Il Codice Penale impone la pena di morte per omicidio,...
Il Codice Penale impone la pena di morte per omicidio...
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In Malesia sono considerati reati capitali omicidio, atti di terrorismo, tradimento, sequestro di persona, stupro, traffico di droga e possesso illegale di armi da fuoco.
Il Codice Penale (Art. 302) impone la pena di morte obbligatoria in caso di omicidio. La Malesia applica la pena di morte obbligatoria anche per terrorismo e avvelenamento di riserve d’acqua che causino la morte.
La Legge sulle Droghe Pericolose del 1952 prevede obbligatoriamente la pena di morte in caso di possesso e spaccio. Il possesso di 200 grammi di cannabis è sufficiente per beccarsi 20 anni di carcere, mentre per il traffico è prevista la condanna a morte.
La Legge sul Sequestro di Persona del 1961 prevede che “il responsabile di sequestri di persona deve essere condannato a morte o all’ergastolo e, se condannato a morte, è anche passibile di fustigazione”.
Nel gennaio 2003 è stata introdotta la pena di morte obbligatoria per stupro che causi la morte delle vittime e per incesto.
Il 6 marzo 2007, è entrato in vigore in Malesia l’emendamento al codice penale che prevede la condanna a morte obbligatoria per atti terroristici che provocano morti. Fornire a terroristi ordigni, addestramento, attrezzature di vario genere e soldi, così come offrirgli rifugio e nascondere intenzionalmente informazioni sul loro conto, viene considerato atto terroristico. In relazione a queste tipologie di reato, la polizia può procedere ad arresti senza mandato, non è inoltre possibile il rilascio su cauzione. Nel caso in cui l’azione terroristica non causi morti, la nuova legge prevede la detenzione da 7 a 30 anni.
Le Alti Corti della Malesia giudicano solo casi capitali. Dopo la condanna a morte emessa dall’Alta Corte, un ricorso viene esaminato dalla Corte d’Appello e, in caso venga respinto, dalla Corte Federale. Se viene ancora respinto, un condannato può infine rivolgersi alla Commissione Statale per la Grazia. Solo il Re ha il potere di commutare le condanne a morte.
Dopo la sentenza dell’Alta Corte, normalmente passano due anni prima dell’esecuzione. Comunque, alcuni casi possono durare anche dieci anni per la serie di ricorsi presentati dai condannati. Secondo notizie pubblicate di recente dal quotidiano New Straits Times, alcuni detenuti condannati per omicidio, traffico di droga e possesso illegale di armi da fuoco hanno atteso in carcere dai 10 ai 22 anni.
Il 3 febbraio 2005, è stato reso noto che la Malesia ha giustiziato 358 persone tramite impiccagione negli ultimi 24 anni. Molti di loro erano stati condannati per droga. I dati sono stati forniti dal Primo Ministro Abdullah Ahmad Badawi, in risposta a una interrogazione parlamentare del leader dell’opposizione Lim Kit Siang. Dodici esecuzioni sono state effettuate in base alla Legge sulla Sicurezza Nazionale. In base ai dati, gli stranieri impiccati sono stati 50, di cui 46 per reati di droga.
Nel gennaio 2008, l’organizzazione non governativa “Malaysians Against Death Penalty” ha stimato in circa 300 i detenuti nel braccio della morte, la maggior parte dei quali per droga.
L’esecuzione di sentenze capitali è avvolta dal segreto: le date delle esecuzioni non sono riportate nè sono resi pubblici particolari su coloro i quali sono stati o saranno giustiziati.
In base alle leggi e alla procedure in vigore in Malesia, le persone arrestate non hanno nell’immediato nessun accesso agli avvocati, nessun diritto a fare una telefonata né a una piena conoscenza degli atti preliminari del caso.
Nel 2006 c’è stata un’esecuzione, prima d’allora le ultime esecuzioni erano state effettuate il 27 dicembre 2002, quando tre uomini erano stati impiccati lo stesso giorno nella prigione centrale di Kajang. Un’altra persona era stata impiccata a gennaio dello stesso anno. Nel 2008, risulta sia stata effettuata almeno una esecuzione. E’ possibile che siano state effettuate esecuzioni anche nel 2009 anche se non risultano conferme ufficiali.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Malesia ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
Il Codice Penale (Art. 302) impone la pena di morte obbligatoria in caso di omicidio. La Malesia applica la pena di morte obbligatoria anche per terrorismo e avvelenamento di riserve d’acqua che causino la morte.
La Legge sulle Droghe Pericolose del 1952 prevede obbligatoriamente la pena di morte in caso di possesso e spaccio. Il possesso di 200 grammi di cannabis è sufficiente per beccarsi 20 anni di carcere, mentre per il traffico è prevista la condanna a morte.
La Legge sul Sequestro di Persona del 1961 prevede che “il responsabile di sequestri di persona deve essere condannato a morte o all’ergastolo e, se condannato a morte, è anche passibile di fustigazione”.
Nel gennaio 2003 è stata introdotta la pena di morte obbligatoria per stupro che causi la morte delle vittime e per incesto.
Il 6 marzo 2007, è entrato in vigore in Malesia l’emendamento al codice penale che prevede la condanna a morte obbligatoria per atti terroristici che provocano morti. Fornire a terroristi ordigni, addestramento, attrezzature di vario genere e soldi, così come offrirgli rifugio e nascondere intenzionalmente informazioni sul loro conto, viene considerato atto terroristico. In relazione a queste tipologie di reato, la polizia può procedere ad arresti senza mandato, non è inoltre possibile il rilascio su cauzione. Nel caso in cui l’azione terroristica non causi morti, la nuova legge prevede la detenzione da 7 a 30 anni.
Le Alti Corti della Malesia giudicano solo casi capitali. Dopo la condanna a morte emessa dall’Alta Corte, un ricorso viene esaminato dalla Corte d’Appello e, in caso venga respinto, dalla Corte Federale. Se viene ancora respinto, un condannato può infine rivolgersi alla Commissione Statale per la Grazia. Solo il Re ha il potere di commutare le condanne a morte.
Dopo la sentenza dell’Alta Corte, normalmente passano due anni prima dell’esecuzione. Comunque, alcuni casi possono durare anche dieci anni per la serie di ricorsi presentati dai condannati. Secondo notizie pubblicate di recente dal quotidiano New Straits Times, alcuni detenuti condannati per omicidio, traffico di droga e possesso illegale di armi da fuoco hanno atteso in carcere dai 10 ai 22 anni.
Il 3 febbraio 2005, è stato reso noto che la Malesia ha giustiziato 358 persone tramite impiccagione negli ultimi 24 anni. Molti di loro erano stati condannati per droga. I dati sono stati forniti dal Primo Ministro Abdullah Ahmad Badawi, in risposta a una interrogazione parlamentare del leader dell’opposizione Lim Kit Siang. Dodici esecuzioni sono state effettuate in base alla Legge sulla Sicurezza Nazionale. In base ai dati, gli stranieri impiccati sono stati 50, di cui 46 per reati di droga.
Nel gennaio 2008, l’organizzazione non governativa “Malaysians Against Death Penalty” ha stimato in circa 300 i detenuti nel braccio della morte, la maggior parte dei quali per droga.
L’esecuzione di sentenze capitali è avvolta dal segreto: le date delle esecuzioni non sono riportate nè sono resi pubblici particolari su coloro i quali sono stati o saranno giustiziati.
In base alle leggi e alla procedure in vigore in Malesia, le persone arrestate non hanno nell’immediato nessun accesso agli avvocati, nessun diritto a fare una telefonata né a una piena conoscenza degli atti preliminari del caso.
Nel 2006 c’è stata un’esecuzione, prima d’allora le ultime esecuzioni erano state effettuate il 27 dicembre 2002, quando tre uomini erano stati impiccati lo stesso giorno nella prigione centrale di Kajang. Un’altra persona era stata impiccata a gennaio dello stesso anno. Nel 2008, risulta sia stata effettuata almeno una esecuzione. E’ possibile che siano state effettuate esecuzioni anche nel 2009 anche se non risultano conferme ufficiali.
Il 18 dicembre 2008 e il 21 dicembre 2010 la Malesia ha votato contro la risoluzione per una moratoria delle esecuzioni capitali all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite.
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