzione tutto quello che un difensore avrebbe dovuto fare era copiare il ricorso già presentato da Jackson, e accolto dalla Robinson. Ora però la situazione è ufficiale.
Il Delaware non ha messo in calendario nessuna esecuzione nel periodo successivo alla decisione della giudice Robinson del maggio 2006.
I rappresentanti della pubblica accusa si erano opposti a questa decisione sostenendo che, trattandosi di poche persone, gli avvocati potevano agevolmente far firmare ad ognuno di loro una richiesta di sospensione dell’esecuzione. La pubblica accusa ha inoltre tentato si sostenere che un provvedimento generalizzato avrebbe violato i diritti di quel detenuto che, eventualmente, avesse voluto accelerare la propria procedura di esecuzione. La giudice Robinson oggi, in una motivazione di 8 pagine, ha risposto che il provvedimento generalizzato ha il duplice vantaggio di far risparmiare energie e risorse al tribunale (un unico ricorso con 16 firmatari è meno dispendioso di 16 diversi ricorsi), ma anche di garantire il trattamento migliore per i detenuti. In realtà, hanno commentato i difensori, le esecuzioni erano di fatto già bloccate dal maggio dell’anno scorso. Infatti, per sospendere una eventuale esecuzione tutto quello che un difensore avrebbe dovuto fare era copiare il ricorso già presentato da Jackson, e accolto dalla Robinson. Ora però la situazione è ufficiale.
Il Delaware non ha messo in calendario nessuna esecuzione nel periodo successivo alla decisione della giudice Robinson del maggio 2006.
— FONTI
- (Fonti: The News Journal, WGMD News, International Herald Tribune, 23/02/2007)
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