Il Falun Gong ha accusato le autorità del Campo di...
Il Falun Gong ha accusato le autorità del Campo di Lavoro di Wanjia, di aver torturato a morte quindici donne praticanti del Falun Gong e tentato di coprire l'accaduto in ogni modo
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Il Falun Gong ha accusato le autorità del Campo di Lavoro di Wanjia, di aver torturato a morte quindici donne praticanti del Falun Gong e tentato di coprire l'accaduto in ogni modo.
Le morti sono avvenute il 20 giugno scorso nel campo di lavoro situato nella città di Harbin, provincia di Heilongjiang.
Il gruppo ha detto che secondo "fonti affidabili" le donne determinate a continuare la pratica del Falun Gong erano soggette a "torture disumane". Le autorità del campo hanno detto che le donne "avevano commesso un suicidio di massa impiccandosi". Ma il Falun Gong fa notare che tutti i praticanti rinchiusi nel campo di lavoro sono sorvegliati da vicino, per impedire loro di praticare gli esercizi o di studiare la Dafa. Alcuni convinti praticanti sono addirittura sorvegliati 24 ore al giorno. Inoltre, c'è un sistema di monitoraggio televisivo e, per prevenire incidenti, nelle celle ci sono solo i letti. Non c'è modo di trovare un posto dove legare una corda, per non parlare di un posto dove potersi impiccare.
Tra le persone morte di cui si conosce l'identità vi sono: Zhang Yulan, Shao Ying, Zhao Yayun e Li Xiuqin. Altre due praticanti del distretto di Lishu sono state torturate a morte. Rimangono di loro le cassette delle ceneri, ma dato che il campo di lavoro controlla strettamente la diffusione di notizie e che alcuni familiari hanno timore di ulteriori persecuzioni, è molto difficile ottenere dettagli e chiarimenti.
Le fonti d'informazione governative si sono preoccupate molto della possibile diffusione di qualsiasi notizia sull'incidente tant'è che, dopo il 20 di giugno, funzionari del governo centrale e locale che si erano recati a Wanjia per un'ispezione, non sono più potuti tornare a casa e sono stati obbligati a consegnare i loro telefoni cellulari e i segnalatori di chiamata. I telefoni sono stati sigillati per assicurarsi che nessuna informazione potesse filtrare all'esterno e nessuna visita è stata più permessa.
Ai familiari è stato chiesto di firmare delle dichiarazioni attestanti che le morti non avevano niente a che fare con il campo di lavoro e sono stati invitati con insistenza a cremare i corpi il più presto possibile.
Il Falun Gong ha riportato 224 persone morte in stato di custodia da quando la Cina ha lanciato un'offensiva contro i seguaci del gruppo due anni fa. Fonti indipendenti parlano di almeno 100 morti.
Le morti sono avvenute il 20 giugno scorso nel campo di lavoro situato nella città di Harbin, provincia di Heilongjiang.
Il gruppo ha detto che secondo "fonti affidabili" le donne determinate a continuare la pratica del Falun Gong erano soggette a "torture disumane". Le autorità del campo hanno detto che le donne "avevano commesso un suicidio di massa impiccandosi". Ma il Falun Gong fa notare che tutti i praticanti rinchiusi nel campo di lavoro sono sorvegliati da vicino, per impedire loro di praticare gli esercizi o di studiare la Dafa. Alcuni convinti praticanti sono addirittura sorvegliati 24 ore al giorno. Inoltre, c'è un sistema di monitoraggio televisivo e, per prevenire incidenti, nelle celle ci sono solo i letti. Non c'è modo di trovare un posto dove legare una corda, per non parlare di un posto dove potersi impiccare.
Tra le persone morte di cui si conosce l'identità vi sono: Zhang Yulan, Shao Ying, Zhao Yayun e Li Xiuqin. Altre due praticanti del distretto di Lishu sono state torturate a morte. Rimangono di loro le cassette delle ceneri, ma dato che il campo di lavoro controlla strettamente la diffusione di notizie e che alcuni familiari hanno timore di ulteriori persecuzioni, è molto difficile ottenere dettagli e chiarimenti.
Le fonti d'informazione governative si sono preoccupate molto della possibile diffusione di qualsiasi notizia sull'incidente tant'è che, dopo il 20 di giugno, funzionari del governo centrale e locale che si erano recati a Wanjia per un'ispezione, non sono più potuti tornare a casa e sono stati obbligati a consegnare i loro telefoni cellulari e i segnalatori di chiamata. I telefoni sono stati sigillati per assicurarsi che nessuna informazione potesse filtrare all'esterno e nessuna visita è stata più permessa.
Ai familiari è stato chiesto di firmare delle dichiarazioni attestanti che le morti non avevano niente a che fare con il campo di lavoro e sono stati invitati con insistenza a cremare i corpi il più presto possibile.
Il Falun Gong ha riportato 224 persone morte in stato di custodia da quando la Cina ha lanciato un'offensiva contro i seguaci del gruppo due anni fa. Fonti indipendenti parlano di almeno 100 morti.
— FONTI
- (Fonti: Falun Gong, 03/07/2001, CNN 21/06/2001)
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