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ALGERIA

Il Codice Penale prevede l'applicazione della pena...

Il Codice Penale prevede l'applicazione della pena di morte per reati gravi, tra cui: tradimento e spionaggio, tentativi di rovesciare il regime o atti di istigazione, distruzione del territorio, sabotaggio di servizi pubblici o dell'economia, massacri e

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Il Codice Penale prevede l'applicazione della pena di morte per reati gravi, tra cui: tradimento e spionaggio, tentativi di rovesciare il regime o atti di istigazione, distruzione del territorio, sabotaggio di servizi pubblici o dell'economia, massacri e stragi, partecipazione a bande armate o a movimenti insurrezionali, falsificazione, omicidio, torture o crudeltà, rapimento di bambini e furto aggravato. Gli eventi politici del 1991/92, culminati nell'annullamento del voto dopo la vittoria elettorale del Fronte Islamico e le successive azioni terroristiche hanno portato a dichiarare lo stato d'emergenza e a introdurre leggi speciali nel settembre del 1992 (decreto anti terrorismo) allargando l'applicazione della pena di morte. Questo decreto speciale è stato quasi totalmente ripreso nella legge ordinaria del 1995 attualmente in vigore. L'ex Presidente Liamine Zeroual aveva dichiarato una moratoria delle esecuzioni nel 1993. Da allora non ci sono più state esecuzioni. Il 15 aprile 1999, Abdelaziz Bouteflika è stato eletto Presidente dell'Algeria. Dopo 7 anni di guerra civile, 100.000 omicidi, centinaia di persone scomparse, disoccupazione e difficoltà istituzionali, il nuovo Presidente ha lanciato una politica di riconciliazione. Nel giugno 1999, allo scopo di incoraggiare la riconciliazione civile dopo 7 anni di spargimenti di sangue, il Parlamento algerino ha approvato una legge che riduce le pene detentive dei membri dei gruppi islamici fondamentalisti. La legge prevede la riduzione di pena per chi non abbia commesso omicidi per sei mesi, e sia disposto a testimoniare contro i complici. Il mese successivo il Presidente Abdelaziz Bouteflika ha graziato migliaia di fondamentalisti, nel solco della nuova legge sulla riconciliazione nazionale che è stata approvata a settembre con l'84,96% di voti favorevoli in un referendum popolare.